Sono circa 5,3 milioni gli italiani alle prese con una forma di povertà spesso nascosta, che è la povertà energetica. Si tratta, come dice la Cgia Mestre che ha messo il faro su questa piaga, di 2,4 milioni di famiglie. L’analisi non contempla i costi delle famiglie per l’acquisto dei carburanti per auto e moto. I dati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA sono stati tratti da fonti Istat e OIPE, ovvero Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica.
Ma cosa si intende per povertà energetica? Secondo quanto stabilito dall’OIPE, una famiglia si trova in questa condizione nel momento in cui non riesca ad accedere a servizi energetici essenziali, vale a dire riscaldamento, raffrescamento, illuminazione ,uso degli elettrodomestici, a un costo sostenibile rispetto al proprio reddito. Si tratta di un fenomeno complesso che emerge dall’interazione tra tra vulnerabilità economica, qualità dell’abitazione e livelli dei prezzi energetici.
Per fare alcuni esempi, come l’Ufficio Studi della Cgia esemplifica, in primo piano troviamo le famiglie che sostengono una spesa energetica eccessivamente elevata rispetto al reddito disponibile, esempio che ingloba una buona parte dei cosiddetti working poors, ovvero lavoratori che pur percependo un reddito, hanno salari troppo bassi per poter accedere a uno stile di vita dignitoso. In questo caso, sempre a causa del basso reddito, la situazione è spesso complicato dallo stato delle abitazioni, solitamente poco efficienti per quanto riguarda il risparmio energetico, come edifici mal isolati o dotati di impianti obsoleti. Tutti fattori che aumentano il costo delle bollette, che divorano una quota molto alta dello scarso reddito. Da qui alla seconda fase i passo è breve: per risparmiare, le famiglie rinunciano ai servizi essenziali. Ciò significa non usare il riscaldamento in inverno, lasciando stare il raffrescamento estivo, spesso neppure contemplato negli impianti. Uno stato che è stato definito di“deprivazione nascosta” , una condizione che spesso sfugge, poiché è difficilmente interpretabile con i soli dati di spesa. E’ quello che si chiama“sottoconsumo energetico”.
Il terzo passo, questo sì evidente, è la difficoltà a pagare le bollette. Un vortice che partendo dai ritardi sempre più accumulati, porta la famiglie al rischio e poi all’effettivo distacco delle forniture. Una situazione che diventa ambientale, in quanto coinvolge anche la possibilità di mantenere la condizione abitativa generale adeguata, con tanto di temperatura confortevole, ambiente salubre (la mancanza di riscaldamento ma anche le condizioni generali delle strutture possono far insorgere problemi di umidità, muffe, ecc). Queste situazioni di deprivazione nascosta per quanto riguarda l’energia colpiscono in particolare, secondo la ricerca della Cgia, anziani soli, famiglie numerose e nuclei con redditi instabili.
Sul piano nazionale, le criticità sono particolarmente visibili nel Sud, in Puglia. come si evince dai numeri. In questa regione infatti si trovano oltre 302.500 famiglie in difficoltà, per un totale di quasi 700.000 persone. Numeri che fanno emergere un rapporto su 100 famiglie, di 18 che vivono in questa condizione. Dopo la Puglia è la Calabria a segnalarsi, con più di143.400 famiglie coinvolte (oltre 318.000 persone), seguita dal Molise, dove le famiglie in difficoltà sono 22.650, quasi 49.000 persone. I dati territoriali meno pesanti riguardano leMarche, il Friuli Venezia Giulia e il Lazio. I dati, come sottolinea la CGIA, si riferiscono al 2024.
La precisazione temporale, alla luce degli ultimi sviluppi delle guerre in Medio Oriente, è particolarmente azzeccata. Infatti, i rincari dell’energia elettrica e gas registrati negli ultimi 40 giorni dopo lo scoppio del conflitto in Iran, rischiano di dare una ulteriore spinta all’aumento generalizzato della povertà energetica in tutto il Paese. Del resto, segnala la Cgia, l’ andamento negativo potrebbe essersi già consolidato nel 2025: rispetto all’anno precedente, dal momento che i prezzi del gas e dell’energia elettrica sono cresciuti rispettivamente del 6,3 e del 6,7 %. Va da sé che l’andamento della guerra iraniana con le conseguenze sul gas naturale e sull’energia elettrica non potranno che peggiorare la situazione, in particolare per quanto riguarda le famiglie più fragili.
L’Ufficio Studi della Cgia di Mestre apre una riflessione particolare per le attività di artigiani e commercianti, ricordando che il nostro tessuto nazionale vede il 70% di artigiani e commercianti lavorare da solo, senza dipendenti né collaboratori familiari. Una fascia diffusa che negli ultimi tempi ha subito gravi colpi dal rincaro delle bollette dell’energia.” Il problema principale è che molti di loro si trovano a pagare due volte il caro bollette – sottolineano i ricercatori – da una parte, come utenti domestici, devono far fronte alle spese più alte per luce e gas nelle proprie abitazioni. Dall’altra, come imprenditori, sostengono costi ancora
maggiori per mantenere attiva la propria attività. Tenere accese le luci, riscaldare un laboratorio in inverno o raffrescare un negozio in estate sono necessità quotidiane, non rinviabili. Spese che, con l’aumento dei prezzi energetici, incidono sempre di più sui margini già ridotti di queste attività”. La situazione finale è uno schiacciamento economico della piccola o microimpresa, che deve ridurre i consumi rinunciando nel contempo a investimenti pur di riuscire a sostenere i costi.
Infine, l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre ha costruito una mappa territoriale riguardo i rincari prevedibili più pesanti delle bollette di luce e gas per l’anno in corso, per quanto riguarda il prelievo aggiuntivo sui bilanci delle famiglie italiane. La stima è di 5,4 miliardi di euro, che
si colloca a 6,6 se il confronto viene eseguito rispetto al 2024. A subire l’aggravio più pesante, la Lombardia che in termini assoluti subisce un rincaro, rispetto al 2025,pari a 1,1 miliardi di euro. Secondo il Veneto con +557 milioni, a seguire l’Emilia Romagna con +519 e il
Lazio con +453. La Basilicata con +45 milioni di euro, il Molise con +25 e la Valle d’Aosta con +10 sono il terzetto di coda.