Papa Francesco e l’IA: il rischio che alimenti il “paradigma tecnocratico”

Un’esortazione costante e incalzante a recuperare il senso del limite

È stato il Papa degli ultimi, dell’esortazione alla pace e all’integrazione. Fedele al Vangelo nei richiami alla necessità dell’equità sociale, del diritto al lavoro, immerso in una modernità sollecitata al cambiamento, dentro e fuori le mura vaticane. E in questo suo ancoraggio al tempo, Papa Francesco si è confrontato anche con il grande tema dell’innovazione tecnologica, con un’esortazione costante e incalzante: il recupero del senso del limite.

C’è una data precisa a cui si può far riferimento per delineare l’impegno di Papa Francesco sui temi dell’innovazione tecnologica. È il 28 febbraio 2020, quando si tiene un appuntamento organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita, intitolato: “Per un’Intelligenza Artificiale umanistica”. Tra i partecipanti ci sono Brad Smith, presidente di Microsoft, e John Kelly III, vicedirettore esecutivo di Ibm. Proprio Microsoft e Ibm sono i primi firmatari di ‘Call for Ethics’, la Carta promossa dal Vaticano che vuole aiutare le aziende in un percorso di valutazione degli effetti delle tecnologie collegate all’intelligenza artificiale, dei rischi che comportano, di possibili vie di regolamentazione, anche sul piano educativo. Spiegò Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita: “Siamo impegnati in questo settore perché con lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale il rischio è che l’accesso e l’elaborazione diventino selettivamente riservate alle grandi holding economiche, ai sistemi di pubblica sicurezza, agli attori della governance politica. In altri termini, è in gioco l’equità nella ricerca di informazioni o nel mantenere i contatti con gli altri, se la sofisticazione dei servizi sarà automaticamente sottratta a chi non appartiene a gruppi privilegiati o non dispone di particolari competenze”.

L’evento cadde nel momento in cui il mondo sprofondava nell’abisso della pandemia da Covid. La portata epocale di quelle riflessioni si perse nel dedalo terribile della conta dei morti. Eppure, Papa Francesco pronunciò parole che ancora oggi restano scolpite in quella sorta di crocevia della storia che è l’evoluzione della tecnologia digitale: “Il rapporto tra l’apporto propriamente umano e il calcolo automatico disse il Pontefice – va studiato bene perché non sempre è facile prevederne gli effetti e definirne le responsabilità. Le nuove tecnologie – affermò – non sono strumenti neutrali e per la loro stessa natura arrivano a rendere labili confini finora considerati ben distinguibili: tra materia inorganica e organica, tra reale e virtuale, tra identità stabili ed eventi in continua relazione tra loro. L’epoca digitale – osservava il Pontefice oltre cinque anni fa – cambia la percezione dello spazio, del tempo e del corpo, mentre l’omologazione si afferma come criterio prevalente di aggregazione, cosicché riconoscere e apprezzare la differenza diventa sempre più difficile. A livello socioeconomico – sottolineò Francesco – emerge il profilo di utenti sono spesso ridotti a ‘consumatori’, asserviti a interessi privati concentrati nelle mani di pochi”.

Anche sul fronte del rapporto con la tecnologia Papa Francesco cercava, dunque, di diffondere un messaggio di equilibrio e di equità per non aumentare le disparità già profonde: “Dalle tracce digitali disseminate in internet – disse in quell’occasione il Pontefice – gli algoritmi estraggono dati che consentono di controllare abitudini mentali e relazionali, per fini commerciali o politici, spesso a nostra insaputa. Questa asimmetria, per cui alcuni pochi sanno tutto di noi, mentre noi non sappiamo nulla di loro, intorpidisce il pensiero critico e l’esercizio consapevole della libertà. Le disuguaglianze si amplificano a dismisura, la conoscenza e la ricchezza si accumulano in poche mani, con gravi rischi per le società democratiche”.

Francesco sottolineò l’importanza dell’’“algor-etica” come “un ponte in grado di “far sì che i principi si inscrivano concretamente nelle tecnologie digitali, attraverso un effettivo dialogo transdisciplinare. Nel momento presente, peraltro, sembra necessaria una riflessione aggiornata sui diritti e i doveri in questo ambito. Infatti, la profondità e l’accelerazione delle trasformazioni dell’era digitale sollevano inattese problematiche, che impongono nuove condizioni all’ethos individuale e collettivo. Certamente la Call che oggi avete firmato – concluse il suo intervento all’iniziativa della Pontifica Accademia – è un passo importante in questa direzione, con le tre fondamentali coordinate su cui camminare: l’etica, l’educazione e il diritto”.

In realtà, passata la parentesi dolorosissima della pandemia, la tecnologia digitale ha continuato a correre verso obiettivi comprensibili solo ad una ristretta casta di tecnocrati. Dall’alto delle loro conoscenze, dedite a format esclusivi di scambio di esperienze chiusi o poco comprensibili al resto del mondo inconsapevole, per niente inclini a quell’attività educativa a cui Papa Francesco le aveva esortate, le nuove élite della tecnologia digitale hanno determinato la sconfinata ricchezza di poche big tech, la scarsa comprensione dei processi in atto da parte dell’umanità, il confinamento della democrazia entro recinti in cui ad affermarsi sono in realtà fake news e manipolazioni determinando esiti come la Brexit o i successi di Donald Trump. E infine, l’affermazione dell’hyperwar, la guerra fatta sulla base degli algoritmi dell’intelligenza artificiale

Alla fine del 2022, si accende l’attenzione popolare sull’IA grazie a Chat GPT, primo modello di intelligenza artificiale generativa. Ne consegue una corsa affannosa alle regole contraddistinta da una scarsa riflessione condivisa. Papa Francesco torna a far sentire la sua voce su questi temi il 1° gennaio 2024, in occasione della 57esima Giornata Mondiale della Pace, con la sua lettera “Intelligenza Artificiale e pace”, in cui lega due grandi eventi epocali: l’avvento dell’Intelligenza Artificiale e le guerre in cui il mondo si trova drammaticamente immerso.

Scrive: “Le macchine “intelligenti” possono svolgere i compiti loro assegnati con sempre maggiore efficienza, ma lo scopo e il significato delle loro operazioni continueranno a essere determinati o abilitati da esseri umani in possesso di un proprio universo di valori. Il rischio è che i criteri alla base di certe scelte diventino meno chiari, che la responsabilità decisionale venga nascosta e che i produttori possano sottrarsi all’obbligo di agire per il bene della comunità. In un certo senso, ciò è favorito dal sistema tecnocratico, che allea l’economia con la tecnologia e privilegia il criterio dell’efficienza, tendendo a ignorare tutto ciò che non è legato ai suoi interessi immediati. Questo deve farci riflettere su un aspetto tanto spesso trascurato nella mentalità attuale, tecnocratica ed efficientista, quanto decisivo per lo sviluppo personale e sociale: il senso del limite. L’intelligenza artificiale dovrebbe essere al servizio del migliore potenziale umano e delle nostre più alte aspirazioni, non in competizione con essi” scrive il Pontefice invitando a recuperare “il senso del limite”, pena il rischio, per l’essere umano, di cadere nella spirale di una dittatura tecnologica”.

Il Papa torna a far sentire la sua voce sul tema dell’innovazione digitale, nel maggio 2024, con il documento diffuso in occasione della Giornata delle Comunicazioni Sociali: “Della prima ondata di intelligenza artificiale, quella dei social media, abbiamo già compreso l’ambivalenza – scrive Papa Francesco – toccandone con mano, accanto alle opportunità, anche i rischi e le patologie. Il secondo livello di intelligenze artificiali generative segna un indiscutibile salto qualitativo. È importante quindi avere la possibilità di comprendere, capire e regolamentare strumenti che nelle mani sbagliate potrebbero aprire scenari negativi. Come ogni altra cosa uscita dalla mente e dalle mani dell’uomo, anche gli algoritmi non sono neutri. Perciò è necessario agire preventivamente, proponendo modelli di regolamentazione etica per arginare– sottolinea il Pontefice – i risvolti dannosi e discriminatori, socialmente ingiusti, dei sistemi di intelligenza artificiale e per contrastare il loro utilizzo nella riduzione del pluralismo, nella polarizzazione dell’opinione pubblica o nella costruzione di un pensiero unico”. Visto il tema specifico della Giornata della Comunicazioni Sociali, il Pontefice dedica anche una riflessione specifica alla professione giornalistica, alle prese con la sfida dell’Intelligenza Artificiale Generativa: “L’uso dell’intelligenza artificiale potrà contribuire positivamente nel campo della comunicazione, se non annullerà il ruolo del giornalismo sul campo, ma al contrario lo affiancherà; se valorizzerà le professionalità della comunicazione, responsabilizzando ogni comunicatore; se restituirà ad ogni essere umano il ruolo di soggetto, con capacità critica, della comunicazione stessa”.

Papa Francesco elenca poi una serie di domande epocali sul fronte dei media: “Dalle risposte a questi e ad altri interrogativi – conclude il Pontefice – capiremo se l’intelligenza artificiale finirà per costruire nuove caste basate sul dominio informativo, generando nuove forme di sfruttamento e di diseguaglianza; oppure se, al contrario, porterà più eguaglianza, promuovendo una corretta informazione e una maggiore consapevolezza del passaggio di epoca che stiamo attraversando, favorendo l’ascolto dei molteplici bisogni delle persone e dei popoli, in un sistema di informazione articolato e pluralista. Il bivio è di quelli che indirizzano la storia dell’uomo in un senso o nell’altro: verso il progresso o verso la piattezza”.

Ma il momento forse più alto in cui Papa Francesco cerca di diffondere un messaggio evangelico applicato alla diffusione delle nuove tecnologie è rappresentato dalla sua partecipazione al G7 sull’Intelligenza Artificiale. È il 14 giugno 2024. I rappresentanti dei Governi dei Paesi più evoluti al mondo sono riuniti a Borgo Ignazia, in Puglia. Francesco è seduto in mezzo a loro, per lanciare una sorta di appello: “E’ urgente che la politica faccia buon uso dell’intelligenza artificiale”. Il suo discorso rimane il contributo più alto che un leader mondiale abbia espresso in merito al rapporto tra l’uomo e le “macchine sapienti”. “Non possiamo nascondere – disse Papa Francesco –il rischio concreto, poiché insito nel suo meccanismo fondamentale, che l’intelligenza artificiale limiti la visione del mondo a realtà esprimibili in numeri e racchiuse in categorie preconfezionate, estromettendo l’apporto di altre forme di verità e imponendo modelli antropologici, socio-economici e culturali uniformi – disse Papa Francesco – Il paradigma tecnologico incarnato dall’intelligenza artificiale rischia allora di fare spazio a un paradigma ben più pericoloso, che ho già identificato con il nome di “paradigma tecnocratico”. Non possiamo permettere a uno strumento così potente e così indispensabile come l’intelligenza artificiale di rinforzare un tale paradigma, ma anzi, dobbiamo fare dell’intelligenza artificiale un baluardo proprio contro la sua espansione”.

Il messaggio che lascia al mondo il Pontefice, mentre è in corso una battaglia geopolitica basata proprio sul controllo dell’innovazione digitale, anche sul tema dell’intelligenza artificiale si connota di due elementi fondamentali: la speranza in un progresso equo e la responsabilità dell’uomo per affermarlo. E senza Papa Francesco, il suo monito appare di ben più difficile realizzazione.

Foto: il Papa al G7 sull’intelligenza artificiale

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