Quando Peter Thiel decide di trasferire parte della propria vita a Buenos Aires, raramente si tratta soltanto di una scelta immobiliare. E quando, nello stesso periodo, Javier Milei propone di creare un quadro giuridico per organizzazioni governate da agenti di intelligenza artificiale, la coincidenza difficilmente passa inosservata.
Nessuno può affermare che le due vicende siano direttamente collegate. Tuttavia entrambe sembrano inserirsi nello stesso contesto: il tentativo dell’Argentina di costruire un posizionamento internazionale fondato non soltanto sulla liberalizzazione economica, ma anche sulla sperimentazione istituzionale.
La crescente presenza di Thiel nel Paese è stata inizialmente interpretata attraverso categorie familiari: investimenti, opportunità economiche, interesse per un mercato in trasformazione. Eppure il fondatore di PayPal e Palantir occupa una posizione particolare all’interno dell’ecosistema tecnologico globale. Da anni sostiene che il progresso tecnologico sia spesso limitato da strutture normative progettate per una realtà economica precedente e che le istituzioni debbano evolvere con la stessa velocità delle tecnologie che intendono governare.
Questa impostazione trova alcuni punti di contatto con la visione espressa da Milei in un recente intervento dedicato all’intelligenza artificiale. Il presidente argentino parte da una considerazione storica: le grandi trasformazioni economiche non sono state generate esclusivamente da innovazioni tecniche, ma anche dall’evoluzione delle istituzioni giuridiche che ne hanno consentito lo sviluppo.
Tra gli esempi citati figura la responsabilità limitata, uno dei meccanismi che hanno reso possibile la crescita delle moderne società di capitali separando il patrimonio dell’impresa da quello degli investitori. Nella lettura proposta da Milei, l’intelligenza artificiale potrebbe richiedere un adattamento analogo.
L’argomento nasce dall’emergere di sistemi sempre più autonomi. Gli algoritmi vengono già utilizzati per allocare risorse, ottimizzare processi, effettuare valutazioni finanziarie, gestire infrastrutture e supportare decisioni operative. Con l’aumento della loro autonomia, anche le categorie giuridiche tradizionali iniziano a essere sottoposte a nuove pressioni.
Da questa premessa deriva l’ipotesi di introdurre forme organizzative pensate per attività economiche nelle quali gli agenti software svolgano una parte sostanziale delle funzioni oggi attribuite a dirigenti e amministratori.
La proposta, ancora priva di una traduzione legislativa compiuta, richiama una serie di questioni che stanno emergendo in numerose giurisdizioni. Se una decisione economica viene presa da un sistema autonomo, come deve essere attribuita la responsabilità? Quale ruolo mantengono gli investitori, gli sviluppatori e gli operatori umani? Quali tutele devono essere garantite ai soggetti eventualmente danneggiati?
Le risposte fornite nei diversi ordinamenti sono ancora in evoluzione. Alcuni osservatori ritengono che una disciplina troppo rigida possa limitare lo sviluppo di nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale. Altri sostengono che una riduzione eccessiva delle responsabilità possa creare incertezza giuridica e rendere più complessa la tutela dei terzi.
L’Argentina non è il solo Paese ad affrontare questi interrogativi. La particolarità della posizione assunta da Milei consiste nell’averli trasformati in un elemento della propria strategia economica e di attrazione degli investimenti.
In questo scenario, la presenza di figure come Peter Thiel appare particolarmente significativa. Non esistono elementi pubblici che consentano di attribuirgli un ruolo diretto nella definizione delle proposte avanzate dal governo argentino. La convergenza tra alcune delle idee sostenute dall’imprenditore americano e l’approccio adottato dall’amministrazione Milei rimane tuttavia evidente.
Entrambi condividono una visione favorevole alla sperimentazione istituzionale e una diffidenza nei confronti di sistemi regolatori considerati incapaci di adattarsi con sufficiente rapidità all’innovazione tecnologica. Stabilire se si tratti di influenza, affinità culturale o semplice convergenza di interessi è probabilmente meno importante del fatto che tali posizioni stiano trovando un terreno di espressione politica concreta.
Letti insieme, l’arrivo di Thiel a Buenos Aires e le iniziative del governo argentino contribuiscono a delineare l’immagine di un Paese che sta cercando di distinguersi nella competizione globale per attrarre capitale, imprese tecnologiche e talenti. Non attraverso incentivi fiscali o programmi industriali tradizionali, ma attraverso la disponibilità a mettere in discussione alcuni presupposti giuridici che hanno accompagnato l’economia digitale fino a oggi.
Se questo approccio produrrà un vantaggio competitivo duraturo o rimarrà un esperimento circoscritto è ancora presto per dirlo. Ciò che appare evidente è che la competizione internazionale legata all’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto la capacità di sviluppare nuove tecnologie. Sempre più spesso coinvolge anche le regole, le istituzioni e le forme organizzative all’interno delle quali tali tecnologie vengono impiegate.
In foto Javier Milei