Il punto cieco dell’AI: ascolto, conflitto creativo ed empatia incarnata

Nella comunicazione umana il significato emerge mentre la relazione si svolge

Nel suo articolo di pochi giorni fa  “Listen up: AI’s communication blind spot”, Haru Yamada sostiene che il limite più profondo dell’intelligenza artificiale non riguardi solo la qualità delle risposte, ma il fatto che i sistemi di AI operino soprattutto su ciò che è già leggibile, stabile e definito, mentre l’ascolto umano sa sostare nell’ambiguità, nell’esitazione e nel non ancora detto. In questa prospettiva, la comunicazione umana non coincide con il semplice scambio di informazioni: è anche il luogo in cui il significato emerge mentre la relazione si svolge.  

Questa intuizione può essere sviluppata ulteriormente mettendola in dialogo con Marianella Sclavi e Vittorio Gallese. Con linguaggi diversi, entrambi mostrano che capire l’altro non significa soltanto decodificare un messaggio, ma entrare in un processo in cui ascolto, corpo, conflitto e immaginazione hanno un ruolo decisivo.  

Per Sclavi, l’ascolto attivo, o meglio “pro-attivo”, comincia quando sospendiamo la tentazione di decidere subito se la posizione dell’altro sia giusta o sbagliata e ci chiediamo invece perché, dal suo punto di vista, essa appaia sensata e vera. È questo spostamento che trasforma il confronto: non più uno scontro tra tesi incompatibili, ma un’indagine su cornici di esperienza differenti.  

Nel Confronto Creativo, Sclavi afferma anche che una democrazia matura non può fermarsi al solo diritto di parola: deve riconoscere il diritto a essere ascoltati. Questa è una correzione importante anche per il dibattito sull’AI. Se riduciamo la comunicazione a informazione trasmessa in modo efficiente, privilegiamo chi formula meglio, più rapidamente e in modo più standardizzato. Ma ascoltare davvero significa fare spazio anche a ciò che arriva in forma incompleta, incerta, esitante.  

Sclavi insiste inoltre su un punto cruciale: il passaggio dalle posizioni agli interessi. Quando due interlocutori sembrano bloccati in richieste opposte, l’ascolto attivo cerca i bisogni, i timori e le attese che stanno sotto quelle richieste. È questo passaggio che consente la moltiplicazione delle opzioni e apre alla possibilità di soluzioni inedite. In altre parole, il buon ascolto non serve solo a capire meglio ciò che è già stato detto; serve a far emergere ciò che ancora non era pensabile.  

Qui il legame con Yamada è diretto. Quando l’autrice osserva che l’essere umano “accoglie anche ciò che non è ancora noto”, sta descrivendo qualcosa di molto vicino a ciò che Sclavi vede nel confronto creativo: la capacità di non chiudere troppo presto il senso, di non trattare l’ambiguità come un errore, ma come una risorsa da esplorare.  

Vittorio Gallese aggiunge a questo quadro una base neurofenomenologica ed embodied. Nella sua prospettiva, la nostra capacità di comprendere gli altri non dipende solo da inferenze astratte o da regole formali, ma da meccanismi di simulazione incarnata: percependo azioni, emozioni e sensazioni altrui, attiviamo in parte gli stessi circuiti che sostengono le nostre esperienze di azione, emozione e sensazione. Gallese descrive questo meccanismo come una condizione cruciale dell’empatia.  

Gallese sostiene anche che l’empatia nasca anzitutto a un livello implicito di intercorporeità, cioè di risonanza reciproca tra corpi intenzionalmente significativi. Questo punto è decisivo perché mostra che comprendere l’altro non è, in origine, un’operazione soltanto linguistica o cognitiva: è una forma di partecipazione incarnata al suo gesto, al suo tono, alla sua emozione.  

Se prendiamo sul serio Gallese, allora il “punto cieco” dell’AI non riguarda soltanto il fatto che le macchine non tollerino bene l’ambiguità. Riguarda anche il fatto che la comprensione umana è profondamente radicata in una dimensione corporea e relazionale che non coincide con il trattamento di simboli. Le macchine possono riconoscere pattern; gli esseri umani, invece, condividono significati anche attraverso una risonanza pre-riflessiva con l’altro. Questa è un’inferenza coerente con la tesi di Gallese sulla simulazione incarnata e con quella di Yamada sull’ascolto umano come apertura a ciò che ancora si sta formando.  

Mettendo insieme questi tre autori emerge un’immagine forte. Yamada mostra che l’ascolto umano eccede la decodifica dell’informazione. Sclavi mostra che l’ascolto autentico non è passività, ma pratica generativa capace di trasformare il conflitto in ricerca comune. Gallese mostra che questa apertura all’altro non è soltanto culturale o etica, ma anche incarnata: sentiamo l’altro, in parte, dall’interno della nostra stessa possibilità di agire e di provare.  

In questo senso, il confronto con l’AI può essere fecondo solo se smette di inseguire la macchina sul suo terreno privilegiato — velocità, standardizzazione, ottimizzazione — e permette di tornare a valorizzare ciò che l’umano fa meglio: abitare l’incertezza, trasformare il conflitto in esplorazione, lasciarsi toccare dalla presenza dell’altro, far nascere senso dove prima c’erano soltanto posizioni contrapposte o segnali da elaborare.  

Seguendo il filo che lega Yamada , Sclavi e Gallese, emerge che la vera posta in gioco, almeno per ora , non è capire se l’AI parlerà meglio di noi, ma se noi sapremo ancora ascoltare meglio delle macchine: non solo riconoscendo parole, ma custodendo il non detto; non solo rispondendo, ma creando lo spazio perché qualcosa di nuovo possa finalmente essere compreso. 

In foto Haru Yamada

 

Riferimenti e letture consigliate

• Haru Yamada, Listen up: AI’s communication blind spot, Financial Times, 2026.

https://www.ft.com/content/e085f027-60cc-4079-9d79-54f70836e29a

• Marianella Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili, Bruno Mondadori, 2003.

• Marianella Sclavi, Lawrence Susskind, Confronto creativo. Dal diritto di parola al diritto di essere ascoltati, in fase di ripubblicazione da Edizioni Thedotcompany.

• Massimo Ammaniti, Vittorio Gallese, La nascita dell’intersoggettività. Lo sviluppo del sé tra psicodinamica e neurobiologia, Raffaello Cortina Editore, 2014.

• Vittorio Gallese, Michele Guerra, Lo schermo empatico. Cinema e neuroscienze, Raffaello Cortina Editore, 2015.

• Vittorio Gallese, Ugo Morelli, Cosa significa essere umani? Corpo, cervello e relazione per vivere nel presente, Raffaello Cortina Editore, 2024

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