Sopralluogo del Gruppo Foucault ne “l’altrove” del carcere di Sollicciano

Il tasso di affollamento reale è al 153%, ma 136 posti sono indisponibili

Firenze – Torna a far parlare di sé il carcere di Sollicciano, non solo per le sue caratteristiche ormai ben conosciute di carcere fra i più invivibili e degradati d’Italia, ma anche per la sua capacità, in presenza di una consapevolezza sociale e volontà politica finora non esternata se non sull’ipotesi di costruire una nuova struttura, di divenire una sorta di passaggio culturale in grado di trasformare quella che ad ora è una sorta di “discarica sociale” sempre più slegata dalla comunità cittadina, in un pezzo, uno strumento, della città. Al pari, come dicono i membri del Gruppo Foucault di giovane nascita, di un ospedale, di una scuola, di un dipartimento dell’Università. Perché il concetto chiave è chiaro: il carcere è un pezzo di città. E perderlo e allontanarlo significa prima di tutto chiudere le porte al ritorno in società di chi lì dentro si trova, ma in secondo luogo, non riconoscerne la natura di prodotto della società umana. E come tale, di parte di Firenze.

A fare il sopralluogo è stato quindi il Gruppo Foucault, che ne ha anche riportato una sorta di “registro” fatto di numeri e riflessioni, anche su ipotesi future. Intanto, il sopralluogo si è svolto giovedì scorso, 9 aprile. Il collettivo, nato all’interno delle aree tematiche di Sinistra Progetto Comune, in collaborazione con l’associazione Progetto Firenze, ha visitato per oltre quattro ore la Casa Circondariale.

I numeri parlano da soli. Al giorno della visita i detenuti erano 562 (75 donne e 487 uomini) a fronte di una capienza regolamentare di 506 posti, di cui 136 non disponibili. Il tasso di affollamento reale si attesta al 153%. Una quota significativa proviene dalla cosiddetta “marginalità urbana”: persone coinvolte in reati di lieve entità, spesso connessi ad abuso di alcol e sostanze, i cui ingressi registrano picchi nei fine settimana. Il carcere continua a funzionare come discarica sociale.

Alcuni snodi sono emersi con evidenza negli interventi dei relatori, Massimo Lensi, Dmitrij Palagi, Grazia Galli e Roberta Destrero (assente un altro membro del Gruppo che ha condotto il sopralluogo, Emanuele Baciocci, per impegni di lavoro). Fra questi, il fatto che le condizioni dell’istituto siano al punto di rottura. Estese macchie di muffa nera invadono numerose celle sia nel penale sia nel giudiziario, causando problemi respiratori. Le infiltrazioni d’acqua sono pervasive, il riscaldamento carente, i servizi igienici non funzionanti. La delegazione ha osservato direttamente i segni delle punture di cimici su diversi detenuti. A queste si aggiungono segnalazioni ricorrenti di ratti e piccioni all’interno dei reparti.

La vera emergenza è la rassegnazione istituzionale. L’aspetto più allarmante non riguarda le singole criticità, ma la percezione – dopo aver Parlato con personale e popolazione detenuta – che Sollicciano sia ormai un “pieno a perdere” su cui non vale la pena investire. Questa dinamica di abbandono si autoalimenta e produce una progressiva separazione del carcere dalla società esterna.

Servono proposte concrete, non nuovi dibattiti sulla demolizione. “Ci confronteremo con chi quotidianamente opera dentro la Casa Circondariale per capire quali azioni immediate possiamo favorire, senza volerci sostituire ad associazioni, volontariato e articolazioni sociosanitarie”, dicono gli intervenuti. Nel frattempo il Gruppo Foucault avanza tre proposte operative: geotermia a bassa entalpia per la climatizzazione; impianti fotovoltaici sulle ampie superfici inutilizzate; un “Banco dei materiali” per il recupero e riuso di materiali edili destinati alle riparazioni in autorecupero. Tre interventi che, oltre a migliorare le condizioni di vita, genererebbero risparmi energetici sufficienti ad accantonare fondi per il risanamento delle coperture. E realizzerebbero anche, come sottolinea il Gruppo, a una realizzazione concreta che oltre a dare sollievo fisico immediati ai detenuti, possano anche cancellare la sensazione diffusa di trovarsi in un non luogo, o meglio un luogo sempre più lontano dalla società “normale”, con cui non si condividono più né regole, né categorie di pensiero.

La salute è il nodo irrisolto. Con 36 pazienti in degenza e un disagio psichico diffuso ben oltre i casi diagnosticati, le tutele sanitarie – in particolare quelle relative alla salute mentale – possono essere efficacemente garantite solo fuori dal carcere, come affermato dalla Corte costituzionale. Il personale educativo, sanitario e di polizia penitenziaria è gravemente sottodimensionato.

Il Gruppo Foucault proseguirà il suo impegno, a partire dall’assemblea convocata per venerdì 17 aprile 2026, alle 18:00, presso la Casa del Popolo ARCI di San Niccolò.

Il Gruppo Foucault, da sinistra: Massimo Lensi, Grazia Galli, Dmitrij Palagi, Roberta Destrero

In foto, da sinistra: Massimo Lensi, Grazia Galli, Dmitrij Palagi, Roberta Destrero

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