Immaginiamo un centinaio di artisti provenienti dai cinque continenti riuniti in occasione di un’esposizione internazionale alla quale Valeria Cipolli autrice del libro di poesie I colori parlano tutte le lingue? (Giovane Holden edizioni) ha partecipato in qualità di pittrice. La domanda le è sorta spontanea: i colori scrivono davvero in tutte le lingue? Può lo stesso rosso o lo stesso blu raccontarci esperienze simili anche parlando lingue diverse? Il tuo verde è uguale al mio? (Un po’come il celebre verso “Rose is a rose is a rose is a rose” di Gertrude Stein ? ndr )
A questi e ad altri quesiti legati al mondo dell’arte e del colore l’autrice risponde con i versi della sua recente silloge nella quale affronta il tema del rapporto tra scrittura e pittura .
Possiamo sentire questo dalla viva voce di Valeria Cipolli nel video che troviamo su
Per evidenziare tale sodalizio la poetessa/pittrice ( nome d’arte Velimna) si definisce, appunto, una “pendolare tra parole e colori” ci nvita all’esplorazione del suo mondo artistico e interiore e della sua personale palette cromatica pur mantenendo su di esso anche uno sguardo multiculturale. Per celebrare il colore letteralmente sotto ogni sua sfumatura.
Abbiamo parlato con lei di questo nuovo libro pubblicato poco tempo dopo il successo del suo “Abrapalabra-piccolo dizionario poetico” proposto al Premio Strega poesia 2024
I colori parlano tutte le lingue?” un titolo che vuole essere una chiave di lettura della sua nuova silloge?
Si, il colore, pur essendo a tutti gli effetti un linguaggio che ci permette di parlare al mondo e del mondo, per sua natura ha un’immediatezza e una simultaneità espressiva e ricettiva che manca alle lingue verbali, una sua capacità intrinseca di attraversare i confini culturali e comunicare a un livello diverso. Da qui forse il pensar comune che il medium visivo sia universale. Nel libro esploro però anche l’altro lato della medaglia, sebbene possa essere condiviso la percezione del colore è influenzata da fattori culturali, psicologici e biologici. In questa visione integrata l’arte diventa un mezzo che ci permette di riscoprire un’interconnessione globale, nonostante e forse proprio grazie alle differenze e alle personali interpretazioni.
Tema multiculturale e anche un appello alla pace e alla solidarietà fra i popoli ….
Questo tema emerge non solo nella copertina, ma anche in alcuni testi dove si affrontano temi come la guerra, il viaggio, l’incomunicabilità che l’appartenenza a culture diverse inevitabilmente comporta e che può essere superata attraverso la condivisione artistica in questo caso. Reduce dall’esperienza così variegata e multiculturale della Biennale di Firenze dove è nato questo libro l’invito che porgo è quello di provare a riscoprire un senso di solidarietà tra popoli che ci permetta di vedere le differenze culturali non più come barriere ma come opportunità di comprensione e arricchimento. Perché il singolo individuo, così frammentato e scomposto come dentro a un quadro cubista non è altro che l’altro visto da una prospettiva e da un’angolatura diversa.
Il fatto di conoscere cinque lingue (anche di lingue assai poco conosciute come il celtico gallese ) è stato un motivo ispiratore del suo lavoro?
Sono una linguista di formazione, e questo si riflette in molti aspetti della mia vita. Ogni lingua è una finestra su un mondo; conoscerne e parlarne diverse, anche se non tutte fluentemente, mi permette di esplorare e comprendere sempre nuovi modi di pensare. La scienza stessa ci conferma che c’ è un rapporto stretto e bidirezionale tra linguaggio e pensiero. La Biennale anche in questo senso è stata un’esperienza che ha arricchito e influenzato il mio lavoro perché mi sono ritrovata catapultata in un grande” aeroporto artistico” dove ogni incontro e conversazione è stata un viaggio culturale, artistico e umano di grandissimo valore.
Dietro questo libro c’ e’ un progetto che lei ha creato…
Quando mi venne l’idea di scrivere questo libro sapevo che non solo avrei parlato di arte e di colore ma che, pur non sapendo ancora come, avrei voluto scendere nel concreto mettendo in contatto artisti da tutto il mondo. Detto in questo modo può sembrare un progetto ambizioso e utopistico, in realtà è molto semplice. “I am you”, io sono te, nome che ho preso in prestito dal tema che ci era stato dato da interpretare alla Biennale, è un progetto che riunisce artisti internazionali spinti da uno spirito di condivisione e supporto, non divisivo e competitivo, che si stimolano reciprocamente a spargere quella bellezza che come diceva Dovstoyeski forse- chissà- salverà il mondo.
Lei è anche autrice della copertina che ha un carattere evocativo. Come ce la può spiegare?
Da quando faccio parte della famiglia editoriale Giovane Holden che mi ha dato anche l’opportunità di realizzare le mie stesse copertine sento di poter esprimere la mia visione del mondo davvero a tutto tondo. Per questa silloge, ho scelto di rappresentare una Frida incinta della Terra che simboleggia l’aspetto generativo dell’arte e del processo creativo. Attorno a questa figura totemica centrale ho inserito 18 simboli e piccoli elementi che omaggiano 18 artisti incontrati alla Biennale con cui ho stretto amicizie e iniziato collaborazioni. La copertina stessa si fa promoter di artisti invitando un possibile lettore curioso a scoprire di più, se vuole, sulla loro arte.
In foto Valeria Cipolli