Nel dibattito che sta continuando a fervere attorno all’IA, un punto interessante è stato fatto da Valdo Spini, già ministro, sottosegretario, politico che ha attraversato la Prima Repubblica entrando attivamente nella seconda, attualmente presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli e presidente onorario del Cric, ovvero del Comitato Riviste Italiane della Cultura. Insomma un protagonista della vita politica, culturale ed economica del nostro Paese, che, stimolato dalle domande postegli dal giornalista Giovanni Cirone per il numero speciale della rivista Tempo Presente, “Focus intelligenza artificiale”, (numero 1 /2025) ha messo l’accento su alcune delle tematiche più contraddittorie che vengono sollevate dall’uso, sempre più pervasivo, dell’Intelligenza artificiale.
Il primo punto riguarda la convinzione diffusa che l’IA possa rappresentare un rimedio per tutti i mali (e i beni) che l’umanità affronta. Ebbene, avverte Spini, la realtà è diversa. Se per esempio si prende in considerazione il problema dell’ambiente, come la perdita di biodiversità o l’alterazione climatica, ci si dimentica di un punto importante, ovvero che le stesse tecnologie legate all’IA sono basate sulle risorse naturali; dalle infrastrutture di cui necessita per il proprio utilizzo, e che si servono di data centers da cui originano sempre più rifiuti elettronici o e-wate, all’uso, proprio di queste tecnologie, di minerali e elementi rari estratti con modalità non sostenibili; senza contare lo straordinario impiego di energia, con ricadute sull’effetto serra di cui ben conosciamo il legame con l’andamento climatico.
Un profilo, quello dell’impatto ambientale e delle ricadute dell’IA sul nostro mondo fisico che nel Summit di Parigi dell’11-12 febbraio scorsi è stato valorizzato con l’annuncio della Coalition for Environmentally Sustainable Artificial Intelligence (AI). Di fatto, continua Spini, deve esserci chiarezza sul punto che l’IA è sì uno strumento a disposizione degli esseri umani, ma che presenta anche rischi ed effetti collaterali di cui le persone devono essere informate. Effetti che vanno da quelli ambientali a quelli personali comportamentali, ma si diffondono anche in ambito lavorativo.
Valdo Soini
Un altro snodo importante che emerge dall’intervista è il ruolo degli algoritmi sulle decisioni umane, sotto il profilo dell’influenza che hanno rispetto alle informazioni che ci servono per prendere decisioni. Va da sé che questo profilo si innesca profondamente nella capacità di prendere decisioni politiche (ma anche commerciali, ad esempio) da parte dei cittadini e cittadine- Un punto molto significativo, soprattutto se si rifletta sul fatto che la politica si è spostata sui social e sulle piattaforme digitali. Una modifica nella raccolta delle informazioni strumentali alla scelta politica del cittadino/a che reca con sé il rischio di distorsioni sulla disseminazione di informazioni e quindi sugli orientamenti delle cittadine e dei cittadini, anche perché, spiega Spini, “come sottolineato da Casini, queste tecnologie accelerano il “micro-targeting, ovvero la personalizzazione dei messaggi elettorali per segmenti specifici della popolazione”. Tutto questo avviene nel cosiddetto contesto delle tecnologie legate “capitalismo di sorveglianza” spiegato da Shoshana Zuboff”. Tuttavia, dal momento che la politica “sana” si deve assumere anche il compito di far comprendere che il processo decisionale spetta alla persona e che per non inficiarlo la persona ha diritto ad una informazione quanto più possibile imparziale, l’Unesco ha significativamente deciso di dedicare all’Intelligenza Artificiale la Giornata Internazionale dell’Educazione 2025 dello scorso 24 Gennaio.
La discussione sul percorso della decisionalità politica non può non portare a uno dei temi di base dell’IA, ovvero la questione etica, o meglio le questioni etiche, dal momento che, come ricorda Spini, le questioni etiche sono tante e in evoluzione continua.
Le regolamentazioni non sono mancate, a partire dall’UNESCO e dalle sue “Raccomandazioni sull’etica dell’intelligenza artificiale”, adottate nel novembre 2021 da 193 Stati Membri Unesco. Si tratta, ricorda Spini, di principi fondamentali che tengono presente questioni etiche e diritti umani, tra cui il diritto alla privacy e la protezione dei dati, la non-discriminazione, la sostenibilità, l’inclusione e la partecipazione, la trasparenza, la sicurezza. Inoltre nel 2024 le Nazioni Unite hanno dato vita al “Pact for the Future” che include anche il “Global Digital Compact” che richiama le Raccomandazioni dell’Unesco. Nell’Onu è stato costituito l’ODET (Ufficio per le tecnologie Digitali ed Emergenti – Office for Digital and Emerging Technologies).
Inoltre, Spini sottolinea l’importanza del diritto alla privacy, un diritto che non viene veramente apprezzato e riconosciuto dalle persone nel contesto dell’interazione con l’IA. Potrebbe aprirsi anche, riflette Spini in particolare riguardo all’uso e all’influenza dei social, una nuova modalità etica nel rapportarsi alla sfera individuale privata e pubblica
Infine, per quanto riguarda il futuro, Spini richiama sia una visione ideale ma forse un po’ distopica narrata nel 2016 da Paesi come il Giappone (la società 5.0, ovvero una società dove le persone vengono aiutate dalla tecnologia nel quotidiano, anche nel contesto dell’invecchiamento, in cui lo sviluppo economico e le risoluzione delle questioni sociali sono compatibili tra loro con un avanzata integrazione del cyberspace con lo spazio fisico), sia la realtà un po’ più feroce della competizione tecnologica fra Paesi e della sua assoluta necessità di risorse, tantissime risorse, per potere essere non vinta, ma almeno sostenuta dall’Europa. Da quest’ultimo punto di vista, spiega Spini, il vero interrogativo mette al centro l’Europa e la sua capacità di non rimanere indietro rispetto alla competizione in atto fra Usa-Cina. Gli annunci di Ursula Von der Leyen sono stati sontuosi e dettagliati, 200 miliardi complessivi gettati nel settore, 20 miliardi di investimenti nelle gigafactory per l’intelligenza artificiale capaci di mobilitare una cifra 10 volte superiore in investimenti privati, il più alto investimento pubblico conosciuto nel settore dell’IA . Il problema che dobbiamo porci come europei, conclude Spini, è se verrà mai realizzato.