Pitti Uomo: la moda tenta di reinventarsi in tempi di guerra

Stilisti e operatori da tutto il mondo per ritrovare la via della crescita

Un Pitti Uomo di guerra e in guerra. La 108 * edizione del salone fiorentino dell’abbigliamento maschile – punto di riferimento internazionale della moda maschile, come sottolinea l’ad di Pitti Immagine Raffaello Napoleone, ha appena mostrato, a metà giugno in Fortezza, come si vestirà l’uomo della primavera estate 2026. Lo ha fatto in piena consapevolezza dei tempi non facili per la moda ma anche per il mondo. Tra guerre , minacce per la sopravvivenza del pianeta, che siano  atomiche o ambientali, costi energetici, portafogli sgonfiati, e, quanto a sofferenze della moda, la scelta dilagante di impiegare le risorse ristrette più per viaggiare, divertirsi e mangiare che per vestirsi.  Con moda e lusso in discesa dopo l’irriflessiva ubriacatura post covid che ha fatto crescere fuori misura produzioni e prezzi. Finché gli armadi si sono riempiti e i prezzi sono diventati impossibili  ed eccoci qui. Quando niente sarà più come prima e la moda si dovrà non solo aggiornare ma reinventare. Gusti, tendenze, stili di vita e disponibilità cambiano.

 Ma non tutto è nero. I  brand sono venuti in 740 a esporre al Pitti, giudicato un’occasione unica per confrontarsi , i compratori anche, dai rappresentanti dei più formidabili department stores del globo – da Saks a Neuman Markus o Bergdorf Goodman, per citarne alcuni – a quelli dei piccoli negozi. I visitatori sono stati  15 mila di cui 4.400  buyers esteri, il 4% in più dello scorso anno. Riuniti in un Pitti Uomo anch’esso in una sua guerra pacifica ma determinata non solo a rilanciare una moda in crisi, ma a reinventarla: più consona ai tempi, mai appesa a un dictat ma a variegate e infinite tendenze, anche a un gioco di opposti. Tendenze diverse ma nuove nuove, leggere, pratiche, confortevoli, easy per uomini che di costrizioni non ne vogliono più sapere, ma neanche di stracci travestiti da ultimo grido. Determinati, invece, a conoscere  di che qualità è fatto quello che indossano, a pagarlo il giusto, a potersi muovere con naturalezza ma anche a giocare con  il vestiario come le donne.  Funziona la concretezza, non più la favola spesso vuota ma che fa sognare, contano qualità e affidabilità del prodotto, come spiega Marco Palmieri, ad di Piquadro che propone gli zaini a chiusura digitale o le valige con le rotelle leva e metti.

Alla vittoria, Pitti punta in bicicletta. Essendo, Pitti Bikes, il tema dominante di questa edizione:la bicicletta come simbolo di libertà, di dualismo tra tradizione e futuro, di praticità sostenibile. Con, presenti in fiera, anche alcuni esemplari dei brand ciclistici italiani più affermati, vedi per esempio le bici Colnaghi, intorno ai quali sta crescendo un intero sistema dell’ abbigliarsi comodo, leggero e urbano. In tutto il salone, d’altronde, vanno forte leggerezza, sobrietà, qualità, radici autentiche del marchio, ma anche moda transgender, sostenibile, e creativa, purché la creatività non sia una balla. Novità d’impatto, l’onda crescente di designer  dell’Est, dai coreani, ai giapponesi, ai cinesi.

 Sul tavolo degli accusati,  i prezzi andati alle stelle. Il primo a rompere il ghiaccio sull’argomento è una bandiera del Pitti Uomo come Brunello Cucinelli, il quale si proclama convinto che a venire a noia non sia stato il lusso ma i prezzi levitati fino all’impossibile e tutto d’un colpo. Lui, per parte sua, continua a crescere con un primo trimestre del 2025 da più oltre il 10% su un 2024 già di successo. Dopodiche’ la nuova collezione reinventa della moda senza perdere  l’inconfondibile cifra dell’uomo”garbato” ma operando una svolta : leggera e spigliata, dal sapore anni ‘90, con le giacche che la fanno immancabilmente da padrone ma si allungano, come leggermente fanno anche i pantaloni che si allargano. Mentre disegni e lavorazioni passano dal fuori al dentro di abiti sia interi che spezzati principalmente in tinta unita:rosa pesca, antracite, nocciola, corallo abbinato al blu, bianco. La camicia è anche in pelle, le calzature derby si fanno più affusolate. Mix molto city.  I prezzi sono il chiodo fisso di Cucinelli, la guerra è innegabile, ma “smettiamola di odiarci tutti, gli uni con gli altri. L’odio non serve, serve la gentilezza”, come andava  dicendo, aggirandosi tra i tavoli della bella e cordiale cena di gala offerta a clienti e amici per celebrare il Pitti nel giardino di Villa Bardini affacciato su un panorama fiorentino mozzafiato, cristallizzato dalla notte in emblema di pace e civiltà .

Affidabilità, qualità,  leggerezza, materiali preziosi ma soprattutto il fascino di avventure “non da turista ma da vero viaggiatore o esploratore, e, per i giovani, di entrare nella pelle di Indiana Jones”. Sono, secondo Filippo Ricci, direttore creativo della maison fondata dal padre Stefano e di cui è ad il fratello Niccolò, le carte giocate dalla nuova collezione estiva Stefano Ricci, portata a Pitti dopo essere andata, secondo il consueto progetto Explorer della maison, in India, tra Rajasthan e Uttar Pradesh, ed essendo i stata fotografata da Steve McCurry. E così, ecco la leggerezza preziosa dei completi in maglia di seta e cotone, l’abbandono del grigio del beige a favore dell’azzurro del palazzo reale di Jaipur,  il rosso dei sari delle donne del Rajasthan, il giallo dell‘Uttar Pradesh per l’overshirt in nappa.

Della leggerezza rivendica la primogenitura il brand marchigiano Tombolini.  “Il nostro progetto zero gravity, ovvero abiti eleganti o sportivi incredibilmente leggeri, è stato il primo a essere realizzato12 anni fa e continua a crescere”, dice Silvio Calvigiani,  nipote del fondatore,  offrendo al tocco  impalpabili tre pezzi – giacca, pantaloni e gilet – in cachemere e seta o cotone e seta, dalla confortevole silhouette appena distaccata dal corpo. Una collezione di cui Calvigiani sottolinea il prezzo  tenuto, come sempre, al punto giusto”, la tradizione di famiglia, il comfort della leggerezza e la “qualità che da’ certezza nelle incertezze”. Mostra la nuova collezione a peso ancora più zero, ispirata a uno stile di vita fluido, contemporaneo, versatile. Oltre al connubio, oggi vincente, tra moda e sport, testimoniato dalla linea Sport Suit  e dalla festosa visita allo stand di trenta campioni sportivi.

Leggerezza anche che per LBM1911 che predilige il color carta da zucchero, osa i rever sfrangiati, punta su tessuti e pantaloni morbidi e confortevoli, overshirt e Work Jacket  insieme a un outwear tecnico-essenziale che è uno dei codici della nuova eleganza maschile. Oltre ad assicurare, si dice nello stand, prezzi contenuti. Che ormai è il punto. E, per tornare al diffuso connubio tra moda e sport, se proprio vogliamo trovarne l’emblema in carne e ossa, ecco il vincitore del Pallone d’Oro 2000, Luis Figo, che per la seconda volta ha il suo stand a Pitti, questa volta presentando non solo la collezione estiva 2026 ma anche gli occhiali in collaborazione con Lozza: “L’Italia e Pitti sono il vertice della moda nel mondo e io faccio sul serio. Il mio è un progetto industriale, non un hobby”.

Partecipano al matrimonio tra eleganza e spigliatezza sportiva anche le calzature. Le sneaker di Lotto si ispirano all’heritage sia del calcio che del tennis e Pantofola d’oro, nata a Ascoli Piceno nel 1886 con le scarpette da calcio indossate da Sivori, Rivera, Mazzola, Suarez, Altafini, ora celebra i 140 anni ispirandosi al calcio di strada e realizzando una capsule in collaborazione con il designer sudafricano Thebe Magugu,  che diventa simbolo di appartenenza e speranza: “Il calcio è un fenomeno che unisce”, dice Magugu contro le divisioni. Mentre D.A.T.E, il brand fiorentino di sneakers che grazie al loro umore urbano, contemporaneo e dinamico costituiscono uno dei maggiori oggetti del desiderio della nuova moda, ha celebrato a Pitti i 20 anni con una serata  battezzata Vent’anni d’amore e presentato una sapiente collezione giocata tra artigianalità e stile urbano, tra comodità dovuta alla suola rialzata e piacevolezza estetica .

Altro comandamento del Pitti, l’autenticità dei marchi storici rivissuta in chiave  contemporanea, senza rischiare l’ invenzione priva di gambe su cui camminare. Come è patrimonio di WP Lavori in corso, il gruppo bolognese di ricerca, distribuzione e licenza di brand storici a livello internazionale fondato dall’instancabile Cristina Calori che annuncia a Pitti l’entrata in partita del nuovo brand di cui WP diventerà distributore esclusivo per l’Europa dalla primavera-estate 2026, il marchio di abbigliamento da lavoro nato nel 1924  a Chicago, Universal Overall. Mentre, tra gli altri brand storici di WP, Barbour dissemina tartan dappertutto e, oltre ai conclamati giacconi, si avventura negli accessori, dalle scarpe e perfino i sandali, alle borse, mentre Baracuta si allarga oltre la pur sempre desiderata Harrington jacket G9 e anche Blundstone osa per la prima volta i sandali oltre ai famosi stivaletti con la striscia sul lato.

Infine, ma non certo secondario, il capitolo sfilate. Pitti non è una passerella ma un salone. Eppure ha offerto anche sfilate capaci di indicare il futuro della nuova moda maschile. Leggera, gentile, poetica e fantasiosa quella nel bel giardino della villa medicea della Pietraia, reso fiabesco dalla luce del tramonto in cui vagavano i vapori provenienti dagli annaffiatoi a spruzzo sui prati, offerta dal team creativo dell’Homme Plisse’ Issey Miyake, il leggendario brand del designer giapponese che rivoluzionò il linguaggio della moda e che è morto tre anni fa. Il brand venuto dal Giappone e’ l’ospite d’onore di Pitti e conquista, replicando il celeberrimo plisse’ del creatore, trasformato in chiave contemporanea e non più nero  a colorato  – verde, giallo limone, rosa,  blu-mare, viola, uno splendido rosso – e lasciando che si adatti al corpo e ai movimenti di chi lo indossa, simbolo di libertà.

Niente  fashion, ma ciò che si indossa tutti i giorni, dicono i creativi prima che sfilino il gilet dalle tante tasche, i capi dai tagli asimmetrici, i non sai se gonna o pantaloni, l’impermeabile che diventa borsa porta abito con, in caso di pioggia, la gruccia irta sul cappuccio. Super libera la moda transgender di Niccolò Pasqualetti che sfila in un torrido inizio di giornata nel labirinto di cemento della cavea del Teatro del Maggio musicale fiorentino, alla cui sommità appare in lontananza la cupola del Brunelleschi. Il  designer classe 1994 è già una delle più apprezzate e originali promesse della nuova moda desiderata dai giovani uomini del futuro in un’ambiguità che permette di abbigliarsi come si vuole. Una sfilata, in cui ci sono anche ragazze,  per così dire ”sbagliata”, dove gli sbagli sono colpi di genio vincenti, dal pantalone che perde il cavallo e non si sa se è gonna, le gonne a pieghe o strette e se le metta chi vuole, le sopragonne sui pantaloni larghi,  in una dimensione e degli opposti,  tra citazioni di abbigliamento militare e da lavoro, precisione sartorialee sportswear, paillettes e camouflage. L’arte sta nel metterli insieme e a Pasqualetti non sembra  mancare.

Non solo moda  in occasione del Pitti ma anche solidarietà. In Palazzo Vecchio  la sfilata organizzata da Corri la Vita Onlus e la stilista Chiara Boni per sostenere la lotta contro il tumore al seno mandando in passerella ragazze con gli abiti che hanno fatto la storia della moda italiana commentati da Drusilla Foer. E non solo Armani, Pucci, Gucci o Scervino ma anche un tram vestito di color magenta, in passerella sulle rotaie,  per presentare  l’iniziativa solidale  “Da divise a uniche” realizzata da un’azienda di trasporto pubblico come Gest e di Nosotras Onlus, in collaborazione con la scuola di moda Accademia italiana per utilizzare le divise mai usate dai conducenti del tram recuperandole in collezioni modaiole che verranno vendute a sostegno dell’empowerment delle donne.

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