Lavoro e sicurezza, ispettori pochi e costretti a compiti d’ufficio

Intervista al coordinatore nazionale della FP Cgil Matteo Ariano

Ogni giorno, in Italia sono circa due i lavoratori che perdono la vita in un incidente sul lavoro. E questo nonostante, come dice INAIL  nell’ultimo report aggiornato a marzo 2026, si registri un calo degli incidenti mortali, correlato però a un aumento delle denunce di infortunio. Un trend che continua anche nei mesi successivi pur andando verso un tragico recupero, con i 370 morti  di maggio 2026, di cui  269 in occasione di lavoro e 101 in itinere, come si legge nel report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega engineering. Un tema caldo, questo delle vittime di lavoro, che fa scattare oltre all’indignazione, la domanda: ma dove sono gli ispettori del lavoro? Per un focus sul tema abbiamo contattato  il coordinatore nazionale della FP Cgil Matteo Ariano.

Davanti alle vittime sul lavoro e all’aumento degli infortuni, come mai si registra ancora una mancanza di controlli estesi e continui per l quanto riguarda la salute e sicurezza nelle imprese?

“E’ una questione che riguarda vari aspetti. Intanto, l’Ispettorato del Lavoro ha effettuato i concorsi, in realtà non per Ispettori del lavoro, ma per ispettori tecnici. Concorso che per onestà intellettuale risale al governo Draghi, che aveva introdotto le materie di salute e sicurezza presso l’ispettorato del lavoro, prevedendo un concorso per 750 ispettori tecnici, che poi, questo governo ha incrementato di altre 250 unità, facendolo arrivare a mille ispettori tecnici, di cui, allo stato attuale, sono entrati il 60-65%. Abbiamo una media di rinunce alla presa di servizio che si aggira intorno al 40%. La cosa positiva è che fino al 2021 avevamo un Ispettorato con  poco più di 200 ispettori tecnici in tutta Italia, ora sono 949, ultimo dato ufficiale; a luglio a seguito della scorrimento nella graduatoria, per cui si potrebbe arrivare a poco meno di un migliaio. Un dato incoraggiante, che potrebbe permettere di fare finalmente vigilanza su salute e sicurezza;  tuttavia,  deve essere visto in controluce con la situazione  dei tecnici di prevenzione della Medicina delle Asl, che invece non fanno concorsi. Per cui ci troviamo di fronte all’ente centrale, l’Ispettorato del Lavoro, che sta rafforzando i propri strumenti di vigilanza, mentre gli enti regionali la stanno riducendo”.

Ma se gli ispettori sono in numero ragionevole, perché non si fanno i controlli?

“Intanto, l’Ispettorato nazionale del Lavoro resta solo, con questi numeri, ad occuparsi della salute e sicurezza della cittadinanza.  Ma il meccanismo è più complesso. La legge 146 del 2021 che ha dato la competenza in materia di salute e sicurezza all’ispettorato del lavoro, l’ha data in maniera concorrente rispetto alle Asl. Ciò significa che attualmente abbiamo Asl e Ispettorato del lavoro che possono coordinarsi e fare vigilanza in materia di salute e sicurezza. Ma mentre l’ispettorato del lavoro, su base nazionale, con il governo Draghi, ministro Orlando, è riuscito a fare il salto, il sistema delle Regioni no. Magari in alcune regioni ad esempio la Toscana avevano investito, ma è a macchia di leopardo. Aggiungo un altro dato: gli ispettori tecnici che sono giunti da pochi anni, in alcune regioni sono ancor a in formazione, mentre in altre hanno finito la formazione e stanno iniziando a fare attività ispettiva. In altre parole, non sono operativi al 100%”..

Che differenza c’è fra ispettore del lavoro e tecnico?

“L’ispettore tecnico si occupa di vigilanza in materia di salute e sicurezza, e si occupa di verificare le condizioni tecniche della sicurezza sul posto di lavoro. L’ispettore del lavoro è quello che verifica la regolarità dei rapporti di lavoro a 360 gradi, fino a occuparsi di caporalato, distacchi illeciti, insomma tutto ciò che rientra nella verifica giuslavoristica.  Un’altra criticità che stiamo contestando come sindacato è il fatto che l’ ispettorato del lavoro, ad oggi, sarebbe l’unico ente della pubblica amministrazione in grado di eseguire un’ispezione sul lavoro  integrata, ma, con una nota circolare del precedente direttore della Vigilanza si è data indicazione agli uffici di separare i due controlli. Nella stragrande maggioranza degli uffici italiani perciò l’ispettore del lavoro e quello tecnico non escono più insieme, compromettendo un’ispezione completa sull’azienda; ciliegina sulla torta, se  l’ispettore tecnico vuole svolgere compiti dell’ispettore del lavoro lo può e lo deve fare, e allo stesso modo l’inverso. E’ una follia: hai le possibilità di avere due figure formate per svolgere un controllo complementare a 360° e decidi non solo di dividerle,  ma incoraggi a compiere controlli che non attengono alle loro competenze. Il tutto con  una squadra formata di circa un migliaio di ispettori tecnici e altrettanti ispettori del lavoro.  Credo che lo spacchettamento della vigilanza e il suo  frazionamento sia una scelta consapevole di questo governo per depotenziare i controlli”.

Un depotenziamento che voi avete contestato duramente. Tuttavia, un punto sfugge: qual è la convenienza per un imprenditore, di scegliere di far lavorare al nero, con orari infernali, senza tutele, i propri operai? 

“Il problema è che in realtà è stato scelto dal sistema economico imprenditoriale italiano sostenuto da questo governo, un modello di competizione che premia il ribasso, non la capacità, l’innovazione,  il merito. Le conseguenze sono svariate, fra cui il proliferare di queste forme di lavoro precario, che mascherano  la volontà di ridurre il costo del lavoro scaricandolo interamente sul lavoratore. La prova provata è stata, in questa legislatura, la liberalizzazione del sistema dei subappalti che deresponsabilizza l’azienda “madre” che delega la produzione in appalto e che così può permettersi di dire “Io? Non so nulla di quello che accade nel mio cantiere”, tanto più che, come ormai noto, il subappaltatore subappalta a sua volta, in una catena infernale dove alla fine ciò che scompare è la responsabilità della sicurezza del lavoratore. Caso emblematico, il cantiere dell’Esselunga in Toscana in via Mariti a Firenze, dove c’erano decine di imprese che vi lavoravano fra appalti e subappalti, fino a scoprire che molte di queste erano costituite di furgoncini che portavano squadre di operai anche da fuori Regione, lavoratori che non sapevano neppure per chi lavorassero”.

Ciò significa che è avvenuto un ulteriore salto di qualità verso il basso nel mondo del lavoro che rende sempre più difficile l’attribuzione delle responsabilità?

“Il mondo del lavoro è ormai così liquefatto che ci sono squadre di lavoratori che hanno come unico  riferimento il loro caporale, che dà gli ordini: chiama i lavoratori che sceglie e assegna il lavoro in un certo cantiere per un certo numero di giorni . In questo cantiere (che può trovarsi, torniamo a ripeterlo, anche fuori dalla regione di residenza dei lavoratori) viene indicata la persona cui mettersi a disposizione. Ciò significa che il lavoratore in questi casi non sa assolutamente nulla, neanche il nome dell’impresa da cui è stato “comprato”. Aggiungiamo il fatto che spesso si tratta di lavoratori stranieri, che non conoscono i loro diritti ma neppure la lingua, che diventa così una formidabile barriera sociale.  Per provare a far saltare questo sistema, ricordo che come CGIL stiamo raccogliendo firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti, che inverta la tendenza attuale. In questo contesto neppure la patente a crediti, per come è stata pensata, aiuta.  Tant’è vero che, in presenza della pressoché totale copertura della patente a crediti (sono solo lo 0,1% le imprese che ne sono prive), l’anno scorso ne  sono state sospese 6  e 14 revocate dal 2024. Il numero di patenti a crediti rilasciate da ottobre 2024 è di 479mila e 20. Insomma, paradossalmente, ciò consente di dire ai padroni del vapore che è tutto a posto”.

Tornando alla questione degli ispettori  tecnici  e del lavoro, quali sono gli ultimi dati della direzione Vigilanza?

“I numeri sono interessanti. Nell’ultima relazione annuale Vigilanza (2025 su 2026) si ritrovano, sul numero degli ispettori INL, 949 tecnici per un totale di 2979 ispettori. In totale, si dichiara di avere, sulla carta, 2020 ispettori del lavoro. Solo sulla carta però. Di questi 2020 ispettori, almeno un migliaio sono in ufficio a svolgere attività che dovrebbero  esser svolte da persone che non ci sono. Mancano funzionari e assistenti amministrativi. Dal momento che i nuovi arrivati sono ispettori grazie ai concorsi ricordati, si prendono in particolare gli ispettori del lavoro che hanno una formazione più consona, e invece di farli uscire si mettono a svolgere le attività amministrative che servono per mandare avanti il funzionamento dell’ufficio. Le attività ispettive sono comunque portate avanti complessivamente da circa 2mila ispettori, con un numero di ispezioni pro capite abbastanza rilevante.  Tirando le fila, c’è stato un aumento delle attività ispettive e dei lavoratori interessati a queste, ma, mentre emerge con una crescita dei lavoratori interessati il lavoro nero, abbiamo un calo impressionante dei lavoratori vittime di caporalato: da 3308 a 1200. Un dimezzamento inesplicabile, come se il caporalato sia sparito o stia sparendo. Come si spiega? Si ritorna all’inizio: anche se i numeri sulla carta ci sono, gli ispettori che effettivamente svolgono ispezioni nei luoghi di produzione sono pochi e devono svolgere tantissime altre attività, che erodono il tempo che sarebbe necessario per svolgere indagini complesse e lunghe: come quelle sul caporalato. Così si corre anche il rischio dell’erosione della fiducia dei lavoratori nelle attività di controllo”.

Se si tratta di un sistema, si può dire anche che la crescita del lavoro registrato dall’ultima relazione dell’INAIL correlata agli stipendi scandalosamente bassi, sia la conseguenza del modello di produzione prescelto?

“Le forme di lavoro che ci sono, sono precarie e sottopagate, funzionali a un sistema che non premia innovazione e capacità di sviluppo. Si sceglie il lavoro di minore qualità che si paga di meno. Come se il nostro Paese stesse decidendo, per continuare a galleggiare, di ingaggiare una competizione verso il ribasso. In questa logica, la mancanza di sicurezza e le vittime sul lavoro sono danni collaterali del sistema, danni che bisogna sopportare. “Noi non disturberemo mai chi produce ricchezza”, disse la presidente del Consiglio al suo insediamento.  Se poi questa ricchezza produce morti, infortuni e sfruttamento, sono, appunto, danni collaterali. E come tali, secondo questa logica che combattiamo e combatteremo sempre, inevitabili”.

In foto Matteo Ariano

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