E se fossero le donne a svoltare la sciagurata pagina delle guerre ? Perché le più vicine alla vita da dare e curare, perché le più coinvolte, e invece ancora le meno considerate, nel disastro della distruzione di vite, figli, istruzione, connessioni, terre, risorse, economie, manufatti umani: spazzati via da fucili, droni, missili.
La drammatica attualità ed enormità di questa eresia spinge oggi due donne, una ebrea e una palestinese, Yael Admi e Reem Al-Hajajreh, a lanciare la Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace, questo 24 marzo a Roma. La marcia a piedi nudi che lancerà l’appello delle madri per la pace. Ambedue, Admi e Reem, candidate al Nobel per la Pace – quello che vuole Trump – come fondatrici di due rispettivi movimenti di donne diverse ma unite dalla ferma volontà di perseguire pace e dialogo a casa loro e nel mondo e a lottare insieme: pur da punti di partenza così lontani ma dallo stesso identico punto di donne. Ovvero, Il palestinese movimento Women of the Sun (WOS) e l’israeliano Women Wage Peace (WWP).
Le donne israeliane e palestinesi, unite mentre la guerra a Gaza è in Cisgiordania è ancora in corso e anzi si è estesa a tutta la regione, cammineranno scalze per le vie della capitale. Dall’Ara Pacis alla Terrazza del Pincio, insieme a tutti quelli che vorranno aderire, per chiedere la fine della guerra e della violenza, una pace duratura, una soluzione politica del conflitto a cui, soprattutto, partecipino le donne all’interno dei negoziati. L’appello sarà accompagnato dalla voce di Milck, la cantautrice Usa vincitrice della classifica Billboard. E così sono già tre donne, di tre paesi principalmente coinvolti nella guerra in Medio Oriente , a chiedere pace. Dopodiché, la passeggiata romana non sarà, annunziano le protagoniste, che l’inizio. La capostipite di iniziative di solidarietà in tutto il mondo durante incontri internazionali di peso, a cominciare dal vertice del G7 di Evian, previsto per giugno.
In concomitanza con Roma, dove si prevedono arrivi da tutta Italia, il 24 marzo la Mothers’ Call for Peace arriva anche a Firenze. In marcia, partendo alle 17,30, dal Centro Internazionale Giorgio La Pira, il sindaco che volle “Firenze città operatrice di pace” , per attraversare il centro con un fiore bianco e nient’altro in mano e arrivare al Ponte Santa Trinita alle 19, da dove la musica rimbalzerà nell’acqua dell’Arno per mano della violista Letizia Zanobini della Scuola di Musica di Fiesole che aderisce all’iniziativa insieme a numerosissime e disparate realtà cittadine, a cominciare da tutte le associazioni di donne che sono le promotrici. Il ponte che unisce e non divide.
“Ogni madre ricorda i primi passi del proprio figlio. Da quando sono nati i loro figli, la pace non ha ancora compiuto nemmeno un passo. Per questo hanno scelto di mettersi in cammino. Questa è la lunga strada verso la pace” . E’lo slogan della marcia destinata via via a muovere le madri di tutte le terre che non vogliono mandare i loro figli alla guerra, ma sono determinate a rivendicare la pace e a sedersi ai tavoli che la devono creare.
Dopo decenni di fallimenti politici che hanno affossato il processo di pace israelo-palestinese fino al dramma attuale, sono due madri a essere riuscite a creare e unire due movimenti che lavorano con gli stessi obiettivi in paesi dove per ora è prevalso il conflitto e si battono unite e determinate per unire tutte le altre donne: dalle terre martirizzate, da quelle che le opprimono, dalle altre muscolarmente armate oppure illusoriamente al sicuro. Per chiedere la fine di guerre e violenza, una pace duratura, una soluzione politica al conflitto e, soprattutto, che le donne si siedano ai tavoli di negoziazione della pace. Due madri di cui una, Yael Admi, vive a Tel Aviv e ha sei figli, più 13 nipoti costretti, con l’estensione della guerra ormai diventata regionale, ad abbandonare le loro abitazioni perché non dotate di sistemi di sicurezza e rifugiarsi dagli altri nonni. Mentre Reem Al-Hajajreh vive, con i suoi tre figli, nel campo profughi palestinese di Dheisheh a sud di Betlemme dove è nata, in Cisgiordania.
Yael ha fondato nel 2014, alla fine della guerra di Gaza dei 50 giorni, WWP, il più grande movimento, con 50 mila partecipanti, per la pace in Israele, che riunisce donne di qualsiasi provenienza, idee, convinzioni, giovani e meno giovani religiose o laiche, ebree, arabe, druse e beduine. Nel 2021 e’ nato in Palestina WOS ad opera di Reem. Le due si sono incontrate e hanno subito capito che cosi’ non si poteva più andare avanti e che dovevano lavorare insieme. Oggi sia Yael che Reem sono tra le voci più autorevoli del pacifismo internazionale. Nel 2024 nominate donne dell’anno dal Time, insignite del DVF Award e candidate al Nobel per la Pace.
Dai due movimenti riuniti al di là e al di sopra delle divisioni storiche che tanto dolore hanno portato e continuano a farlo, scaturisce un unico appello che guiderà la Mothers’ Call for Peace in qualunque posto raccolga adesioni: “Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e le generazioni future. Crediamo che anche la maggior parte delle persone delle nostre nazioni condivida il nostro desiderio comune. Pertanto, chiediamo ai nostri leader di ascoltare il nostro appello e di avviare tempestivamente colloqui e negoziati di pace, con un impegno determinato a raggiungere una soluzione politica al lungo e doloroso conflitto, entro un lasso di tempo limitato. Invitiamo i popoli di entrambe le nazioni, palestinese e israeliano, e i popoli della regione, ad aderire al nostro appello e a dimostrare il loro sostegno alla risoluzione del conflitto. Invitiamo le donne del mondo a sostenerci per un futuro di pace e sicurezza, prosperità, dignità e libertà per noi stesse, i nostri figli e le persone della regione. Invitiamo le persone di pace di tutto il mondo, giovani e anziani, i leader religiosi, le persone influenti, i leader delle comunità, gli educatori e coloro che hanno a cuore questa questione, ad aggiungere la loro voce al nostro appello. Invitiamo i nostri leader a mostrare coraggio e visione per realizzare questo cambiamento storico a cui tutti aspiriamo e ad ascoltare la voce e la volontà dei popoli in questo appello per risolvere il conflitto e raggiungere una pace giusta e inclusiva. Ci impegniamo a svolgere un ruolo attivo nel processo negoziale fino alla sua risoluzione, in linea con la Risoluzione ONU 1325. Uniamo le forze con determinazione e collaborazione per restituire speranza ai nostri popoli”.
Collegate insieme via web con Firenze che sottolineano essere “città di pace” da casa o dal campo profughi Reem e Yael fanno dichiarato: “Noi donne siamo più della metà del mondo e abbiamo il diritto di dire no alla guerra. Non vogliamo che i nostri bambini provino le infinite sofferenze che causa. Noi viviamo una vita asimmetrica tra Palestina e Israele ma siamo unite sui valori fondamentali. Ci interessano le donne che cercano la pace da due parti diverse e ci impegniamo per la fine della guerra e la stabilità nei nostri due paesi che vivono, pur su fronti diversi, una situazione orribile. Abbiamo bisogno di supporto”. Puntano, soprattutto ora che la guerra si è allargata, a “un network di tutte le donne dei paesi ora in guerra”. Convinte che “le marce in programma devono essere il primo passo di un movimento globale per la pace”.
Nella foto wikipedia: Yael Admi e Reem Al-Hajajreh ricevono un premio in Catalogna