Teatro: Aristofane e la risata che sommerge la guerra e la disonestà

I Sacchi di Sabbia al Festival Materia Prima con uno spettacolo che unisce la prima e l’ultima opera del grande greco

Firenze – La commedia mette la quarta e ti mette in guardia. Come si declina l’arte del racconto che punta alla leggerezza e al disincanto ma si fionda indelebile nella mente e nel cuore di chi ascolta? Il concetto è alto. Il dispositivo teatrale permette una lettura ravvicinata. Il commediante recita, imbastisce le sue trame, assimila e trasmette l’anima della formula. Che sale i gradini della pantomina e scende nei sotterranei della comicità.

Un contributo alla percezione di questo “trattamento” scenico che si insinua nello spettatore come slittamento del piacere ed estensione della percezione (la divagazione, anche inconsapevole, come segno di libertà e distrazione) lo forniscono da sempre i Sacchi di Sabbia, compagnia che vanta anni di esperienza con il loro disinvolto procedere. Una maniera di porsi che sa di pericolo con quel mettersi da una parte che non coincide con l’altra.

C’è sempre un margine di incertezza, di “impreparazione” nel loro non volersi prendere troppo sul serio. Il teatro come divertissement coreografico e palestra di controcanti ironici, siparietti in forma di gag del muto che alleggeriscono la forma, destabilizzano le tracce e aprono al sorriso, è il campo di esercitazione dei Sacchi (già festanti di meritato Premio Ubu). Che ora l’ultimo esperimento lo dedicano al padre nobile del “genere” Aristofane, l’antesignano creatore di partiture drammaturgiche che dicono il vero partendo dall’incredulità.

Il loro spettacolo, La prima e l’ultima, innervato da una bella performance di Massimo Grigò, ha debuttato al Cantiere Florida nell’ambito del fertile festival chiamato Materia Prima. Cosa accade se si fondono insieme la prima e l’ultima commedia di Aristofane? Il cimento alterna due round donchisciotteschi contro due grandi nemici contrapposti: la Guerra e il Denaro. Si apre con Acarnesi, la commedia più antica del mondo, qui interpretata da Massimo Grigò. Pimpante estroverso dinamico. Colto e popolare con quel fare da jazzista, da mattatore che sa della lezione di Dario Fo. Un testo il cui dispositivo comico suona sempre esplosivo.

Con un ghigno rabbioso e idealista, Aristofane porta in scena un mondo libero da ingiustizie e ipocrisie, dove non esistono la povertà e la guerra: un’utopia, innescata dalla miccia formidabile dell’eroismo comico, capace di stravolgere, inventare e dominare. Il creatore di sogni è tale Diceopoli, il contadino che, stufo delle continue battaglie, stipula con Sparta una pace personale, fondando una sua città alternativa.

A distanza di 2500 anni, Acarnesi continua a porci delle domande fondamentali: il mondo è marcio? E se sì, si può rifondarlo, immaginarne uno nuovo? Dove pescare l’alternativa se non nel regno dell’utopia? A proposito di sogni e sogni, la platea di allarga e accogli i Sacchi al completo: Gabriele Carli, Giulia Gallo, Massimo Grigò, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano. Con le loro divise da smemorati, il rituale della increspatura, del botta e risposta fra pause e sospensioni, con delicato intermezzo ritmico da ballerini di terza fila, fra ripetizioni e giochi linguistici di allertata disciplina, i cinque Sacchi catturano la geniale parabola di Pluto, l’ultima opera di Aristofane, che dialoga con la forza e l’attrazione del denaro tramite tale Cremilo, cittadino ateniese qualunque che si chiede (meritoriamente e noi con lui) come mai chi è ingiusto si arricchisce e chi è giusto versa in povertà e diventa sempre più misero e diseredato.

La risposta è semplice: Zeus, invidioso degli uomini, ha accecato Pluto, il dio della ricchezza, che da quel momento non sa più distinguere gli onesti dai disonesti, e finisce per premiare i secondi a danno dei primi. L’impresa di Cremilo, allora, è delle più difficili: restituire la vista a Pluto a ogni costo, così da permettergli di arricchire solo i giusti e di convincere gli ingiusti a convertirsi. Ci riuscirà? Aristofane, attraverso Cremilo, immagina un’economia etica, capace, attraverso la santificazione del Dio Quattrino, di migliorare il mondo una volta per tutte, sfidando il potere e l’autorità, anche quella suprema di Zeus. La fantasia dell’eroe comico è una forza di rivoluzione che esecra il mondo nelle sue storture e ha la capacità straordinaria di reinventarlo e rifarlo. Il piano dei Sacchi è agile e spassoso. Gommoso e goliardico. Una eFficace rivincita della vis comica che lavora per sottrazione e depistaggio.

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