Israele al voto: l’opposizione a vele spiegate verso la maggioranza

Le mosse di Netanyahu in difficoltà anche all’interno del suo partito

In Israele con l’avvicinarsi del voto la macchina della comunicazione di Netanyahu ha lanciato un vasto piano di propaganda. In settimana il falco della destra ha partecipato alla trasmissione, condotta dall’estremista nazionalista Yinin Magal, “Hapatriotim” (i Patrioti), in onda su Channel 14. Durante il programma il leader del Likud ha ricevuto continui applausi dal pubblico e cori della claque: “Bibi, re di Israele”. Quando gli è stato chiesto se gli eventi del 7 ottobre lo avessero cambiato in qualche modo, Netanyahu ha risposto spiritosamente che da allora “aveva perso un po’ di peso”. Trovandosi in un contesto “amico” ha sviscerato senza contraddittorio punto per punto la propria narrazione. Primo, negare ogni addebito nei fatti del 7 ottobre, gettando le responsabilità sull’esercito. “Ho capito che abbiamo uno stato con un esercito, e non il contrario”.

Secondo, azzerare la memoria del pubblico facendo leva sulla paura: “La guerra non finirà mai. Volete vivere in Medio Oriente? Siate forti”. Terzo, veicolare messaggi distorti e surreali, come ha fatto il giornalista Avishay Ben Haim, esaltando i successi politici e militari di questi ultimi mesi, che avrebbero “superato” la visione iniziale di Netanyahu di “vittoria totale”. Quarto, dimostrare di essere legittimato per volere divino alla guida del Paese: “Voglio un governo nazionale ampio perché ci troviamo di fronte allo stesso tempo a grandi opportunità e sfide”. Quinto, nascondere le crepe del blocco politico che lo sostiene, riproponendo lo stesso formato: “Non è nemmeno da chiedere”. Sesto il diritto a ricevere la grazia, nei processi in cui è imputato: “Quello che mi stanno facendo lascia delle cicatrici profonde”. Fuori dal virtuale la cruda realtà che, agli occhi dell’altra Israele, ne fa un politico assolutamente impresentabile. “Netanyahu per cosa dovrei applaudirti, per i 46 ostaggi che sono tornati a casa nelle bare per colpa tua? Oh forse per essere dimagrito dopo il 7 ottobre? Vergognati!”, è il reel che spopola sul web.

Il vento che soffia porta l’opposizione a viaggiare spedita verso la maggioranza assoluta, o quasi, nella prossima Knesset. I rilevamenti di consenso consolidano il dato di una probabile bruciante sconfitta elettorale di Bibi, perdente nei diversi scenari presi in esame nella composizione del prossimo governo. Entrambi gli avversari più accreditati, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, leggermente favorito, che Naftali Bennett, in recupero, avrebbero potenzialmente in pugno il sostegno della maggioranza del futuro parlamento. Quando la barca affonda… viena a galla l’effetto dissenso interno, non fosse che per l’elevato numero di poltrone che sono a rischio di non essere confermate.

Qualche problema comincia a farsi sentire dentro il Likud, ma non è ancora tradimento, tantomeno cesaricidio. Per la cronaca la recente “battaglia” nel campo conservatore è una noia mortale per Bibi. Ma è anche il primo segno che qualcosa si muove o meglio si muoverà il giorno dopo le elezioni, nel caso di debacle. In causa la questione del successore. Intanto, dovrà negoziare con il Comitato Centrale del partito le liste dei candidati. Il 4 agosto sono previste le primarie. Non troppo gradite da Netanyahu che avrebbe richiesto 11 posti bloccati di sua nomina. Contrari due storici dirigenti Haim Katz e David Bitan, disposti a concedere al premier al massimo sei nomi. Trattativa aperta, e tanto di minaccia di lasciare il partito sventolata da Bibi. È già accaduto in passato che esponenti di spicco siano usciti, senza però produrre grossi danni, fatta eccezione per la scissione attuata da Sharon. E successivamente per l’operazione che portò Bennett a capo del governo. Comunque, se Netanyahu prendesse la decisione di fondare un suo movimento è accreditato a 16 seggi mentre, il Likud crollerebbe inesorabilmente a 7. Con la prospettiva di una forza politica da rifondare completamente. 

Nella preparazione della campagna elettorale 2026 quello che Netanyahu chiede agli iscritti del Likud non sono candidati popolari o funzionari di lunga carriera, ma soldati, sotto il suo comando, abili mercanti di voti, fumo di retorica di guerra e concentrato di populismo. Qualcuno tra le sue fila lo vorrebbe disposto a resistere nel bunker fino alla fine. Ma questa opzione non è da Bibi. 

Alfredo De Girolamo Enrico Catassi 

In foto Gadi Eisenkot

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