Palio: il volo dell’Aquila non ha dato scampo a nessuno

Giovanni Atzeni detto Tittia con il suo Diadoro ha vinto per la dodicesima volta

È stato il volo di un rapace che non lasciato scampo a nessuno, quello dell’Aquila su Piazza del Campo. Dopo 34 anni di attesa la Contrada che ha nello stemma proprio un’aquila a due teste, torna a vincere il Palio di Siena. In quel lontano 3 luglio 1992 il re della Piazza, Aceto, conquistò la sua ultima vittoria dopo una vera e propria battaglia. Ha faticato molto meno, stavolta Giovani Atzeni detto Tittia, che con il suo Diadoro ha vinto per la dodicesima volta, conducendo il suo barbero al secondo successo a distanza di dodici mesi. A soli 41 anni, Tittia è in grado di insidiare il record delle 14 vittorie proprio di Aceto e di pareggiare il conto con un altro grande di Piazza del Campo, Luigi Bruschelli detto Trecciolino, che si è fermato a 13 trionfi.

Per Tittia le cose si sono messe subito bene alla mossa, lontano dall’ammucchiamento possibile delle Contrade rivali e al centro dello schieramento. Nella parte bassa dell’allineamento il fantino della Torre, Bellocchio, ha cercato più volte di lasciare il quarto posto assegnato dalla sorte, per scivolare verso il primo, dove si trovava la rivale Oca, tra le favorite, con il cavallo Benitos. Ma il Mossiere Renato Bircolotti lo ha impedito.

Lo schiacciamento in basso ha consentito a Tittia di avere molto spazio e di poter partire indisturbato, facendo pesare un evidente accordo con il fantino dell’Onda, Brigante, che era di rincorsa. Il canape, al Palio, si abbassa infatti soltanto quando la incorsa decide di far partire la carriera. E anche stavolta, come accaduto in altri Palii, gli interessi collimanti tra la rincorsa e Tittia, hanno fatto dell’Aquila l’assoluta padrona della mossa.

E dominante è stata anche la carriera. Partito in testa, seguito dalla Civetta con l’esperto Gingillo e dal Valdimontone con il giovane Lesto che ha ben figurato, Tittia ha avuto un unico problema alla prima curva in salita del Casato. Il suo cavallo, Diodoro, ha girato troppo stretto e Giovanni Atzeni ha sbattuto il ginocchio destro nel colonnino. Solo il feroce allenamento a cui si sottopone il fantino per tutto l’anno gli ha consentito di non cadere. Da lì in poi è stata una cavalcata trionfale, con la sola Civetta a incalzare, seppure da una certa distanza, il galoppo prorompente dell’Aquila.

Nelle retrovie quattro i fantini caduti: Bellocchio nella Torre, che non ha curvato come si deve al primo San Martino. Il cavallo Entu de Pedra Elpu, ha avuto la peggio, sbattendo violentemente nei materassi. Alla prima curva della Giraffa ha completamente sbagliato traiettoria il fantino Turbine nella Giraffa, andando a sbattere nei palchi. Il secondo San Martino è stato fatale al fantino del Bruco, Velluto, perché il suo cavallo, Donrodrigo si è letteralmente rifiutato di curvare. Il quarto fantino caduto è l’esordiente Diego Minucci detto Fastidio, che non saputo prendere nel modo dovuto il secondo Casato ed ha addirittura divelto il bandierino in ferro che segnala il colonnino posto nella salita.  Minucci è stato trasportato al pronto soccorso del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena in codice minore. Il cavallo della Torre, Entu de Petra Ulpu, tempestivamente soccorso con l’ambulanza veterinaria predisposta dal Comune di Siena, è stato trasportato presso la clinica veterinaria del Ceppo (in località Monteresi) per accertamenti. Gli altri cavalli sono tutti regolarmente rientrati nelle rispettive stalle.

Il Drappellone di Ismaele Nones, dedicato alla Madonna di Provenzano e intitolato all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, va dunque nel rione di via del Casato. Passeranno alla storia della propria Contrada, i dirigenti che hanno costruito la vittoria: Capitano della Aquila è Duccio Carapelli; Fiduciari sono Tommaso Mandriani, Dario Caro e Pierluigi Vannini. Priore è Gabriele Fattorini, Barbaresco Leonardo Bianciardi. Adesso, per l’Aquila, iniziano lunghi mesi di festa. Per tutti gli altri, il 16 agosto, è già tempo di rivalsa.

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