Fondazioni bancarie e Terzo settore: un nuovo modello di partnership

Parla Luca Gori (Caript) il più giovane dei presidenti italiani

È affidato loro il delicato compito di intervenire a sostegno di programmi coordinati con le istituzioni pubbliche e gli enti del terzo settore: la riforma che riguarda una fetta significativa di cittadini e le modalità secondo le quali si aggregano per raggiungere scopi comuni, coinvolge in pieno le fondazioni di origine bancaria, che devono dotarsi di organismi di gestione capaci di valutare, orientare, organizzare scelte strategiche per la comunità.

La Fondazione Caript a Pistoia da pochi mesi è guidata da un professionista che in ambito del terzo settore ha molti assi nella manica: Luca Gori, Presidente dal giugno 2024, vanta meriti e competenze che vanno oltre il curriculum professionale, e il fatto che sia il più giovane fra i Presidenti di fondazione di origine bancaria in Italia, è solo una delle particolarità che fanno di lui un personaggio “fuori dalle solite righe”. Laureato in Giurisprudenza nel 2007 all’Università di Pisa, è docente alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, consulente per il Ministero del Lavoro nella commissione che ha realizzato le linee guida nazionali sull’amministrazione condivisa e del comitato scientifico per la promozione dell’economia sociale. Incontrarlo ha permesso di conoscerlo meglio fare chiarezza su alcuni punti strategici delle attività legate al terzo settore.

«La mia famiglia ha sempre avuto un forte impegno sociale. Ricordo, a esempio, quando ho scoperto che una zia di mio padre, negli anni ‘80 e ‘90, intratteneva una corrispondenza con le detenute del carcere di Sollicciano. All’inizio mi sembrò insolito, ma poi ho compreso il valore civile, morale e, per lei, anche spirituale di questo gesto. È stato come un seme maturato in me durante gli anni del liceo, quando entrai in contatto con la realtà dell’allora Aias. Da lì è nato un percorso evolutivo: prima riconoscendo il volontariato come un servizio pratico, un’attività concreta in cui mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze; poi sviluppandone un aspetto più strategico, attraverso la consulenza e il supporto professionale alle iniziative sociali. Infine, grazie al mio maestro di diritto costituzionale, il professor Emanuele Rossi – uno dei pionieri degli studi sul terzo settore in Italia – ho potuto approfondire questo ambito, già vicino alla sensibilità familiare e sociale che mi apparteneva. »

Vale a dire ciò che ha poi messo in pratica con l’attività nel terzo settore…

«Esatto, fin dall’inizio c’è stata una collaborazione su questi temi, che poi si è trasformata per me in una vera e propria attività di ricerca e di formazione, riversata in favore sia degli studenti sia dei professionisti del terzo settore, e attraverso questi alle istituzioni.»

Un’esperienza quindi a tutto tondo.

«Sì, di cui forse l’elemento più interessante sul mio versante professionale è stato portarmi a essere molto interdisciplinare. La mia formazione giuridica mi spinge a dare un ordine alle cose, a collocarle e a capire dove quest’ordine sia inadeguato rispetto alle esigenze. Tuttavia, il terzo settore richiede anche competenze di tipo economico-aziendale e sociologico, per comprendere, ad esempio, come mai oggi le persone fanno volontariato in modalità diverse rispetto al passato. Il volontariato in Italia è composto prevalentemente da persone di età avanzata, e questo fa riflettere su come attrarre nuove generazioni e rispondere ai cambiamenti sociali.»

In un recente articolo ha parlato di “fermento innovativo” nel terzo settore, caratterizzato da nuove forme giuridiche e di coinvolgimento. L’attuazione concreta della riforma è la vera sfida?

«Siamo abituati a inserire la realtà della società civile dentro schemi giuridici ormai superati. Oggi ci sono due strade: forzare la realtà dentro questi schemi, rischiando di renderla inadatta, oppure aggiornare gli strumenti normativi per adeguarli ai cambiamenti sociali. A esempio, il volontariato non è più solo quello delle grandi organizzazioni, ma si manifesta anche con modalità più informali, spesso legate a progetti specifici. Dobbiamo, quindi, aggiornare il nostro modo di leggere questi fenomeni.»

Ha anche affermato che l’Europa dovrebbe guardare all’Italia come modello per il terzo settore.

«Sì, il nostro terzo settore è tra i più avanzati in Europa. Questo deriva da diversi fattori storici e culturali, come il ruolo della Chiesa cattolica e una tradizione associativa radicata. L’Italia può offrire esperienze innovative nelle relazioni tra pubblico e privato, che potrebbero diventare spunti di riflessione a livello europeo. Tuttavia, esiste ancora una frattura tra il nord e il sud dell’Europa su questi temi, legata a diverse tradizioni giuridiche ed economiche. La nostra sfida è riuscire a far emergere il valore aggiunto del modello italiano nel contesto europeo. »

Il concetto di volontariato si amplia dunque fino a connettersi al principio di sussidiarietà?

«Le nostre società stanno diventando sempre più complesse e frammentate, con un aumento dei bisogni. Questo implica un ruolo crescente del terzo settore, ma non dovrebbe avvenire a discapito del settore pubblico. Anzi, in una società complessa entrambi dovrebbero rafforzarsi. Anche le Fondazioni devono adattarsi a questi cambiamenti: oggi vediamo gruppi informali di giovani che si aggregano per progetti specifici, come la riqualificazione di spazi pubblici. Non possiamo più limitarci a finanziare progetti, ma dobbiamo anche fornire competenze e accompagnare le iniziative nel tempo.»

Si tratta di valutare gli interventi secondo molteplici elementi.

«Esatto. Se vogliamo, a esempio, contrastare la povertà educativa, dobbiamo avere un orizzonte di almeno dieci anni per valutarne gli effetti. Anche nel caso delle borse di studio, la nostra Fondazione non vuol più limitarsi a trasferimenti monetari una tantum, ma si impegna a monitorare il percorso degli studenti e a garantire loro un sostegno continuativo. Questo approccio richiede uno sforzo maggiore rispetto a un semplice finanziamento, ma è necessario per ottenere risultati concreti e duraturi.»

Significativa, in questo senso, la sua collaborazione con Cesvot.

«Dopo la riforma del terzo settore, in Toscana è stato fatto un lavoro importante per garantire una transizione ordinata rispetto ad altre regioni. Inoltre, stiamo portando avanti un progetto inter-istituzionale per promuovere l’amministrazione condivisa tra Regione Toscana, Anci Toscana, Cesvot e il Forum del Terzo Settore. Questo per rafforzare la cultura della co-programmazione e co-progettazione tra amministrazioni locali ed enti del terzo settore. Nel 2022 ho curato un Sussidiario sull’amministrazione condivisa, con l’obiettivo di trasformare gli orientamenti legislativi in prassi consolidate. Negli ultimi 15-20 anni si è diffusa la cultura della gara d’appalto come unica modalità di collaborazione tra pubblico e privato. Oggi dobbiamo recuperare una logica di amministrazione condivisa, che era prassi fino agli anni 90. Questo non significa tornare indietro, ma dare a queste intuizioni una forma amministrativa solida e sostenibile.»

Quanto le sue competenze rappresentano un valore aggiunto per l’ente che presiede?

«Innanzitutto, la Fondazione è un grande valore aggiunto per me. Mi sta permettendo di conoscere meglio la mia comunità, con le sue complessità e fragilità, da un osservatorio privilegiato. Se posso portare un contributo, è proprio nella mia sensibilità rispetto al sostegno delle realtà sociali del territorio e nella capacità di dialogare con le istituzioni pubbliche. Credo che il nostro ruolo principale debba essere sostenere le organizzazioni della società civile, anche facendo un passo indietro per lasciare spazio alla loro crescita. In un’assemblea ho citato una frase di Saint-Exupéry: ‘A volte bisogna essere contenti di gioire per una vittoria che conseguono gli altri‘. Questo rappresenta bene il mio approccio: il nostro compito è mettere a disposizione risorse e competenze per permettere agli altri di raggiungere grandi risultati.»

In foto Luca Gori (copyright Lorenzo Marianeschi)

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