L’occasione di contatto con la sociolinguista Vera Gheno è stata la XVII esima edizione del Festival del Buon Vivere, in programma a Forlì dal 17 al 27 settembre, dedicata alla “Rivoluzione della Gentilezza”. Un’occasione ghiotta, visto il tema, “La parola è rivoluzione” , e la presenza sul palco, con Gheno, della politica, giornalista, fondatrice del Manifesto Luciana Castellina. Contattata a telefono, Gheno ha spiegato alcuni passaggi cruciali del percorso delle parole, in quanto portatrici (anche) di rivoluzioni. Nel bene e nel male.
“Il primo passo necessario consiste nello sfatare l’idea che la relazione fra la lingua e la realtà sia unidirezionale; ci si fa spesso la domanda se sia la lingua a cambiare la realtà o sia la realtà a cambiare la lingua. In realtà c’è una relazione circolare, nel senso che molto spesso è la realtà che cambia e la lingua che segue, ma può anche capitare che la lingua inizi a far cambiare la mentalità delle persone, e con questo cambiamento invogli le persone a cambiare la realtà stessa. Se racconto qualcosa in maniera diversa, ad esempio l’omosessualità, via via che cambia la mentalità, cresce anche la spinta ad aggiornare la legge che riguarda l’omosessualità. Non solo il lessico. C’è una ricaduta molto pratica”.
“Ricordandoci dunque che la relazione fra lingua e realtà è biridezionale ed estremamente complessa – continua Gheno – facciamo un esempio che riguarda i totalitarismi, ad esempio il nazismo. I regimi totalitari si avvalgono di una potentissima macchina comunicativa, ciò che chiamiamo propaganda, che passa anche da una ridefinizione del linguaggio, nel senso che si cambiano le parole per cambiare l’attitudine delle persone o l’atteggiamento verso questo o quello. E’ un processo che può essere virtuoso (la Rivoluzione Francese) ma anche vizioso, come nel caso del nazismo ma non solo. In generale tutti i governi, e in particolare quello attuale in Italia, conoscono bene quali siano le armi della propaganda e le utilizzano”.
Ad esempio, spiega Vera Gheno, pensiamo a come è cambiato il significato di una parola come “maranza”. “Ora, nella mente della maggior parte delle persone, questa parola identifica non solo ragazzi di seconda generazione che si vestono in un certo modo, ma anche implicitamente criminali o piccoli criminali perlomeno. Diciamo che il cambiamento linguistico funziona sia in bene che in male. Detto questo, ragionare sulle parole è anche un modo per esplicitare questi meccanismi complessi e sottolineare con le persone quanto le parole siano importanti. Di fronte a chi taccia questi discorsi di benaltrismo, ovvero si rifugia dietro a frasi come “i problemi sono ben altri”, “i problemi delle donne sono ben altri non la a finale”, replico sempre che qualsiasi istanza sia quella che qualcuno considera la più importante di tutte, deve essere narrata. Se la Rivoluzione Francese non si fosse occupata della comunicazione, non ci sarebbe stata. Non è che basta scendere in piazza, prima bisogna informare le persone sul perché scendere in piazza. Questo è un aspetto che spesso, in questi discorsi sciocchi sulla lingua che vengono fatti, viene omesso. Un esempio? Il femminismo è sicuramente tanta teoria, ma anche tanta pratica. Ma nel mezzo c’è la comunicazione della teoria, affinché questa possa diventare pratica”.
Infine l’ultima riflessione, innestata da una provocazione necessaria: registrando il successo internazionale della destra, non sarà che la sinistra ha perso la capacità di usare le parole? “Non credo sia questo il problema – risponde Gheno – penso che i problemi siano multipli. La sinistra sta giocando una partita a scacchi contro non un “opponente”, contro il classico piccione che rovescia le pedine, dal momento che da una parte si pensa di dare risposte complesse a problemi complessi, dall’altro si danno soluzioni semplici a problemi che rimangono però complessi, di fronte ai quali queste soluzioni valgono poco: certi proclami si fondano su presupposti falsi, come ad esempio che la disoccupazione è provocata dai migranti, e quindi se elimino i migranti tutti troveranno occupazione. Una soluzione falsa, che inserisco però nel meccanismo della comunicazione anche se ovviamente non potrà dare risultato positivo”. In definitiva, le false soluzioni, semplici, comprensibili, di falso buon senso, che non tengono conto delle complessità, danno l’impressione di poter risolvere tutto con la cosiddetta mentalità pratica, ance se in realtà non ne sono in grado. in realtà. Anzi, aggiungiamo, rischiano di complicare le soluzioni o aggravare lo stato precedente del problema.
Tirando le fila, “secondo me, la sinistra sta giocando una partita truccata. Dopodiché, pur essendo aumentata enormemente la complessità del presente (fra cui la stessa comunicazione, pensiamo alla globalizzazione, ai social, a internet, all’informazione online, al ruolo dell’IA…) non è cresciuta di pari passo la possibilità delle persone di migliorare con altrettanta velocità i loro strumenti di comprensione della complessità stessa. Non è quindi che le persone sono diventate più stupide; le persone si stanno adattando alla complessità, ma i tempi umani sono più lunghi rispetto a ciò che in questo momento la società, la cultura, il presente richiederebbero”.
In foto: Vera Gheno Di Niccolò Caranti – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=131917220