Sulla splendida isola di Kastellorizo, nel cuore del Dodecaneso, torna anche quest’anno Beyond Borders (“Oltre i Confini”) il festival internazionale dedicato al cinema documentaristico.
L’edizione 2025, dal 24 al 31 agosto, segnerà il decimo anniversario di questa manifestazione che negli anni ha saputo coniugare cultura, storia e impegno civile in una cornice suggestiva e al tempo stesso simbolica. Ne parliamo con la presidente del festival, la storica Irini Sarioglou.
Che cos’e il festival documentaristico “Beyond Borders” e come lo descriverebbe a chi non ne ha mai sentito parlare?
Beyond Borders è un festival cinematografico di nicchia davvero unico, diverso da qualsiasi altro. Ciò che lo rende speciale è proprio la sua cornice: Kastellorizo, una minuscola isola al confine dell’Europa. Proprio per questo, Beyond Borders non cerca di competere con i grandi festival di serie A. Siamo piccoli per scelta: intimi, incentrati sull’essere umano, e orgogliosi di esserlo.
Se dovessi descriverlo a qualcuno che non è mai stato a Kastellorizo, userei le parole che sentiamo spesso dai nostri ospiti che ci visitano la prima volta: “fatto a mano”. È “caloroso”, letteralmente perché si svolge al sole del Mediterraneo, e in senso metaforico, per le modalità d’accoglienza dei nostri ospiti. È una celebrazione del cinema documentaristico di qualità, ma è anche, e soprattutto, un atto di passione per la cultura, la connessione tra esseri umani e le storie che meritano di esser raccontate.
Il nome del festival, Beyond Borders (“Oltre i confine”), è evocativo e ambizioso. Da dove nasce questa scelta? Qual è il messaggio che porta con sé?
Il nome Beyond Borders si ispira alla posizione geografica di Kastellorizo, un luogo sospeso tra due mondi, un confine tanto reale quanto simbolico tra Grecia e Turchia, tra Europa e Asia, tra Oriente e Occidente. Quando abbiamo fondato il Festival, nel 2016, la nostra visione è stata plasmata da questa “terra di mezzo” così unica.
L’idea originaria era quella di creare un festival ibrido che si svolgesse in parte a Kastellorizo e in parte proprio di fronte, a Kaş, in Turchia. In questo modo, il Festival avrebbe davvero superato i confini, non solo nel tema, ma anche nella pratica. Sebbene questa visione rimanga un obiettivo per il futuro, il nome continua a esprimere la nostra missione più profonda: andare oltre i confini politici, culturali e artistici grazie alla forza del cinema documentaristico.
Professoressa Sarioglou, Kastellorizo ha una storia molto particolare. Il nome stesso deriva dal nome della Fortezza di “Castelrosso”. Potrebbe raccontarci brevemente la sua storia?
Infatti, Kastellorizo o Megisti, come era conosciuta nell’antichità, occupa un posto straordinariamente significativo nella storia greca e mediterranea. Sebbene sia una delle isole più piccole del Dodecaneso, è tra le più dense di storia. Il suo antico nome, che significa “la più grande”, riflette l’importanza che rivestiva nei tempi passati, essendo stata abitata fin dal Neolitico.
Il nome moderno Kastellorizo deriva dal castello dalle tinte rossastre (Castello Rosso) costruito dai Cavalieri di San Giovanni nel XIV secolo, arroccato sopra il pittoresco porto dell’isola. Questa fortezza, con le sue alte mura difensive e la posizione dominante, ha dato il nome all’insediamento e, in seguito, all’intera isola.
Durante il periodo ottomano, soprattutto nella seconda metà del XIX secolo, l’isola conobbe un’epoca di notevole autonomia e prosperità, grazie a privilegi speciali concessi dalla Sublime Porta. Di quell’epoca restano oggi le eleganti dimore neoclassiche che ancora si affacciano sul lungomare, testimoni di una vivace classe mercantile.
Nel XX secolo, il destino di Kastellorizo ha rispecchiato le turbolenze della regione. Occupata dalla Francia durante la Prima guerra mondiale e successivamente ceduta all’Italia, l’isola vide la sua popolazione ridursi drasticamente allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Dopo un breve periodo di liberazione da parte degli Alleati nel 1943, Kastellorizo fu pesantemente bombardata dalle forze tedesche e la popolazione fu evacuata nei campi profughi nella Striscia di Gaza. Nel 1948, con il passaggio del Dodecaneso dall’Italia alla Grecia, l’isola fu ufficialmente unificata allo Stato greco.
Nei decenni successivi, la difficoltà economica e lo spopolamento spinsero molti abitanti a emigrare, soprattutto in Australia, animata da una vivace diaspora kastelloriziana. Tuttavia, a partire dalla fine del XX secolo, sono stati compiuti sforzi significativi per ridare vita culturale all’isola. Nel 1991, il film vincitore dell’Oscar Mediterraneo fu interamente girato a Kastellorizo, e nel 2003, l’isola ospitò il Vertice dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea sotto la presidenza greca.
Oggi Kastellorizo, porto di attracco per i film, ornato da un’architettura protetta e silenziosamente resiliente, è rimasta intatta dal turismo di massa e dal 2016 è la sede orgogliosa del festival Beyond Borders. Continua a incarnare il punto d’incontro tra Oriente e Occidente, un luogo dove cultura, storia e arte si intrecciano per ricordarci che lo scambio al di là dei confini non è possibile, ma necessario per il progresso.
Lei ha definito Kastellorizo “On the Edge of the Aegean”. Cosa rappresenta, per il festival, svolgersi proprio qui, in un luogo così remoto dalla capitale, Atene, nel cuore del Mediterraneo e simbolico al tempo stesso?
Quando abbiamo iniziato il Festival, alcuni hanno deriso l’idea, come se volessimo “fare cultura su una roccia”. Ma per me non è mai stato solo uno scoglio. Ho un legame personale con Kastellorizo fin dal 1991, quando i miei genitori acquistarono qui la nostra casa di campagna. Abbiamo trascorso molte estati sull’isola, in famiglia, con il nostro cane Mini, la mia chitarra e innumerevoli serate a cantare sotto le stelle con abitanti del posto e viaggiatori. Per questo, creare un’istituzione culturale qui è stato, in molti sensi, una scommessa sentimentale: riportare Kastellorizo sulle mappe, non solo geografiche, ma anche sentimentali e culturali.
Col passare degli anni, abbiamo compreso quanto possa essere potente il turismo culturale decentralizzato. Ospitare Beyond Borders su un’isola così remota e minuscola ha portato benefici tangibili non solo per il pubblico internazionale, ma anche per l’economia locale e la comunità. Ha offerto visibilità, orgoglio e un investimento culturale concreto in un luogo che, altrimenti, rischiava l’oblio.
Ma forse l’aspetto più toccante, per noi, è ciò che accade sul campo: quando per esempio i bambini del posto si illuminano di curiosità durante i laboratori di fotografia e di cinema tenuti da insegnanti internazionali, o quando gli anziani dell’isola guardano un documentaristico e si commuovono fino alle lacrime. Questa è, per noi, la vera ricompensa: vedere l’arte lasciare un’impronta, silenziosa ma profonda, ai confini dell’Egeo.
In Italia l’isola è estremamente famosa grazie al film Mediterraneo di Gabriele Salvatores, premiato con l’Oscar nel 1992. Non a caso, nel 2023 uno degli ospiti d’onore del festival è stato proprio Giuseppe Cederna, uno dei protagonisti del film. Quanto pesa questa eredità cinematografica nel rapporto tra l’isola e il pubblico italiano?
L’impatto di Mediterraneo sull’identità di Kastellorizo, in particolare nella coscienza collettiva italiana, è straordinario. Per molti italiani, il film non ha solo fatto conoscere una remota isola greca, ma ha catturato in un certo senso la sua atmosfera atemporale, la sua bellezza e un’introspezione che ha toccato corde profonde del pubblico. In un certo senso, il film premio Oscar di Salvatores ha immortalato Kastellorizo come un rifugio poetico, un luogo di trasformazione silenziosa.
Questa eredità cinematografica continua ancora oggi a plasmare il rapporto dell’isola con il pubblico italiano. Ogni anno, molti italiani visitano Kastellorizo non solo come turisti, ma come veri e propri “pellegrini”, in cerca dell’atmosfera e delle emozioni hanno vissuto per la prima volta attraverso il film. Alcuni, nel tempo, hanno persino acquistato casa sull’isola, scegliendo di diventare parte integrante della sua comunità e della sua quotidianità.
Accogliere Giuseppe Cederna come ospite d’onore al Beyond Borders nel 2023, in occasione della proiezione di Mediterraneo alla sua presenza e vedere lui stesso confrontarsi con il proprio passato, più di trent’anni dopo, è stato un momento intenso, sia per lui che per noi. È stato un modo bellissimo per rendere omaggio al ponte che Mediterraneo ha creato, più di trent’anni fa, tra l’Italia e Kastellorizo, un ponte che ancora oggi viene attraversato da nuove generazioni di italiani che, grazie alla magia del cinema, sentono un legame profondo con quest’isola.
Quest’anno la RAI è media partner straniero d’onore: quanto è importante, per voi, il legame culturale con l’Italia?
L’Italia è da sempre una terra di straordinaria profondità culturale, dall’antichità al Rinascimento e oltre, e continua a ispirare il mondo attraverso la sua letteratura, l’arte, la musica e, naturalmente, il cinema. Il legame che condividiamo con l’Italia è sia storico che emotivo, e trova una naturale espressione in Beyond Borders.
Il cinema italiano, e in particolare il documentaristico italiano, occupa da sempre un posto rilevante nella programmazione del nostro festival. Ogni anno ci impegniamo consapevolmente a includere produzioni italiane, e anche quest’anno non facciamo eccezione: quest’anno siamo orgogliosi di presentare tre documentari italiani proiettati nelle nostre tre principali sezioni del festival: la “Main Competition”, la “μicro Competition” e la sezione non-competitiva “Panorama”.
Siamo particolarmente onorati, quest’anno, di avere la RAI, la radiotelevisione pubblica italiana, come partner mediatico straniero d’onore. Ancora più significativo sarà il contributo di Silvia De Felice della commissione documentari RAI, che parteciperà non solo come ospite d’onore, ma anche come relatrice di una masterclass dedicata al funzionamento interno e alla filosofia editoriale della sezione documentari della RAI.
Siamo lieti di poter consolidare questa collaborazione, nella speranza che apra la strada a scambi sempre più fruttuosi con istituzioni e creatori italiani negli anni a venire.
Il festival ha caratteristiche uniche: proiezioni open-air, ingressi gratuiti, un’atmosfera intima ma internazionale. Quanto contano questi aspetti nella vostra identità?
Grazie per averlo sottolineato, perché questi elementi non sono semplici caratteristiche: sono il cuore stesso della filosofia di Beyond Borders. Fin dall’inizio, sia il Festival che il suo ente organizzatore, IDISME – la Fondazione Ellenica di Storia, si sono impegnati a rendere la cultura e l’arte accessibili, inclusive e aperte a tutti. È per questo che l’ingresso è sempre gratuito, non solo qui a Kastellorizo, ma anche quando il Festival porta in tournée i suoi film premiati in luoghi come le Cinémathèque di Atene, Istanbul e, presto, Losanna.
Personalmente, sento di aver ereditato un valore profondamente radicato nei greci provenienti dall’Impero Ottomano del XIX e dell’inizio del XX secolo: un autentico senso di responsabilità verso il bene comune. Il progresso non dovrebbe essere per pochi, ma per tutti. Ed è proprio questo spirito che guida il nostro lavoro: creare uno spazio in cui le persone si incontrino, non solo come professionisti del cinema e spettatori, ma anche come comunità. E credo che i nostri ospiti lo percepiscano. Non partecipano semplicemente a Beyond Borders, ne diventano parte.
Alla fine della settimana, non siamo più estranei, ma una grande compagnia di amici riuniti sotto le stelle, a guardare documentari potenti, spesso oltre la mezzanotte, mentre il mare mormora dolcemente a pochi metri da noi. Non esiste cornice migliore di Kastellorizo, in agosto, per vivere questa esperienza culturale condivisa. È questa la vera bellezza di Beyond Borders.
C’è qualcosa di profondamente utopico – e forse anche magico – nel portare un festival su un’isola come Kastellorizo. A differenza di città come Atene o Salonicco, qui mancano le grandi infrastrutture e il collegamento più vicino è un traghetto di tre ore da Rodi. Cosa significa organizzare un evento culturale di respiro internazionale in un contesto così complesso?
Non lo nego: “sfida” è decisamente la parola giusta per descrivere cosa significa organizzare un festival come Beyond Borders a Kastellorizo. Per ogni edizione del festival, con la mia squadra, lavoriamo letteralmente un anno intero. Appena rimettiamo piede ad Atene, alla fine del festival, cominciamo subito a preparare l’edizione successiva.
Kastellorizo è un luogo straordinario, ricco di ispirazione e bellezza, ma anche remoto e con infrastrutture limitate. Questo significa che tutto, dall’attrezzatura tecnica alla logistica, all’ospitalità, deve essere pianificato, programmato e consegnato con largo anticipo. Nulla può essere lasciato al caso.
Le difficoltà sono cresciute nel tempo, man mano che il festival è cresciuto. Da un unico spazio di proiezione con cui siamo partiti, oggi ne abbiamo tre. Il pubblico è aumentato di dieci volte. Ospitiamo attività parallele, programmi educativi, eventi per l’industria cinematografica e la lista continua a crescere.
Eppure, è proprio questo a rendere il festival così speciale. Lo sforzo necessario per dare vita a Beyond Borders è pari solo alla dedizione e alla professionalità della nostra squadra e dei nostri collaboratori. A loro devo una gratitudine immensa: per aver reso possibile questa visione, per aver costruito insieme un evento culturale internazionale dal nulla, a cadenza annuale, su una piccola isola nel cuore del Mediterraneo.
Nonostante la sua anima profondamente legata all’isola, Beyond Borders è anche un festival in movimento. Nel 2024 è approdato a Istanbul, nel 2025 ha toccato Atene, alcuni documentari vincitori sono proiettati al “GreekDoc” di Parigi. Insomma ancorato saldamente all’identità dell’isola ma anche “on the road”, giusto?
Esattamente. Come ho già accennato, Beyond Borders è orgogliosamente radicato a Kastellorizo, ma non è mai stato pensato per restare confinato lì. Abbiamo già stretto partnership a lungo termine con le Cinémathèque di Atene e di Istanbul, e presto anche con quella di Losanna. Perché, diciamolo chiaramente: per quanto magica sia Kastellorizo, è anche una destinazione remota e, per molti, relativamente costosa. Questo significa che molti degli straordinari film che presentiamo ogni anno vengono visti solo da poche decine, o nel migliore dei casi, poche centinaia di persone mentre meritano di essere visti da migliaia.
È proprio da questa consapevolezza che nasce l’iniziativa Beyond Borders Travels. Portiamo i film premiati e una selezione dei contenuti più significativi di ogni edizione a nuovi pubblici in tutto il mondo dalle capitali europee ai centri culturali internazionali facendo sì che il festival onori davvero il suo nome.
La nostra aspirazione è che Beyond Borders diventi un festival in costante movimento: ogni mese in una città diversa, attraversando confini geografici e simbolici, diffondendo il potere del cinema documentaristico ovunque ci sia voglia di ascoltare storie che meritano di esser raccontate.
Il 2025 segna un anniversario importante: i dieci anni del festival. Quali sono i traguardi più significativi raggiunti in questo decennio? E quali le sfide future?
È una domanda difficile, non perché manchino i traguardi importanti, ma perché ce ne sono tanti e ognuno è significativo. Guardando indietro a quasi un decennio di lavoro, vedo un percorso che è stato, in egual misura, difficile, magico e profondamente gratificante.
Nel 2016, abbiamo ricevuto poco più di 60 candidature da 10 Paesi. Quest’anno, ne abbiamo raccolte 907 da 92 Paesi. Questo dato, da solo, dice moltissimo su quanto Beyond Borders sia cresciuto in termini di riconoscimento e portata internazionale.
Ma, a essere onesti, i traguardi veri non stanno solo nei numeri. Ricordo le prime edizioni, quando tutto era fatto e finanziato da noi stessi, costruito con pochissime risorse. Non avevamo nemmeno i fondi per il cibo o l’alloggio. Mia madre, la filologa Kaiti Sarioglou, che purtroppo non c’è più, cucinava per tutto il team. Dormivamo tutti per terra nella nostra casa a Kastellorizo, volontari, ospiti, staff, tutti insieme, come una famiglia. Eppure nessuno si è mai lamentato. Non era fatica, era un sogno in movimento. Ed è stato quel sogno a darci la forza di andare avanti.
Quindi, se mi chiedi quali sono i veri traguardi, ti rispondo: sono la dedizione della nostra squadra di storici data, che ha credutoin questa visione con anima e cuore; è il talento e la fiducia dei registi che ci hanno affidato le loro storie; è l’energia dei volontari, il cui entusiasmo e impegno non smetterò mai di ringraziare; sono le istituzioni e gli sponsor che hanno riconosciuto il valore di ciò che stavamo costruendo, nel luogo più remoto della Grecia, e ci hanno sostenuto.
Tengo stretti anche i momenti di dubbio, le difficoltà, le giornate in cui la strada sembrava incerta. Perché è stato proprio in quei momenti che la nostra determinazione si è rafforzata. È lì che abbiamo capito che non stavamo semplicemente organizzando un evento, ma facendo una scelta culturale, una scelta di vita.
Oggi, Beyond Borders è molto più di un festival documentaristico. È una storia di passione, resilienza e fiducia nella cultura, nell’isola di Kastellorizo e nel potere della narrazione. Ed è una storia che continua a scriversi. Guardando al futuro, la nostra aspirazione è chiara: crescere in modo organico, senza mai perdere i nostri valori. Restare allo stesso tempo intimi e internazionali. Creare nuovi ponti tra culture, dare spazio a nuove voci del cinema documentaristico, portare il mondo a Kastellorizo e Kastellorizo nel mondo.