Mark Rothko a Palazzo Strozzi dialoga con i grandi del Rinascimento

Mostra con 70 opere che permettono di ripercorrere la sua vicenda artistica

La passione per l’Italia, il Rinascimento e l’antichità, si riflettono sull’opera di Mark Rothko, artista per lo più autodidatta, avido studioso di storia dell’arte, di architettura, di archeologia consolidate attraverso visite al Metropolitan Museum of Art. Rothko analizza minuziosamente le opere dl Beato Angelico, di Michelangelo, riconosce affinità, sensibilità e analogie di concetti, pensieri e teorie. L’arte italiana lo affascinava ma il Rinascimento era il suo idolo permanente.

E proprio Firenze dedica una magnifica retrospettiva a Palazzo Strozzi, all’artista del silenzio, dello spazio e del colore, dal 14 marzo al 23 agosto.

Un sogno di Mark Rothko si avvera. I tre viaggi in Italia, il primo a quarantasette anni, nel 1950, poi nel 1959 e infine nel 1966, incoraggiano Rothko a continuare nel suo percorso artistico ispirandosi a una tradizione storico-artistica, creando con una libertà espressiva senza tempo.

Rothko non dipingeva il mondo circostante bensì quello che aveva in mente, una mente apparentemente popolata dalle piazze e dai grandiosi monumenti dell’Europa… A guidare il suo pensiero sono Michelangelo e Firenze”, afferma il figlio e curatore Christopher Rothko.

Non ha lasciato molti scritti, parlava attraverso i suoi lavori artistici. Voleva solo dipingere, senza perdere tempo a scrivere pensieri e teorie.

La sua carriera artistica inizia facendo proprie le caratteristiche della pittura figurativa. Negli anni Trenta si interessa di mitologia greca, di arte primitiva e psicoanalisi. Dopo una ricerca che lo porta verso il Surrealismo e l’Espressionismo si dedica a composizioni astratte. Intorno agli anni ’50 e ’60, evolve realizzando dei grandi quadri astratti dove lo spazio è tradotto in ampie campiture di diverse cromie, che diventeranno la sua cifra stilistica, restituendo una forte tensione e un profondo sentimento pieno di poesia e spiritualità.

Le oltre 70 opere presenti nella mostra fiorentina permettono di ripercorre la vicenda artistica di Rothko dalle prime esperienze fino alla fine dei suoi giorni e il suo profondo legame con l’arte italiana.

I prestiti provengono da rinomate collezioni private e dai più famosi musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art, MoMA, il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington DC.

Nella mostra sono state coinvolte, oltre a Palazzo Strozzi, due istituzioni culturali fiorentine legate all’artista: il Museo di San Marco, con cinque opere esposte nelle celle affrescate dall’Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, fonte di ispirazione per la serie dei Seagram Murals, con due opere in dialogo con lo spazio progettato da Michelangelo. La forma e la struttura dei Seagram Murals, sembrano derivate proprio da questa architettura classica.

Continua Christopher Rothko: “Ispirato dai suoi viaggi a Roma e Firenze, quell’elemento spirituale divenne ancora più centrale. In tutta la mostra abbiamo allestito sale intime dove l’interazione personale con le opere di Rothko è massimizzata e valorizzata dalla loro risonanza con le sale storiche stesse”.

Il percorso espositivo, suddiviso in dieci sezioni, curato da Christopher Rothko ed Elena Geuna, ripercorre i diversi momenti della carriera dell’artista. Mark Rothko non ebbe una formazione pittorica ma si avvicina all’arte verso i venticinque anni. Da quel momento l’arte entra nella sua esistenza e la permea completamente. Nella prima sala si trovano scene figurative dove è profondo il legame di Rothko con la storia artistica europea. Alcuni richiamano esempi di Goya, Ingres e Matisse; altri, “Interior” rimandano a templi antichi e alle tombe medicee scolpite da Michelangelo in San Lorenzo a Firenze. Altri lavori si ispirano ai miti della Grecia antica, di Roma e di Babilonia. Poi Rothko si concentra sulle forme dell’inconscio. In alcuni dipinti “Room in Karnak” e “Tiresias”, compaiono figure biomorfiche e creature primordiali. Le opere “Multiforms” si trasformano in campiture multiformi astratte. Dai lavori degli anni successivi emerge il “silenzio” come forma più autentica di dialogo tra l’opera e lo spettatore. Sono esposti anche i “Seagram Murals”, carte materiche e con la tempera, sperimenta proporzioni e distanze tra le forme, modulando il peso di ciascun campo cromatico per suggerire una sensazione di pressione e raccoglimento.

Eseguiti a inchiostro, acquerello e grafite su fogli di piccole dimensioni, gli “Harvard Murals” suggeriscono un ritmo in divenire di luce e buio. Seguono dei lavori realizzati tra gli anni ’50 e ’60 dove le cromie, ispirate agli affreschi di Pompei, si fanno più intense, profonde e sature. Infine Rothko fu interamente assorbito dal monumentale progetto di quella che sarebbe poi stata intitolata “Rothko Chapel”. Elabora una nuova variazione utilizzando per la prima volta la pittura acrilica su tela in una serie di diciotto dipinti “Black and Grey”, per una commissione UNESCO, che non fu mai portata a compimento. Negli ultimi mesi di vita, Rothko realizza tre serie di opere su carta di grande formato, più intime e introverse, di una bellezza silenziosa.

Al Museo di San Marco sono collocate 5 opere in dialogo diretto con cinque degli affreschi del Beato Angelico, mentre la Biblioteca Medicea Laurenziana ospita due piccole opere di grande impatto emotivo nella bella architettura di Michelangelo.

Molte sono le iniziative in programma per tutto il periodo della mostra, compreso eventi musicali e promozioni speciali per i cittadini di Firenze. Per l’occasione è stato stampato un catalogo da Marsilio.

“Rothko a Firenze” è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, in collaborazione con importanti istituti del Ministero della Cultura: Direzione regionale Musei nazionali Toscana – Museo di San Marco e Biblioteca Medicea Laurenziana.

 Sostenitori pubblici Fondazione Palazzo Strozzi: Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze. Sostenitori privati Fondazione Palazzo Strozzi: Fondazione CR Firenze, Fondazione Hillary Merkus Recordati, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi. Main Partner: Intesa Sanpaolo. Con il supporto di Kenneth C. Griffin and Griffin Catalyst, Maria Manetti Shrem, Gruppo Beyfin S.p.A., Aon, Arteria, Enel.

Mark Rothko, Marcus Rothkowitz, nasce a Dvinsk, ex impero russo attuale Daugavpils in Lettonia, nel 1903. A dodici anni emigra con la famiglia a Portland in America. Frequenta la Yale University, per trasferirsi successivamente a New York. Dal 1929 e per vent’anni Rothko insegna al Center Academy of the Brooklyn Jewish Center. Nel 1935 è tra i fondatori del gruppo “The Ten”, con cui espone fino al 1940. Tra il 1936-1937 fa parte della divisione di pittura da cavalletto del W.P.A. Federal Art Project, dipinge quadri per edifici governativi. Nel 1940 Mark Rothko fondò la Federation of Modern Painters and Sculptors. Ha una personale all’Art Institute of Chicago mentre nel 1958 espone alla Biennale di Venezia. Accetta la commissione per il famoso ristorante newyorkese “Four Seasons” all’interno del Seagram Building, in seguito abbandonerà il progetto e dona le opere alla Tate di Londra. Espone al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris nel 1962 e al Guggenheim Museum di New York nel 1963. Lavora a un ciclo di quattordici dipinti come le stazioni della Via Crucis per la cappella a Houston. Nel 1969 viene creata The Mark Rothko Foundation con l’obiettivo di fornire assistenza ad artisti disagiati. Gravemente malato, Mark Rothko si suicida nel suo studio a New York nel 1970.

Rothko a Firenze
14 marzo – 23 agosto 2026
Firenze, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana

Info e prenotazioni: T. +39 055 2645155 – prenotazioni@palazzostrozzi.org www.palazzostrozzi.org

In foto: Mark Rothko Four Darks in Red

1958 olio su tela cm 258,6 x 295,6 New York, Whitney Museum of American Art; acquisto con fondi di Friends of the Whitney Museum of American Art, Mr. e Mrs. Eugene M. Schwartz, Mrs.Samuel A. Seaver e Charles Simon, 68.9, Cat Rais n. 611 Digital image Whitney Museum of American Art / Licensed by Scala

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