A New York il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione sponsorizzata dagli Stati Uniti che “accoglie con favore l’istituzione del Board of Peace” e autorizza la creazione di una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) da impiegare a Gaza. In linea con il piano, allegato alla risoluzione in 20 punti, del presidente Donald Trump per porre fine alla guerra. Programma che Benjamin Netanyahu ha accettato solo verbalmente durante i passati colloqui alla Casa Bianca. Tuttavia, gli articoli 19 – le condizioni potrebbero finalmente essere presenti per un percorso credibile verso l’autodeterminazione palestinese e la statualità, che riconosciamo come l’aspirazione del popolo palestinese – e il successivo – Gli Stati Uniti instaureranno un dialogo tra Israele e i palestinesi per concordare un orizzonte politico per una coesistenza pacifica e prospera – hanno provocato l’alzata di scudi degli esponenti dell’estrema destra israeliana. Costringendo lo stesso primo ministro Netanyahu a dichiarare che non avrebbe consentito lo stato palestinese.
Poco prima della seduta al Palazzo di Vetro a fare notizia è stato il leader del partito Otzma Yehudit, ed esponente del governo Netanyahu, il ministro Itamar Ben-Gvir, che ha minacciato assassinii mirati per gli esponenti politici palestinesi: “Se accelerano il riconoscimento dello stato terroristico palestinese, e l’ONU lo riconosce, dovrebbero essere ordinati assassinii mirati di alti funzionari dell’Autorità Palestinese, che sono terroristi a tutti gli effetti”. Parole gravissime per questo personaggio con un passato di denunce e arresti. Implicato in vari processi per razzismo, istigazione alla violenza e disordine pubblico. Fu lui, cosa di cui si vanta, 30 anni fa a sbarbare dall’auto del primo ministro Rabin, poco prima del suo assassinio, il logo della vettura, ammonendo: “Siamo arrivati alla sua macchina, arriveremo anche a lui”. E, purtroppo, fu proprio così.
Le dichiarazioni avventate di Ben-Gvir hanno incluso la richiesta di arresto per il presidente palestinese: “Abu Mazen [Mahmoud Abbas] e i suoi amici terroristi devono sapere che non hanno immunità”, riferendosi ad Abu Mazen ha sottolineato che “c’è una cella di isolamento pronta per lui nella prigione di Kezziot”.
Turpiloquio di parole anche per l’altra faccia della destra nazionalista l’attuale ministro delle Finanze Bezalel Smotrich: “Il piano per un percorso verso uno stato palestinese non avverrà mai… La missione della mia vita è impedire che avvenga nel cuore della nostra terra”.
Sia Smotrich che Ben-Gvir hanno gran parte della propria base elettorale tra i coloni, e spingono per la piena annessione della Cisgiordania e persino della Striscia di Gaza. Non potendo sfidare apertamente le scelte del presidente statunitense, si muovono per sabotare l’implementazione dell’accordo di tregua. Da settimane l’ala oltranzista e violenta dei coloni, “i giovani della collina”, sta mettendo a ferro e fuoco interi villaggi palestinesi. Violenze che sono state rivolte anche all’indirizzo dei soldati dell’IDF e dei pacifisti israeliani. Provocando ovviamente la reazione pubblica di una larga fetta di Israele. Tanto che Netanyahu è dovuto correre al riparo, chiarendo che gli episodi “saranno affrontati con la massima forza perché siamo uno stato di diritto”. Ma sminuendo l’accaduto commesso a suo dire da una “minoranza” che “non rappresenta la grande popolazione dei coloni”.
Il vero problema di Netanyahu è la tenuta della maggioranza che lo sostiene. E per questo, almeno ad oggi, è disposto ad accettare ogni prezzo, alto che sia. In questo modo però Bibi dimostra di essere politicamente debole internamente. Succube degli alleati, che ancora una volta hanno superato ogni limite di decenza. Con questo governo difficilmente il piano di Trump, e adesso dell’ONU, potrà progredire alla seconda fase. Alla svolta diplomatica che ha permesso di raggiungere la tregua e la liberazione degli ostaggi occorre una nuova spinta finanziaria e militare, che nel disegno di Trump deve venire dagli stati arabi. I quali tuttavia vedono Netanyahu come un partner inaffidabile, che non permetterà alcun progresso verso la nascita di uno stato palestinese.
Enrico Catassi Alfredo De Girolamo