Siena – L’avventura del Teatro Povero di Monticchiello prosegue. Da quando è nato nel 1967 non si è mai fermato. L’”auto dramma” 2025, per usare la felice definizione che ne dette Giorgio Strehler, va in scena da sabato 26 luglio a giovedì 14 agosto nel tradizionale scenario di Piazza della Commenda col titolo “La casa silente”.In questo antico borgo di Toscana, affacciato sulla Val d’Orcia di fronte a Pienza, terre senesi di lunari crete, si consuma una delle più originali esperienze narrative, una modalità entrata di diritto, con una spregiudicatezza e una immedesimazione inusuali, nella corrente della drammaturgia italiana del Novecento.
Quella che ogni anno il Teatro Povero mette in scena è la storia dei suoi abitanti. Storie legate al territorio, tracce di vita quotidiana, momenti tragici o di festa, capitoli che superano la periferia geografica per farsi centralità di un osservatorio aperto sulle contraddizioni e le derive del mondo di oggi. Ora se è pur vero che il Teatro Povero è diventato un brand”, complice l’imperante made in tuscany paesaggistico ambientale culturale enogastronomico, è un fatto incontestabile che non si è spento il suo spirito originario (un unicum artistico produttivo) che ne fa un progetto di sopravvivenza, resistenza e immaginazione. Un progetto che dura appunto dal 1967. Da quando, in un clima da boom economico che si andava sgonfiando, e che qui, civiltà contadina da scenario mezzadrile, avrebbe avuto esiti traumatici (la “ricetta agroturistica” non era all’orizzonte), la gente del posto decise di uscire allo scoperto, di mettersi in scena, di raccontarsi, di affermarsi come comunità epica, paesaggio umano, consorzio civile.
Il Teatro di Monticchiello, povero di mezzi ma non di idee, dialetticamente sospeso fra documentazione e testimonianza, crea uno spettacolo fatto in casa, nel senso più concreto e letterale del termine (scrittura, scenografia, cast, regia), un palcoscenico aperto a tutti, dove ci si confronta, si decide, si mettono a punto trame e contenuti, si cova d’inverno e si partorisce d’estate. L’autodramma di Monticchiello è organismo verace, docile e trasgressivo, è materia viva che parte dal basso, che matura giorno dopo giorno, una partitura dove l’ieri l’oggi (ma anche il domani) si danno la mano e procedono insieme alla scoperta di vecchi panorami, archivi e scrigni più o meno segreti, episodi dimenticati, vite vissute, speranze e illusioni, vittorie e sconfitte.
Sono innesti del nuovo mondo sui ritmi di vecchie consonanze, la tradizione che svanisce ma non muore, sono le campagne che si spopolano e gli agriturismi chedilagano, sono il lavoro che manca e bisogna emigrare, sono i cambiamenti, le mutazioni antropologiche prima che culturali, sono i servizi che mancano (la scuola, l’ufficio postale, i trasporti), sono i vecchi che alla fine non ci sono più, i giovani che vanno e vengono, che annusano la storia (le storie dei padri) ma non sanno cosa farsene. Sono strategie di sopravvivenza che ci riguardano tutti quelle che qui affiorano d’estate, geografie dell’anima e mappe societarie, rituali ostinati e sensibili, costellazione corali e perimetri assembleari che intrecciano le storie di “dentro” con quelle di “fuori”, impastando le memorie dei padri con le speranze dei figli, scolorando l’immagine del passato sui binari della contemporaneità e del nuovo (che forse non avanza ma di certo preme), sempre trovando un equilibrio, imperfetto e poco rassicurante, fra le varie spinte che lo animano e di anno in anno lo rimettono in gioco.
Un laboratorio che intercetta con spontaneo senso critico e dolorosa consapevolezza, le mille contraddizioni della società contemporanea. Un teatro capace di dialogare col mondo esterno senza dimenticare il proprio habitat familiare. Anzi da esso partendo, in esso immergendosi e al tempo stesso da esso affrancandosi. In questo ultimo capitolo, “La casa silente”, ci troviamo catapultati nel 2059, in un’Europa in profonda crisi demografica attraversata da vecchi dove i bambini sono praticamente scomparsi. “Le famiglie come le intendiamo ancora – dice Giampiero Giglioni coordinatore e regista – quasi tutti vivono soli, il lavoro umano è residuale, sostituito da automazione e grandi organismi planetari.
Nei borghi come Monticchiello sopravvivono pochissimi anziani; il resto è stato venduto a stranieri ricchissimi trasformando così i centri storici in scenografie per il turismo di lusso, appunto una sconfinata ‘casa silente’, in cui nessuno sembra più in grado di far tesoro del proprio passato, di individuare in esso valori guida per progettare il presente e immaginare il futuro”. Saprà qualcuno intravedere un modo diverso di ricostruirsi e ricostruire? “In questa apparentemente comoda e levigata ‘perfetta bellezza’ ad uso di pochi – conclude Giglioni – la sparizione di un anziano accumulatore seriale porterà un moto perturbante, trascinando tutti i coinvolti lungo un sentiero a ritroso, in cui recuperare scampoli di un senso collettivo perduto. Uno spiraglio dietro al quale, forse, qualcuno saprà intravedere un’alternativa”.
Per prenotazioni https://teatropovero.it/prenotazione/ . Info 0578 755273 e 338 7646516.