Zuckerberg annuncia la super IA personalizzata

Un investimento di circa 15 miliardi di dollari per sette anni

Tre miliardi di dollari di attivi mensili e l’intensificazione delle operazioni strategiche all’interno del Meta Superintelligence Lab. È l’annuncio di Mark Zuckerberg in occasione della presentazione della trimestrale di bilancio, postato anche su Facebook. Su cosa sia il laboratorio in questione, ora al centro delle direttrici di sviluppo dell’azienda, lo ha spiegato lo stesso Zuck già nell’estate: “Vogliamo potenziare le persone con un’intelligenza su misura per le loro vite”. In pratica l’obiettivo di Meta è quello di creare una sorta di abito sartoriale per l’IA adattato per ogni persona che decida di farne uso. Un’evoluzione rispetto all’offerta massificata, generalizzata e generica attualmente disponibile. Un obiettivo che è reso più credibile, rispetto ai competitors, perché i social di Meta, Facebook e Instagram, rappresentano la piattaforma di profilazione in grado di supportare la creazione di un’AI individuale. Spiega Zuckerberg: “Il nostro sarà il principale laboratorio di frontiera AI: creare una superintelligenza personale per tutti e fornire esperienze nell’app e dispositivi informatici che miglioreranno la vita di miliardi di persone in tutto il mondo. Penso che abbiamo già costruito il laboratorio con la più alta densità di talenti e stiamo sviluppando la nostra prossima generazione di modelli con una quantità di calcolo leader nel settore”.  Per mettere in moto questa gigantesca operazione, Zuckerberg sta investendo circa 15 miliardi di dollari.

Qualcosa di più, per capire le tracce teoriche che il laboratorio di Meta sta seguendo, lo si può percepire dall’intervento dello Chief Scientist di Meta, Yann LeCun, all’AI Frontier International Symposium 2025, svoltosi il 27 ottobre al Dragon City di Yongsan, a Seoul. Professore presso il Courant Institute of Mathematical Sciences e responsabile scientifico dell’IA in Meta, LeCun è considerato una delle figure più autorevoli nel campo dell’intelligenza artificiale ed ha tenuto il suo intervento indossando gli occhiali Meta AI. Da settembre è anche co-direttore del Global AI Frontier Lab, fondato presso la New York University come centro di ricerca congiunto tra Corea del Sud e Stati Uniti.

E proprio nella capitale della Corea del Sud LeCun ha presentato una relazione che pare l’inizio di una rivoluzione sul fronte dell’intelligenza artificiale, a partire dagli LLM, che ne determinano il funzionamento: “I Large Language Model (LLM) – ha detto LeCun – diventeranno inutili entro cinque anni. Se volete contribuire all’avanzamento dell’intelligenza artificiale fino al livello umano, dovete studiare ciò che i LLM non sono in grado di fare.” Ed ha annunciato l’evoluzione al centro della ricerca: il WML, (World Model Learning), “una tecnologia che consente a un sistema di intelligenza artificiale di comprendere il funzionamento del mondo reale, in modo da prevedere e prepararsi a situazioni future, come fa l’essere umano. A differenza dei LLM, che apprendono semplicemente dai testi per generare frasi, un WML apprende dai movimenti e dai cambiamenti dell’ambiente reale, per prevedere l’azione successiva”. Oltre a Meta, anche OpenAI e Google stanno già lavorando allo sviluppo di WML per superare le architetture basate sui LLM. Ma Meta ha il vantaggio dei social come ha spiegato Zuckerberg: “I social media hanno attraversato due ere finora. La prima è stata quando tutti i contenuti erano di amici, familiari e account che l’utente seguiva direttamente. Il secondo è stato quando abbiamo aggiunto tutti i contenuti del creator. Ora, poiché l’IA rende più facile creare e remixare contenuti, aggiungiamo un altro enorme corpus di contenuti. I sistemi di raccomandazione che comprendono tutti questi contenuti più a fondo e che possono mostrare i contenuti giusti per aiutare a raggiungere gli obiettivi dell’utente, saranno sempre più preziosi”.

Per giungere alla Superintelligenza, Zuckerberg ha indicato un arco temporale tra i 5 e i 7 anni.


Non era scontato un report così entusiasta in occasione della terza trimestrale del 2025, perché diverse fonti avevano annunciato un imminente taglio di 600 posti proprio al Meta SuperIntelligence Lab. La rivista Axios, citando un report interno dell’azienda di Menlo Park, precisava comunque che i tagli non avrebbero riguardato l’unità di ricerca dedicata alla nuova generazione di LLM. Proprio il campo di cui ha trattato LeCun nell’intervento a Seul. L’uomo che Zuckerberg ha messo a capo dello sviluppo dell’AI, Alexandr Wang ha descritto il taglio di 600 dipendenti come una ristrutturazione interna, volta a “snellire i processi decisionali in modo che ogni persona abbia più responsabilità, maggiore autonomia e un impatto più significativo”.

Nella trimestrale di Meta si citano alcuni dati significativi: 3,5 miliardi di persone in tutto il mondo utilizzano le App del gruppo; 5% in più di tempo trascorso su Facebook nel terzo trimestre e 10% su Threads, con addirittura un 30% in più su Instagram; il run-rate annuale basato sugli strumenti pubblicitari interamente alimentati dall’intelligenza artificiale ha superato i 60 miliardi di dollari.

Zuckerberg ha concluso il suo intervento con toni enfatici: “Abbiamo molto da fare. Ma stiamo facendo progressi reali, ottenendo forti risultati aziendali, creando la densità di talenti e le infrastrutture necessarie per la prossima era, e guidando la strada sui dispositivi IA che definiranno la prossima piattaforma di calcolo. Sono orgoglioso di come i nostri team stiano affrontando la sfida”.

E quanto sia intensa la sfida lo dimostrano anche i numeri dei concorrenti. Sam Altman, il Ceo di Open AI ha annunciato che Chat GPT ha raggiunto la cifra astronomica di 2 miliardi e mezzo di prompt – cioè di quesiti posti – ogni giorno. Si pensi a quale forza abbia questa macchina, così come le altre, per processare le domande e fornire le risposte. Non sempre calzanti, ma tendenzialmente attendibili previa verifica, sempre opportuna. Np Digital ha calcolato che Google abbia raggiunto i 13,7 miliardi di ricerche al giorno. Ma secondo altre società di analisi, come Datos, la cifra si attesterebbe intorno a 16,7 miliardi.

Al di là delle evidenti motivazioni di business che caratterizzano la corsa sfrenata dell’AI, è riflettendo su questo universo sempre in crescita, che torna alla mente una ricerca di studiosi italiani pubblicata a ottobre del 2024 sulla rivista “Nature Human Behavior”. L’articolo aveva questo titolo: “The case for human–AI interaction as System 0 thinking” (“Il caso dell’interazione uomo-AI come pensiero di Sistema 0”). Lo firmavano Massimo Chiriatti, Marianna Ganapini, Enrico Panai, Mario Ubiali e Giuseppe Riva. Affascinante – o inquietante – il contenuto: la classificazione del pensiero umano ha trovato finora una modalità di interpretazione universalmente riconosciuta nei concetti affermati dal Premio Nobel Daniel Kahneman nella sua fondamentale opera “Pensieri lenti e veloci”, perno degli studi di Economia Cognitiva: due i sistemi, il Sistema 1 è quello del pensiero intuitivo, rapido e automatico, il Sistema 2 si riferisce al pensiero analitico e riflessivo. Adesso i quattro ricercatori individuano un terzo sistema, detto appunto Sistema 0, sostanzialmente addetto all’elaborazione di una mole così grande di informazioni che il pensiero umano, da solo, non riuscirebbe a portare a termine, se non con l’aiuto dell’IA. Il Sistema 0 sarebbe una estensione della nostra capacità analitica e di pensiero, in una dimensione mista uomo-macchina. È la direzione in cui va anche la Superintelligenza di Zuckerberg innervata dai nuovi WML paventati da LeCun?

In questo ambito già nel 2008, Raymond Kurzweil scriveva nel suo libro cult “La singolarità è vicina” (Apogeo, 2008), tesi che parevano fantascientifiche e oggi lo sembrano un po’ meno, ulteriormente suffragate nel libro del 2024 “La singolarità è più vicina”. Scienziato, innovatore e visionario, Kurzweil è stato fra i primi a creare sistemi di intelligenza artificiale in grado di leggere testi. Per anni ha guidato la ricerca di Google. Quasi venti anni fa scriveva: “Le capacità dell’IA crescono, le informazioni diventano più accessibili e noi integriamo sempre più strettamente quelle capacità con la nostra intelligenza biologica naturale. Alla fine, la nanotecnologia farà sì che queste tendenze arrivino al culmine e estendano direttamente il nostro cervello con strati di neuroni virtuali nel cloud. In questo modo ci fonderemo con l’IA e aumenteremo noi stessi con una potenza di calcolo milioni di volte superiore a quella che ci ha dato la nostra biologia. La nostra intelligenza e la nostra coscienza si espanderanno e si approfondiranno in una misura che è difficile da comprendere.

Questo evento è quello che chiamo la Singolarità». Intervenuto nella primavera scorsa al Mobile World Congress di Barcellona, Kurzweil ha ribadito: “Guardando al 2030, probabilmente saremo in grado di collegare direttamente i nostri cervelli al cloud. Spesso si confronta la nostra capacità cognitiva con ciò che l’IA può fare, ma l’IA non è “costosa” come un cervello; è una creazione dell’ingegno umano che già estende le nostre menti”. Il futurologo si è anche detto certo che l’IA ci allungherà la vita. Provare a crederci potrebbe essere interessante.

In foto Mark Zuckerberg

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