Uccidono più le sanzioni delle bombe: lo denuncia uno studio pubblicato dall’autorevole rivista scientifica “The Lancet” secondo cui dal 1970 al 2021 le vittime delle misure prese da Usa e UE per punire regimi trasgressori o solamente invisi sarebbero circa 38 milioni. Una cifra da capogiro, un olocausto silenzioso divenuto prassi corrente n tutti questi anni perché definite come “armi diplomatiche” proprio per impedire conflitti o spargimenti di sangue.
Dalla lettura dello studio emerge invece che nel corso degli anni presi in esame, le sanzioni internazionali hanno in media provocato 776.610 morti all’anno, quelle economiche 628,860 , quelle unilaterali 564.258. Negli stessi anni i morti conflitti armati sono stati in media 106.000 , un settimo circa delle vittime delle sanzioni internazionali.
Lo studio ”Effects of international sanctions on age specific mortality” pubblicato dalla rivista britannica mesi fa è tornato d’attualità grazie al politologo americano John Measheimer che lo cita nei suoi commenti sull’attualità del momento, ricordandoci che senza che nessuno battesse ciglio, misure che dovevano evitare il sangue hanno portato nella tomba milioni di persone.
Le sanzioni, si ricorda, possono portare alla “riduzione nella qualità e quantità dell’apporto sanitario a causa del calo del reddito pubblico; del calo delle importazioni essenziali e quindi delle forniture mediche e altri beni essenziali e ad ostacoli nelle organizzazioni umanitarie nello svolgimento delle loro attività.
Le principali vittime delle sanzioni sono bambini e vecchi. I piccoli, dell’età inferiore ai 5 anni, hanno rappresentato il 51% delle vittime. Complessivamente bambini e adulti tra i 60 e gli 80 anni hanno contato per il 77% complessivo dell’ecatombe.
Lo studio è stato compiuto da Mark Weisbrot, Francisco Rodriguez e Silvio Rendon, ha preso in esame l’effetto delle sanzioni su 152 paesi tenendo conto degli specifici tassi di mortalità alla luce degli effetti delle sanzioni prese tra il 1970 e il 2021. Sanzioni che hanno subito un netto incremento: negli anni 2010-20 era il 25% dei paesi ad esserne colpiti contro l’8% degli anni ’60. Per Weisbrot, ”E’ immorale e indifendibile che questa forma di punizione collettiva continui ad essere utilizzata e anzi si sia pure espansa nel corso degli anni … e continui ad essere largamente erroneamente considerata come una meno letale, quasi non violenta politica alternativa alla forza militare”
Lo studio , che analizza in particolare l’impatto delle sanzioni sulla salute, ritiene di aver riscontrato un significativo legame tra sanzioni e l’aumento della mortalità, in particolare le sanzioni “unilaterali, economiche e da parte degli Usa”. Non vi sarebbe invece alcuna evidenza statistica delle sanzioni emesse dalle Nazioni Unite.
Secondo lo studio, le sanzioni degli Usa e dell’Ue fanno paggior danni perché appositamente pensate per infierire maggiormente sulle popolazioni prese di mira, contrariamente a quelle delle Nazioni Unite che invece tendono a minimizzarne l’impatto sulla popolazione civile. Gli Stati Uniti invece mirano a un “regime change” o cambiamenti di direzioni politiche puntando proprio su sanzioni che esasperino le difficoltà economiche, finanziarie e sanitarie e quindi incentivino il malcontento della popolazione.
Woodrow Wilson riteneva già che le sanzioni erano “qualcosa di più tremendo della guerra” e “la nostra evidenza dimostra che aveva ragione” commentano gli autori convinti dai risultati della ricerca che le sanzioni siano una delle armi più nefaste per la vita umana. “Abbiamo visto come sanzioni economiche, soprattutto quelle degli USA, contribuiscano n modo sostanziale al collasso economico dei paesi presi di mira, come ad esempio il Venezuela”, commenta Rodriguez un ricercatore che insegna all’Università di Denver. Le sanzioni poi, rileva, spesso neanche raggiungono gli obiettivi dichiarati e invece infieriscano soltanto sulle popolazioni civili di quei paesi.. sarebbe ora che gli USA, l’UE e gli altri potenti della comunità internazionale seriamente riconsiderassero questo crudele e spesso controproduttivo meccanismo”.
Meccanismo i cui effetti non erano ignoti ma solo ignorati. Già nel 1990, durante la guerra in Irak, un rapporto delle Nazioni Unite aveva constatato che le sanzioni avevano provocato la morte di mezzo milione di bambini. “Credo che sia un prezzo che vale la pena di pagare” aveva commentato l’allora segretario di stato Margaret Albright. Come dire che la sofferenza dei civili è un costo accettabile per obiettivi geopolitici. Una formula che purtroppo non ha perso nulla d’attualità”.