Un Manifesto di Firenze per un’Intelligenza Artificiale Umana

Dialogo con Padre Benanti unico membro italiano del Comitato dell’Onu sull’IA

Un Manifesto Universale di Firenze per un’Intelligenza Artificiale Umana. È un’idea nata nel cuore di Firenze, ma che parla al mondo intero: una sorta di Decalogo perché il tempo nuovo dell’arrembante sviluppo delle “macchine sapienti”, sappia recuperare quel primato della creatività e dell’eccellenza umana che raggiunse il momento del massimo fulgore proprio a Firenze, con il Rinascimento. Nella pittura, nell’architettura, nell’agricoltura, nelle Lettere, nelle invenzioni: in ogni aspetto, in quell’epoca, la vita quotidiana dell’uomo migliorò. Oggi, grazie all’Intelligenza Artificiale, torna un’opportunità di grande sviluppo che può avere medesimi effetti. Ma perché l’avanzamento tecnologico si consolidi in un progresso a vantaggio dell’uomo, vanno definiti alcuni limiti.

E nella suggestiva cornice del Loggiato di Palazzo Strozzi, grazie a un’iniziativa del Cesvot (Centro Servizi Volontariato Toscana) in collaborazione con il Gabinetto Viesseux, l’idea del Manifesto, è emersa durante un dialogo tra Padre Paolo Benanti e Andrea Simoncini in merito all’intelligenza artificiale e al suo impatto sulla società, sulla democrazia, sulla libertà individuale. Non è un caso che questo ciclo di conversazioni pubbliche per riscoprire il valore dell’umano tra attivismo, volontariato e impegno civile sia nato per volontà di una struttura di supporto a tutti coloro che si impegnano per altri. Perché mai come in questi tempi di profonde trasformazioni c’è bisogno di non lasciare indietro nessuno. Lo ha sottolineato il presidente del Cesvot, Luigi Paccosi. Così come la necessità di approfondire le caratteristiche del progresso tecnologico è stata ben motivata da Riccardo Nencini, presidente del Viesseux: “Viviamo un tempo fuori cardine, una rivoluzione sconfinata. L’Intelligenza Artificiale può risolvere tanti problemi, ma può anche ferire”.

I due protagonisti del dialogo sono stati scelti con calibrata oculatezza. Da una parte Padre Paolo Benanti, frate francescano, teologo e bioeticista italiano, esperto di etica delle tecnologie e intelligenza artificiale, laureato in Ingegneria e Teologia, è docente alla Pontificia Università Gregoriana. Coordina il Comitato su Intelligenza artificiale e informazione insediato dal Governo italiano, il gruppo di studio sull’Etica dell’IA presso il Vaticano, è l’unico membro italiano del Comitato sull’Intelligenza Artificiale dell’Onu. Benanti si occupa in particolare di bioetica, neuroetica, e impatti dell’innovazione tecnologica sulla società. Ha pubblicato numerosi libri e articoli su intelligenza artificiale, robotica, algoritmo ed etica. È stato consigliere del Papa su temi legati alla tecnologia e alla morale, contribuendo a tutte gli importanti interventi di Papa Francesco in materia di IA. E tutto lascia pensare che Padre Benanti sarà anche in stretto contatto con Papa Leone XIV. Proprio a Palazzo Strozzi, Benanti ha confermato che il tema della prima enciclica del nuovo Pontefice sarà l’IA: “La cosa significativa – ha sottolineato Padre Benanti – non è che Leone XIV ha annunciato la sua prima enciclica sull’IA per indicare chi mettere al rogo e chi no. Affatto, anzi, il Pontefice ha detto che a quest’epoca di rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale la Chiesa ha da offrire la sapienza della dottrina sociale della Chiesa. È un incipit di grande interesse, vedremo come lo svilupperà il Pontefice. Si può presumere che siccome questi sono fenomeni della contemporaneità, allora la Chiesa deve starci dentro: vediamo come trasformare l’innovazione in una forma di sviluppo, cioè in qualcosa che serve a fare il bene dei singoli e il bene comune. C’è da capire come la Chiesa possa essere partigiana dell’umano in questa epoca di confronto con le macchine. La dottrina sociale della Chiesa è a disposizione perché l’IA possa rispondere ai criteri di giustizia sociale, secondo quanto indicato dalla Dottrina Sociale della Chiesa, stando insieme con tutti coloro che stanno vivendo in questa contemporaneità. Il Rinascimento ci indica come. D’altronde – ha sottolineato Benanti – in un’epoca di grandi ingiustizie sociali la Chiesa non poteva stare a guardare”.

Andrea Simoncini, è Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze e professore ordinario di Diritto costituzionale. È membro del comitato scientifico della Fondazione SERICS (Security and Rights in the Cyberspace) nonché Principal Investigator dello Spoke Law and regulation for a better-safe Cyberspace (CYBERIGHTS). È autore di importanti pubblicazioni nel campo delle libertà costituzionali, delle nuove tecnologie e della bioetica, esprimendo una spiccata sensibilità per le implicazioni istituzionali, storiche e culturali del diritto costituzionale. Recentemente, ha pubblicato numerosi contributi scientifici sui temi dell’intelligenza artificiale e, insieme ad altri autori, per Routledge il volume “Dialogues in Italian Constitutional Justice”.

La mole di competenze messe in campo dai due interlocutori riassume tutto ciò di cui bisogna tener conto per una interazione equilibrata tra l’uomo e l’Intelligenza Artificiale. Quando Simoncini ha sollecitato Paolo Benanti a indicare i primi tre punti di quello che potrebbe essere il Manifesto di Firenze per un’Intelligenza Artificiale umana, la risposta è stata immediata: “1. Il valore umano non è calcolabile. La creatività umana, l’arte, l’estetica vanno oltre il calcolo e questo primato dell’uomo è irrinunciabile. 2. La diversità va preservata dall’omologazione. In questo, intendendo anche la capacità di intendersi dell’uomo, anche quando le divisioni sono forte ed estreme. Perfino Guaelfi e Ghibellini, pur nella contesa, seppre coesistere. 3. La tutela del linguaggio. Firenze è la culla della diffusione di un linguaggio comune anche agli strati più deboli e meno colti della popolazione. Analogamente l’Intelligenza Artificiale ha bisogno di un linguaggio che sia comprensibile ai più, e non riservato a pochi eletti”.

Pensando al possibile e auspicato da Simoncini e Benanti, Manifesto di Firenze per un’Intelligenza Artificiale Umana, riecheggiano le parole del testo scelto e recitato a Palazzo Strozzi con intensa partecipazione da Daniela Morozzi, “Bello Mondo” di Marcella Gualtieri. Una poesia che tra i tanti motivi per ringraziare della vita, oltre alla “diversità delle creature che compongono questo universo singolare”, cita anche “il linguaggio per simulare la sapienza“. In fondo è ciò che sanno fare le macchine addestrate dall’uomo: simulare sapienza. Il mondo ha bisogno di conoscenza e sapienza reali, diffuse e non simulate. Per questo, come ha concluso Padre Paolo Benanti l’Intelligenza Artificiale va certamente usata e accettata, ma anche “addomesticata, con il coraggio e la forza di gestire le complessità”.

In foto Andrea Simoncini e Paolo Benanti

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Commenti 1
  1. Ciao,

    1. Il valore umano non è calcolabile…
    E’ POSSIBILE che a risorse finite.. diventi calcolabile. Se con 10.000 eur potrò salvare solo o una persona o altre 9, salverò le 9 e la 1 dovrà morire. Se però la 1 è un dottore forse farò meglio a salvare solo il dottore che ne salverà altre 100, ecc. Bruttissimo da dire ma così sarà (e in tanti casi lo è già adesso).

    2. La diversità va preservata dall’omologazione.
    D’accordo, finchè sarà possibile.

    3. La tutela del linguaggio… “l’Intelligenza Artificiale ha bisogno di un linguaggio che sia comprensibile ai più”
    Giustissimo, ma tra X anni non credo sarà più fattibile perchè le macchine in un certo senso avranno comunque il sopravvento e noi dovremo per forza adeguarci al “loro” linguaggio e probabilmente non sarà possibile per tutti. Il principio comunque è giusto.

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