Un eroe del nostro tempo: Angelo Vassallo, il Sindaco pescatore

Il successore Stefano Pisani: non è emersa abbastanza la sua solitudine

Il 5 settembre 2010, era una sera come tante, quando alla ribalta delle cronache, intorno alle 22:15, emerge il nome di Angelo Vassallo. Il sindaco di Pollica viene ucciso mentre rincasa alla guida della sua automobile e uno o più attentatori avevano in canna nove proiettili calibro 9, sette dei quali andati a segno. Una morte che in pochi minuti scuote l’opinione pubblica. Una tragedia che avviene in un Comune in provincia di Salerno, che si sospetta di matrice camorristica ed è tuttora oggetto di indagini da parte della magistratura.

Un caso complesso che ruota attorno alla scoperta di un traffico di droga che aveva iniziato a diffondersi nel suo paese. La procura di Salerno, dopo circa 14 anni dall’omicidio e svariate indagini, aveva chiuso il fascicolo, portando a processo alcuni indagati, tra cui il colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo, l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e l’ex pentito Romolo Ridosso, accusati di concorso in omicidio, con il movente legato al traffico di attività illecite e al bisogno di fermare il sindaco che non accettava questa situazione.

A distanza di circa otto mesi dalla sentenza, il tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza con cui il Gip di Salerno aveva disposto misure cautelari nei confronti di quattro indagati. Notizie recenti includono dei dubbi sollevati dalla Cassazione, come nel precedente annullamento: mancano elementi che giustifichino i gravi indizi di colpevolezza. Questi dubbi su questo omicidio, come spesso accade nel nostro Paese, rischiano di restare irrisolti. Tuttavia, questo aspetto non ferma la potenza che questa morte ha avuto sulle coscienze.

Angelo Vassallo fa rumore, come in vita, quando la sua carriera politica prende piede nel lontano 1995 fino al 2010, quando la sua vita viene strappata alla famiglia e ai suoi concittadini. Soprannominato il Sindaco pescatore per il suo passato di pescatore e per l’amore per il mare e per la terra, che nella sua attività di amministratore lo aveva sempre guidato. Oltre a essere un ambientalista convinto, difendeva il mare dall’inquinamento, combatteva l’abusivismo edilizio e credeva in uno sviluppo rispettoso dell’ambiente e delle persone. Un visionario che aveva ricoperto diversi ruoli, tra cui Presidente della Comunità del Parco, organo consultivo e propositivo dell’ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano; presidente della Comunità Montana ‘Alento Monte Stella’ e presidente delle ‘Città Slow’ nel mondo.

Proprio nel 2009 ebbe l’idea di formulare una proposta per includere la dieta mediterranea tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità. L’idea divenne una proposta ufficiale che fu accolta dall’UNESCO il 16 novembre 2010 a Nairobi e poi ulteriormente avvalorata anche dalla fondazione del “Centro studi per la Dieta Mediterranea”. Vassallo può essere definito un eroe dei nostri tempi che ha colpito il bisogno di una politica salda e concreta; è ciò che emerge dallo spettacolo teatrale in suo ricordo: il “Sindaco Pescatore”. Un’opera teatrale che narra la vita di un uomo semplice, ucciso per il suo impegno come uomo e amministratore. Un monologo interpretato da Ettore Bassi, basato sulla drammaturgia di Edoardo Erba e ispirato al libro del fratello di Angelo, Dario Vassallo, con la regia di Enrico Maria Lamanna, con l’obiettivo di ispirare i giovani ai valori civici e alla legalità.

Abbiamo incontrato colui che lo ha vissuto e ha preso in successione la sua visione e la sua determinazione, il sindaco Stefano Pisani, che oggi amministra una terra che sente il respiro e il peso di una grande necessità di legalità con il simbolo di un eroe dei nostri tempi.

Sindaco Pisani, Lei ha ereditato un comune e una storia che vede la sua comunità alla ribalta delle cronache. La morte di Angelo Vassallo è impressa nella mente di tutti. Come si gestisce tale peso politico e umano?

Non si gestisce mai del tutto. Si convive. All’inizio è stato come camminare con una montagna sulle spalle: il dolore di una comunità ferita, lo sguardo dell’Italia addosso, il rischio continuo di essere schiacciati dal passato. Poi ho capito una cosa: quel peso non andava rimosso, ma trasformato in responsabilità, in rigore, in visione. Ho scelto di non fare del lutto una bandiera, ma una bussola. Amministrare Pollica dopo Angelo ha significato tenere insieme umanità e fermezza, silenzio e lavoro quotidiano, senza scorciatoie e senza clamore.

Si sente spesso parlare “Sistema Cilento”. Come si affronta un’amministrazione che vive il disagio di una delinquenza invisibile?

Con pazienza e trasparenza. La delinquenza invisibile è la più pericolosa perché non spara, non fa rumore, ma corrode. È fatta di silenzi, di convenienze, di relazioni opache. Un’amministrazione la combatte con atti amministrativi puliti, con scelte coerenti, con una comunità coinvolta. Non esistono eroi solitari: esistono istituzioni credibili. E la credibilità si costruisce nel tempo, anche quando costa consenso.

Dopo anni si hanno degli sviluppi del caso, ma con esiti non sperati. Come sono state accolte le ultime notizie giudiziarie?

Con rispetto e sobrietà. In una comunità come la nostra, ogni notizia giudiziaria riapre ferite, genera domande, talvolta rabbia. Il mio ruolo non è commentare, ma garantire che Pollica continui a stare dalla parte dello Stato, senza ambiguità. Attendiamo la verità con fiducia, ma senza spettacolarizzazioni. Perché la giustizia ha bisogno di tempo, e le comunità hanno bisogno di serenità. Se c’è una lezione che questi anni mi hanno insegnato, è questa: il futuro non si costruisce rimuovendo il passato, ma nemmeno restando prigionieri di esso. Pollica ha scelto di andare avanti, con memoria e coraggio, e ogni giorno, con un po’ di ostinata speranza.

Tornando ad Angelo, quanto della sua vita personale è diventato strumento politico?

Il sindaco era, prima di tutto, un uomo profondamente innamorato della sua terra. Un pescatore che conosceva il mare come si conosce una persona cara e che aveva capito che amministrare significa “prendersi cura”. Tuttavia, la sua vita personale è diventata, suo malgrado, simbolo politico dopo la sua morte. Il rischio che si percepisce è mitizzarlo e quindi semplificarlo. Angelo non era un’icona, era un amministratore concreto, spesso scomodo, che faceva scelte nette. Questo è ciò che non occorre dimenticare. Usare la sua figura come slogan è il modo peggiore per onorarla. Mentre continuare il suo lavoro, invece, è l’unico modo serio che conosciamo e vogliamo trasmettere ai nostri giovani.

Vorrei chiederLe, in ultimo, cosa, secondo Lei, sindaco, non è ancora emerso della persona di Vassallo e del suo impegno politico-amministrativo?

Non è emersa fino in fondo la sua modernità. Angelo non era solo il “Sindaco pescatore”: era un innovatore radicale, uno che parlava di ambiente, di legalità quotidiana, di regole semplici ma non negoziabili quando tutto questo non era di moda. Non è emersa abbastanza la sua solitudine istituzionale, il fatto che spesso fosse avanti rispetto al contesto, e quindi più esposto. Se viene capito, questo aiuterebbe anche a leggere meglio ciò che è accaduto dopo.

In foto: Angelo Vassallo

Total
0
Condivisioni
Prec.
Omaggio a Miles Davis: concerto spettacolo di Fresu alla Pergola

Omaggio a Miles Davis: concerto spettacolo di Fresu alla Pergola

L’universo creativo e visionario di un artista che ha segnato il Novecento

Succ.
Meloni più europea propone un inviato speciale per l’Ucraina

Meloni più europea propone un inviato speciale per l’Ucraina

Equilibrismi con Trump, ma sulla Groenlandia prende le distanze

You May Also Like
Total
0
Condividi