Pistoia – Nel 2027 festeggerà i 120 anni, ma se consideriamo la grande attualità degli scopi perseguiti da Istituti Raggruppati di Pistoia – dal 2006 Azienda Pubblica di Servizi alla Persona – si apprezza la freschezza di un pensiero che, sotto molteplici aspetti, si presenta ancora attuale: in positivo, come in negativo.
È una storia interessante, che parte dal cuore di Pistoia per svilupparsi come guida a tematiche purtroppo ancora molto attuali: se non le stesse necessità oggettive di quando ebbe inizio, almeno nelle intenzioni odierne non esiste differenza sostanziale, si tratta sempre di guardare a chi ha bisogno, e dare loro sostegno.
Per fortuna, ogni tanto il pianeta è popolato da visionari che interpretano il mondo secondo regole proprie, orientandole a perseguire il bene comune: da queste origini filantropiche prende vita una realtà che ha saputo tenere testa al tempo, perché ha cercato di comprendere il cambiamento trasformandolo in virtù attraverso la restituzione di risorse abilmente gestite.
Fu grazie alle volontà testamentarie di due filantropi locali – Niccolò Puccini e Tommaso Conversini – che furono istituiti due Opere Pie per l’assistenza ai ragazzi orfani della città di Pistoia: un già esistente “Conservatorio degli Orfani della Città di Pistoia”, fondato nel 1722, fu ampliato dagli esecutori testamentari del Puccini (scomparso nel 1952), successivamente fu istituita la “Pia Casa di Lavoro” da quelli del Conversini (scomparso nel 1879). In entrambi i casi si trattava di patrimoni immensi, amministrati dalle rispettive Opere Pie fino al 1907 – destinati ai giovani pistoiesi in difficoltà, con l’intento di garantire loro non solo vitto e alloggio, ma soprattutto la possibilità di ricevere un’istruzione adeguata sotto ogni aspetto, compreso la formazione professionale: da quelle stanze sono passati pezzi di vita che hanno contribuito a scrivere la città per come era, e anche per come è diventata.
Se i due filantropi hanno gettato le basi per scrivere una storia cittadina appassionante, lo storico Luca Maccanti l’ha raccolta e raccontata, regalando uno spaccato di emozioni che permettono di immedesimarsi nelle intenzioni di chi questi orfanotrofi vollero istituire. Come abbiamo detto, le due realtà assistenziali vissero autonomamente fino al 1907, quando per Regio Decreto – emanato allo scopo di mettere ordine fra le tante istituzioni benefiche operative nel Paese – furono unificate divenendo Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza Istituti Raggruppati: l’intenzione legislativa guardava a dare risposte a problemi di ordine sociale, strutturando in modo organico quanto già esisteva in questo ambito.
«Riunire i due istituti con le stesse finalità, rappresentava un modo per razionalizzare il loro lavoro anche sotto un punto di vista economico» spiega Luca Maccanti, ricordando che si deve proprio all’oculatezza della gestione amministrativa se, a distanza di 200 anni, gli Istituti Raggruppati non solo esistono ancora, ma si presentano in ottima salute, pronti ad affrontare le sfide che i cambiamenti sociali hanno nel frattempo portato, modificando le necessità che la comunità più fragile richiede.
Efficienza ed economicità sono stati i criteri guida nella gestione di una Azienda che, non avendo finalità di lucro ma dotata di personalità giuridica di diritto pubblico, autonomia statutaria, gestionale, finanziaria, contabile e tecnica, può agilmente muoversi applicando criteri imprenditoriali che le consentono di ottimizzare gli scopi che generarono le Opere Pie, e che oggi sono rimasti attuali nelle finalità ideali: prevenzione e rimozione delle cause di disagio fisico, psichico, sociale della persona, dall’età dell’infanzia a quella giovanile, in collaborazione con gli enti locali e le diverse realtà del Terzo settore. Per mantenere vivo lo spirito dei fondatori, Istituti Raggruppati finanzia centri per minori, centri di aggregazione giovanile, iniziative sociali e culturali, e allo stesso tempo dedica attenzione a progetti sociali, socio-sanitari, educativi e culturali, quando sono conformi ai propri scopi.
Il progetto di ristrutturazione edilizia attualmente in corso, riunisce in sé l’essenza degli Istituti: si tratta, infatti, di consolidare la struttura materiale, senza trascurare la progettazione d’uso che il Palazzo San Gregorio – centro nevralgico di ogni attività – ospiterà, e che nelle intenzioni dell’attuale Consiglio di Amministrazione dovrà diventare un luogo simbolo di Pistoia: «Uno spazio contemporaneo di benessere, aggregazione, creatività e cultura per la comunità», ha dichiarato l’attuale Presidente Umberto Grieco «che ha richiesto un lavoro di ascolto e confronto che, a partire dall’analisi delle migliori pratiche nazionali e internazionali, sta tracciando la strada per il futuro di questo spazio.»
Per questo progetto, promosso da Istituti Raggruppati e supportato da Comune di Pistoia e Fondazione Caript, Luca Maccanti ha avuto un ruolo significativo con il libro “Il patrimonio dei poveri. Nascita degli Istituti Raggruppati” (2a edizione, 2025, Gli Ori).
Un libro che ha permesso di recuperare e consolidare – oltre alle mura – lo spirito degli Istituti, valorizzando la generosa attenzione ai concittadini da parte di chi, consapevole di essere favorito dalla sorte, scelse di offrire un’opportunità a chi altrimenti non ne avrebbe avute. Come spiega l’autore «Fin quando non furono chiusi – sul finire degli anni Sessanta – accoglievano nel convitto i bambini dai 6 anni offrendo loro educazione intellettuale e professionale, avendo gli istituti tutta una serie di laboratori di formazione e avviamento professionale. I testatori di metà ottocento si ispirarono all’esempio di altri moderati toscani, che consideravano l’educazione base su cui costruire poi la società»: da questa osservazione abbiamo preso spunto per rivolgere alcune domande all’autore.
A quanto pare le finalità attuali, indicate con un più articolato “servizi alla persona”, rappresentano una risposta concreta al cambiamento delle necessità sociali, ma non degli scopi di attenzione al sociale che erano nelle intenzioni dei testatori.
È quasi strano che oggi ci sia un istituto con nuova denominazione di servizi alla persona che si occupa più di social housing che di minori, adattandosi a quelle che sono esigenze e bisogni della comunità. Di più, è stravagante e che esista ancora un patrimonio da amministrare, ma è semplice da spiegare se consideriamo due aspetti: intanto, i due testatori lasciarono patrimoni molto consistenti. Poi, e questo distingue l’Istituto da tanti altri che sono scomparsi, va riconosciuta la capacità di chi – una volta venuta meno la missione originaria perché il problema degli orfani, ove ancora ce ne fosse necessità era gestito da nuovi enti locali e nazionali – ha avuto la volontà di trovarsi una nuova missione. Una vera a propria riconversione, come avviene in ambito industriale. Se molte Opere Pie si sono esaurite, nel caso pistoiese convivevano un patrimonio molto importante e la bravura, una volta conclusa la mission originale, di aver saputo resistere e darsi una nuova veste, nuovi obiettivi.
Nuovi obiettivi che sono risposta a nuove esigenze della persona, della socialità, della cultura?
La lucidità di chi ha amministrato finora, è stata quella di chiedersi “che cosa abbiamo?” La risposta l’hanno cercata nel patrimonio immobiliare, pensato e destinato ai bisognosi: c’è da capire chi sono oggi i nuovi bisognosi, vediamo come poter utilizzare questo patrimonio per loro…
Il libro di Luca Maccanti – il cui ricavato di vendite, va ricordato, è destinato ad alimentare il patrimonio di Istituti Raggruppati – arricchisce prima di tutto Pistoia di un pezzo di storia che la riguarda da vicino, ricostruendo meticolosamente le vicende sulla nascita delle due Opere Pie da cui la realtà di oggi trae origine, per ricordare alla città il senso politico del gesto di concittadini altruisti. Senza nulla togliere a Tommaso Conversini – il cui lascito fu comunque assai consistente – il libro ricorda quanto la stampa toscana di allora si occupò del testamento di Niccolò Puccini, un documento eclatante commentato e analizzato per anni. Probabilmente non molti sanno che Puccini e sua madre riposano nella cappella di Palazzo San Gregorio, come è ignoto che fosse stato “ospedale” per orfani fin quando gli spedali pistoiesi furono riuniti con gli Spedali del Ceppo… i motivi per leggere il libro sono davvero tanti, cosparso come è dal curioso profumo di storia.
Abbiamo iniziato affermando che l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona si presenta attuale sia in termini positivi come negativi: i positivi li abbiamo abbondantemente considerati. I negativi la riguardano indirettamente, nel senso che a distanza di tanto tempo, l’umanità ha ancora bisogno di essere sostenuta: anzi, forse ne ha più bisogno di prima. Le difficoltà del quotidiano cui molti cittadini non riescono a far fronte sono sempre più importanti: il rapporto “La povertà in Italia” diffuso da Istat lo scorso ottobre, quindi riferito al 2024, presenta una realtà in cui circa 2,2milioni di famiglie vivono in povertà assoluta. Tradotto in pratica, significa che oltre 5,7 milioni di persone hanno bisogno di essere sostenute, per assicurare loro l’accesso almeno ai servizi essenziali che rendono accettabile il vivere quotidiano. È questa realtà a ricordarci come il ruolo di istituzioni caritatevoli sia ancora, purtroppo, necessario.
In foto: Il Presidente Istituti Raggruppati Umberto Grieco e Luca Maccanti, autore del libro