My Favourite cake ( in inglese ricalcante il titolo originale persiano, mentre in italiano è divenuto Il mio giardino persiano ) ha un tasso d’intensità dissenziente ben minore rispetto lavori di Rasoulof e Panahi, appena la scena di un minuto, una lieve increspatura nell’insieme del racconto. Eppure la brillante coppia di registi e sceneggiatori di prestigio anche estero , coniugi nella vita , Maryam Moghaddam (54 anni) anche notevole attrice con Panahi ( Closed Curtain,2013 ) e Behtash Sanaeeha (45 anni) , è stata egualmente sanzionata dal regime; condannati a 14 mesi con ritiro dei passaporti e pena sospesa per cinque anni che comprendono la proibizione di realizzare altri film.
E dire che il tema intimista e sottotraccia del loro lungometraggio non verteva direttamente sui sommovimenti evidenziati da Panahi e Raosulof ; eccetto che per quel singolo episodio in cui la protagonista prende le difesa di una ragazza alla quale la polizia morale stava contestando la non appropriatezza del velo , con la ragazza che era poi accompagnata dall’anziana per un tratto di strada fino all’appuntamento col suo fidanzatino.
Ma, andando a ben vedere, questo film ha funzionato egualmente come stress-test che misurava il grado di tolleranza ( zero) e miopia del regime rispetto anche a una delicatissima pudicissima storia su un refolo di sentimento affettuoso appena annunciato tra una Lei e un Lui settantenni. Che hanno una cena a casa di lei in cui la massima intimità culmina con entrambi seduti al muro del bagno a gambe coperte allungate per terra , uno fianco all’altra tenendosi per mano, mentre vestiti completamente si fanno bagnare dal getto della doccia proveniente dal box che non hanno nemmeno varcato.
Lily Farhadour (63 enne) è Mahin , rubiconda e rotonda , con due occhi vivaci che si accendono di emozioni e inumidiscono alle soap che guarda di notte, e un sorriso avvolgente e dolcissimo ; si è dovuta invecchiare per la parte di una decina d’anni, attrice e scrittrice dirige l’Up Art Man Institut, arrestata e multata dal regime per puntuali petizioni al Comitato dei Giornalisti per i diritti umani. Ha già svolto una parte significativa per i coniugi Moghaddam / Sanaeeha anche nel loro La ballata di una mucca bianca ,2021.
Nei panni di Faramarz, invece Esmail Mehrabi (81 enne), decano carismatico del cinema e tv nazionali in decine di titoli, dal passo ancora spedito, segaligno baffuto Bruce Dern iraniano, che mostra dieci anni in meno nel ruolo.
Mahin, vedova da molti anni, ha una figlia che vive all’estero coi nipoti, ogni tanto invita le amiche a pranzo, e si alza tardi perché prende sonno solo all’alba.
Le amiche la sollecitano sempre a cercare un’altra vita sentimentale , e un bel giorno lei si dà un po’ di trucco , chiama un taxi e si fa portare all’hotel mitico in cui , prima della Restaurazione khomeinista, le donne potevano andare a capo scoperto e ben vestite e in compagnia maschile o anche sole, e ordinare a un divano della hall un certo drink. Ora è un mortorio , lei è sola sul divano, e quelli attorno sono vuoti e il cameriere le dice che il drink che ha ordinato non lo servono ormai da decenni. Solo caffè e simili.
Sconsolata ripara prima di sera nel ristorante dove utilizzare i buoni pasto per i pensionati, è l’unica donna . Nel tavolo accanto un quartetto di coetanei maschi , borghesi ben distinti, discute di cose querule e di affari. Al tavolo di fronte è colpita da un commensale appartato che le pare l’immagine d’ una dignitosa solitudine. Come la sua. L’uomo mangia scupolosamente e con misura il suo pasto, a capo chino e di fretta, poi si alza saluta i vicini , non si accorge di Mahin, assorto com’è. Lei s’informa: lui è il tassista del quartiere e le dicono che tornerà tra poco da una corsa perché fa base qui. E infatti quando riappare il receptionist le indica Mahin come cliente che l’attende. Lui le chiede laconicamente dove portarla , lei gli dà l’ indirizzo. E partono. Lo stringatissimo dialogo , senza alcuna punta di seduttività e malizia, che avviene tra loro in auto nel breve tragitto , è un piccolo capolavoro di sintesi cinematografica in the car, e lo stesso tipo di scarna efficacia espressiva continuerà a casa di Lei. Intanto mentre sono in auto ha preso a piovere. Lui è un ex ufficiale che ha fatto anche la guerra decennale contro l’Irak di Saddam negli anni 80; poi ha lasciato l’esercito schifato dalla violenza, e con varie schegge conficcate. E’ solo, senza figli, divorziato da una moglie che lo ha lasciato per un partito migliore del suo. L’unica sua osservazione è che sarà triste per lui morire un giorno da solo senza una mano femminile da stringere.
Tutto qui. Intanto guida con calma. Lei è un ex infermiera, suo marito è morto in un incidente. Lei in modo tutto neutro, senza allusioni, gli chiede se avrebbe piacere di fermarsi a casa sua per un dessert e un liquore. Lui replica senza allusioni , scarno e discreto , che non ha problemi, perché ha smesso con il suo turno serale. Poi chiede il permesso di fermarsi un minuto davanti a una farmacia perché deve prendere delle medicine. Va e viene infatti velocemente, riparandosi dall’acqua col bavero del giubbotto, svelto come un giovanotto. Mahin gli prega di entrare in casa dopo di lei, mentre intanto parcheggia più in là , perché non si sa mai, per non dare nell’occhio a vicini impiccioni. Da qui la storia è un minuetto minimalista , ma nello tempo avvincente, perché i due hanno il sapore dell’autenticità e nello stesso tempo il pudore gentile di due settantenni che non vogliono strafare e non hanno bisogno di recitare un ruolo. Non desiderano altro che addolcire per una sera le loro solitudini, con una persona garbata e gentile.
Lei che ,quando Lui suona alla porta come convenuto , l’accoglie con un abito più radioso e le gote e gli occhi ravvivati , lui che spontaneamente le dice “ come sei carina!” , senza affettazione , ma sincero. Lei che tira fuori il bottiglione gigante di vino rosso (una strana confezione da 3 litri almeno) che teneva in serbo “per l’ occasione” e ora l’occasione è arrivata. C’è un uomo gentile e discreto a casa sua , lei gli serve una serie di assaggi che lui gradisce molto. Poi gli mostra il suo giardino persiano interno, animato da belle piante e fiori d’ogni tipo. E al commento di lui sulla bellezza del tutto, lei dice che in effetti ne è molto orgogliosa e gli confessa che i cedri che vede erano alberelli sottratti con un amico di famiglia al grande parco allora alla statu nascenti . E la battuta di lui, arguta e fulminante come in un film di Billy Wilder – “Allora ecco scoperta chi è la famosa ladra di cedri del parco!”- li trascina in una risata definitivamente liberatoria. Bevono, gustano, poche frasi e tutto ha il sapore delle cose buone e autentiche come il décor dignitoso della casa e il profumo del giardino , mentre Mahin annuncia tranquilla , e mai cerimoniosa nella sua ospitalità , che ha messo in forno la sua torta preferita, alla vaniglia con essenza d’arance, tutto ricavato dal suo giardino . Lui dice che se le dà una torcia e filo di ferro può riattivare le luci notturne del giardino così potranno gustare il dolce open air . E poi Malih mette una musica orientale della loro tradizione e inizia a danzare , con modo consapevole della sua taglia e dei suoi limiti, ma rimane comunque molto femminile. Faramarz, la segue e stilizza in gesti essenziali l’accompagnamento , finché presto spossati si lasciano cadere sul divano. Ora lui si lasca scappare che è veramente stanco e che forse hanno bevuto troppo (il bottiglione è rimasto pieno solo per un quarto), e chissà come farà con la guida nel ritorno. Lei senza enfasi , ma francamente: gli soffia un “ma puoi fermarti qui se vuoi”. E lui “Ma se davvero vuoi che io rimanga, bisogna che mi faccia una doccia, dopo una giornata fuori”. Davanti al bagno esita e poi le chiede serenamente perché non la fa assieme a lui. Lei si schermisce e dice che si vergogna di farsi vedere alla luce nella sua grassoccia figura. Dissolvenza breve e si vedono allora i due teneramente e buffamente sdraiati nei pressi del box con il getto della doccia a bagnarli vestiti e tenendosi solo per mano. La massima intimità in tutto il film. Poi lui entrerà da solo per lavarsi total body. E a box chiuso ingoia una pillola blu da un bluster (la farmacia del tragitto). Lei intanto è andata a tirare fuori la torta , si è messa una sottoveste lunga fino ai piedi .
Con la fetta di torta in vassoio bussa alla porta della camera da letto , dove Faramarz era riparato per mettersi un pigiama del defunto marito di Mahlin. Lo trova a letto assopito. Dorme serenamente. Forse sogna. Faramarz ha gli occhi chiusi, con un lieve sorriso sul viso , tanto che non tornerà più dal sogno del suo ultimo giro di giostra. Per lui va bene così , è nel letto di una donna “carina “ e affettuosa, è ora nella tana migliore che poteva immaginarsi , nel “suo” giardino persiano, che profuma di cedri, arance e vaniglia, e lei si china su di lui e gli prende la mano, ha mangiato cose squisite , bevuto generoso vino rosso, danzato sulle sue melodie preferite, lei lo massaggia sul petto da esperta infermiera, vigorosamente, poi capisce che Faramarz è partito per un sonno da cui non tornerà. Ha chiuso in bellezza il suo cerchio , pazienza se il suo vecchio cuore di soldato ha ceduto tra i cuscini del letto matrimoniale , rilassandosi prima del suo ultimo assalto.
E’ stato bello così questo viaggio nella pulizia di gesti, breve come un asciutto verso , un ricamo sottile a un suo virtuale caftano . Due anime si sono toccate e accarezzate nel profondo, ben oltre l’ intreccio delle mani sotto il getto della doccia. A differenza del “soldato Jonathan” del film di Eastwood del 1971, che finisce avvelenato dalle sue ospiti, “la notte brava” del soldato Faramarz termina con dolcezza. Lei ora lo lava ancora e profuma, e gli accarezza le mani, lo compone, e gli mette delicatamente in bocca “una piccola fetta del mio dolce preferito”, come recita perfettamente il titolo della versione tedesca. Poi lo avvolge delicatamente, lo trasporta in giardino con silenziosa cura sul carrello , e lo depone in una ampia fossa che aveva fatto scavare per conservare la legna delle potature stagionali. Faramarz continuerà così a dormire , “come un pascià”, il suo sonno sereno sotto i fiori e i cedri e sarà per sempre una presenza per Mahin, un segreto dolce che accompagnerà i suoi giorni non più solitari. Un sottofondo di chitarra pianoforte ed archi dell’ ungaro-svedese Erik Nagy accompagna senza enfasi questo finale.
Sicuramente i due autori coniugi pagano il conto anche del loro precedente film La ballata della mucca bianca ( in francese Il perdono di Mina), presentato a Berlino nel 2021, e con una valenza di denuncia sociale molto più marcata di questa innocente “trasgressione” di un aggraziato amore senile appena accennato. Mina (interpretata dalla stessa regista) è vedova di un uomo condannato a morte ingiustamente , e lo stato ammette anni dopo l’errore e vuole risarcirla con qualche soldo. Mina rifiuta e si batterà con pervicacia contro il sistema. La mucca bianca è l’animale sacrificale di una sura coranica, metafora del marito sacrificato ingiustamente.