Era davvero il momento di riprendere in coreografia i Carmina Burana, la “cantata scenica” che Carl Orff compose fra il 1935 e il 1936. La cultura popolare medievale, sacra e profana, volgare e profonda, declinata in un ritmo incalzante e coinvolgente, si innesta in quella contemporanea con gli stessi stereotipi, gli stessi umori, la stessa voglia di vita contro tutto e tutti, contro l’autorità e contro i colpi e le beffe della fortuna che intessono il sentire e l’immaginario di oggi.
Il modo migliore per farlo è quello che ha scelto Vortice Dance Company, la compagnia portoghese diretta da Cláudia Martins e Rafael Carriço che lo hanno proposto nel Chiostro Maggiore Santa Maria Novella sul palco rotondo del Florence Dance Festival, una delle più importanti rassegne della coreografia nazionale e internazionale ideata e diretta da Keith Ferrone e Marga Nativo. Il linguaggio della multimedialità, della tecnologia interattiva, degli effetti luminosi, dei costumi che richiamano la pop art o anche serie televisive iconiche per rappresentare il male e il bene, la libertà, la sfrenatezza, il desiderio, e anche la brutalità e l’ignoranza di chi sfrutta le convenzioni sociali per conservare e accrescere il proprio potere.
Creato due anni fa per celebrare i cento anni del Tivoli BBVA Theater, lo storico teatro di Lisbona, Carmina Burana è un’esplorazione delle potenzialità creative della danza contemporanea in un mondo diventato sempre più tecnologico: “una celebrazione dell’incontro fra passato e presente, tra arte classica e innovazione”.
I 24 componimenti poetici medievali reperiti nella Bura di San Benedetto (Benediktbeuern), in Alta Baviera, nel 1803, scritti in latino, alto tedesco e provenzale francese da goliardi e clerici vagantes e la geniale e personale interpretazione della musica medievale di Orff, sono una scrigno prezioso e generoso per idee e concetti coreografici.
La ritmica incalzante favorita dall’incontro tra lingue nobili e volgari, la forte espressività degli strumenti, in particolare delle percussioni, animano i corpi dei danzatori , ne esaltano le linee e i movimenti, li pongono al centro dell’imponente complesso di orchestra, coro e solisti a completare (ed esaltare) la potenza artistica dell’opera.
La narrazione testuale delle poesie procede per elementi essenziali grazie al talento drammatico dei danzatori: Bruno Paredes, Cláudia Martins, Rafael Carriço, Jorge Liborio, Maria Barreto, Manuela Linhares e gli altri componenti della compagnia con l’attore José Ramalho.
La fortuna, la primavera, la taverna degli eccessi e degli incontri, l’amore in tutte le forme carnali o spirituali: sono i grandi temi della vita che i Carmina Burana propongono a un’umanità contemporanea sempre più distratta e condizionata dai suoi strumenti digitali. La riconducono ai valori reali, quelli che impongono improvvisamente la loro presenza, nonostante rimozioni e negazioni, e distruggono false serenità, identità posticce, sicurezze precarie.
Alla vita richiamano i poeti del XII e del XIII secolo e il merito della compagnia di danza portoghese è averne riproposto il messaggio con il linguaggio di oggi, tutto tecnologia e virtualità e con tratti di comicità e di leggerezza che lo rendono più efficace. Stupende le proiezioni di video sui muri del complesso di di Santa Maria Novella con la manipolazione e l’elaborazione digitale delle miniature del codice medievale che custodisce le poesie, ambienti gotici, fiori e disegni dai colori fortemente espressivi. Una natura dalla bellezza prorompente e incontaminata.
Lo spettatore vive un’esperienza immersiva rapinosa e, grazie alla potenza della musica, penetra nelle parole apparentemente arcane ma recanti un significato semplice e diretto: la giovinezza, il dolore, il piacere, la libertà, la ricerca dell’assoluto.