Sviluppo Toscana, un motore ancora più potente per la Regione

Intervista all’imprenditore Andrea Puccetti

Andrea Puccetti, imprenditore, membro del Direttivo della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, è stato nominato nuovo membro del Cda di Sviluppo Toscana spa. Oltre a Puccetti, fanno parte del nuovo CdA, che prende il posto dell’amministratore unico e consta di cinque membri, il nuovo presidente Andrea Serfogli, Gessica Sartini, Mario Cerofolini e Stefano Pastorelli.

Sviluppo Toscana spa rappresenta uno strumento importante per la Toscana, di natura economica, che verrà utilizzato anche per la gestione dei fondi provenienti dal Pnrr.

“Sono stato nominato a far parte del Consiglio di Amministrazione di Sviluppo Toscana spa, una realtà complessa e consolidata, società di punta della Regione in termini di risorse gestite e capacità di investimento sul territorio – spiega Puccetti, raggiunto da TheDotCultura – la designazione viene dal Presidente della Regione Eugenio Giani e passa al parere del Consiglio regionale per diventare esecutiva. Sono molto contento perché viene riconosciuta la mia professionalità come imprenditore e perché viene valutato positivamente il mio impegno civile e politico nella Fondazione Circolo Rosselli (Spazio QCR) presieduta da Valdo Spini”.

Cosa è Sviluppo Toscana spa?

“La Regione Toscana ha intrapreso una ambiziosa linea strategica di governo dell’economia, nella quale vede centrale l’individuazione di uno strumento in House per l’attuazione delle politiche pubbliche di sostegno all’economia, all’aiuto alle imprese e alla promozione dello sviluppo integrato locale per attuare le proprie politiche regionali di sostegno al sistema economico e produttivo nel quadro delle nuove politiche europee e nazionali. Questo strumento deve essere immediato, dinamico e necessariamente flessibile, in grado cioè di gestire misure dirette e al contempo quegli strumenti finanziari così attuali nella rilevanza del supporto fornito alle pubbliche amministrazioni, dalle società in house, aspetto, preme ricordarlo, avvalorato anche dalla disciplina della governance del piano nazionale di ripresa e resilienza, Pnrr. Regione Toscana per centrare questi obiettivi ha puntato su Sviluppo Toscana spa. Lo ha fatto con un vero e proprio piano di potenziamento della società al servizio dello sviluppo economico regionale, che ne prevede la trasformazione da organismo intermedio, già complesso e fortemente strutturato, capace di gestire gran parte delle risorse previste dal piano regionale che nel ciclo PR-FERS 2014-2020 ha totalizzato investimenti pari a 1,18 miliardi di euro, a vera e propria agenzia di sviluppo, con grande incremento delle attività svolte. È ora posta al centro del piano di investimenti regionali che dal 2021 al 2027 prevede una leva pari a ben 2,7 miliardi di euro di  investimenti, cioè oltre il doppio della programmazione precedente”.

Qual è la novità introdotta da Regione Toscana nella sua strategia di interventi nell’economia?

“Questa strategia della Regione Toscana di intervento nell’economia oltre agli attuali strumenti di concessione di contributi per sostegno a investimenti in ricerca e sviluppo degli investimenti produttivi, internazionalizzazione, startup innovative, progetti di sviluppo strategico territoriale tecnologico o di filiera, inserisce, ed è una novità rilevante, strumenti di finanza innovativa quali gestione di fondi di investimento e per sostenere la crescita patrimoniale delle imprese. La Regione agirà anche attraverso assunzione di partecipazioni e la sottoscrizione di mini bond, ovvero strumenti di concessione di credito diretto come per esempio fondi rotativi alle imprese e microcredito per creazione di impresa. Per fare questo e per favorire l’adesione ai progetti e ai finanziamenti previsti dal Pnnr, oltre gli interventi di supporto allo sviluppo integrato territoriale, Regione Toscana ha deciso di coinvolgere un gestore regionale, e questo è Sviluppo Toscana spa, braccio operativo della Regione”.

Quali sono i primi obiettivi del CdA?

“Dal nostro insediamento, a fianco della Regione nostro azionista unico, e dell’Azienda, stiamo lavorando al consolidamento dell’assetto organizzativo e all’approvazione del Piano Industriale che deve essere varato entro il 31 agosto. La messa a punto del nuovo piano industriale dovrà centrare le ulteriori attività esercitabili dalla società sulla base della legge regionale e dello statuto vigente, delle misure che la Toscana intende attivare nel nuovo periodo di programmazione e delle prospettive dettate dal socio Regione. In questa fase storicamente straordinaria di grandi risorse ma anche di incertezze, Sviluppo Toscana spa si inserisce quindi in un ruolo chiave che da organismo intermedio passa a quello di organismo di sviluppo integrato allargato nei suoi campi di intervento per favorire quei nuovi investimenti, quei nuovi insediamenti e processi per la trasformazione digitale, l’innovazione, in particolare quelli che trovano convergenza con il Pnrr”.

Quali potrebbero essere gli interventi su cui investire di più?

“Penso tra questi in particolar modo all’accrescimento delle competenze digitali decisive per la competitività delle nostre PMI e per la tenuta del nostro tessuto produttivo e più in generale dei saperi incardinati nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. L’agenda ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, i cosiddetti SDGs Sustainable Development Goals, in un grande programma d’azione per un totale di 169 targets o traguardi”.

Qual è il suo giudizio sulla vicenda, dal punto di vista imprenditoriale?

“Da imprenditore ritengo decisivo consolidare le filiere produttive e la nostra competitività, e quel patto tra Pubblico e Privato voluto dal soggetto Politico, finalizzato ad affrontare insieme le sfide che attendono il Paese e la Toscana a sostegno dell’economia, un patto non solo necessario ma decisivo, come il disporre di un soggetto interno per il sostegno allo sviluppo territoriale che unifichi più attività. E’ una grande sfida. Occorre precisare che il Programma regionale Fesr 2021-2027 della Toscana contribuisce al perseguimento degli obiettivi della Unione europea per un’economia climaticamente neutra ed una società coesa ed inclusiva, in coerenza con quanto previsto dal Green Deal europeo, e appunto dalla Strategia di crescita sostenibile e dagli obiettivi di sviluppo del millennio promossi da Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Lo scopo del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) è appunto quello di promuovere una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva, partendo dall’analisi dei bisogni del territorio. In tutto questo Sviluppo Toscana spa è strumento centrale per la Regione.

Sulla base degli obiettivi di policy di questa programmazione europea 2021-2027, il PR, Piano Regionale e i FESR, Fondi Europei di Sviluppo Regionale, vedono azioni di sostegno alle imprese concentrati in due grandi direttrici. In primis ricerca, innovazione, digitalizzazione, competitività grazie all’acquisto di servizi innovativi per la transizione digitale delle imprese, al sostegno agli investimenti in ricerca sviluppo e innovazione, al sostegno per la creazione ed il consolidamento di startup innovative.

Inoltre c’è il rafforzamento della crescita della competitività delle PMI, il sostegno all’internazionalizzazione del sistema produttivo e agli investimenti produttivi per un totale di quasi 100 milioni di euro in più, rispetto alla precedente programmazione”.

Quanta importanza hanno questi strumenti per il futuro economico del territorio?

“Sono strumenti decisivi per le nostre filiere per giocare la partita globale, dove da anni vantiamo eccellenti performance nell’export, e nella manifattura, dove anche i dati della produttività se opportunamente letti, restituiscono un piano meno negativo di quanto comunemente dipinto. Il sistema impresa Italia e Toscana ha le sue carte da giocare e questo patto per la crescita tra regione, istituzione pubblica e filiere produttive diventa ancora più importante adesso che assistiamo a una revisione al ribasso dell’outlook di crescita fornito da Bankitalia, dalle associazioni di categoria, in primis Confindustria. Denotano un rallentamento e un ritardo nella normalizzazione dell’economia che preoccupa. Uno dei principali problemi, come vediamo, è proprio quello relativo alla trasmissione delle variazioni nei prezzi internazionali dell’energia ai prezzi al consumo, che continuano a rimanere alti. Qui entra in gioco il problema delle aspettative, della lentezza con cui scende l’inflazione in un momento in cui i banchieri centrali vogliono spegnere del tutto la fiamma per evitare che si propaghi”.

E se non ci riuscissero?

“Se il livello di questi tassi di interesse dovesse salire troppo nell’eurozona che è un’unione monetaria non un paese federale come ad esempio gli Stati Uniti, si potrebbero determinare rischi come frammentazione e instabilità finanziaria, oltre a un freno vero e proprio alla crescita economica. Anche in Toscana, dove si sta facendo bene e si è fatto bene rispetto alla media nazionale, registrando un sentiero di crescita nel 2022 di + 4,1% grazie a un periodo di robusta crescita anche della manifattura Toscana (+4% ). Ma l’indebolimento in atto di consumi e commercio internazionale paventa una forte frenata alla crescita, soprattutto nella filiera industriale: la flessione della produzione industriale iniziata a fine anno e accentuatasi nel primo trimestre 2023. L’indice della produzione industriale registra infatti una diminuzione tendenziale dell’1, 9% e dello 0,7% su base congiunturale, ma nel 2023, con la stima di +1,1%, si confermerebbe per la Toscana comunque una dinamica espansiva che dovrebbe proseguire con +1,3% nel 2024 e nel 2025. Questi sono i dati che ha reso noto l’Istituto Regionale per la Programmazione Economica. La base di resilienza insomma c’è ma non basta”.

Quali sono in concreto le ricadute dell’aumento dei tassi?

“L’aumento dei tassi di riferimento si riverbera gradualmente sul canale del credito che diventa più caro e meno accessibile e in tal modo la stretta monetaria rischia di frenare gli investimenti delle imprese; preme ricordare che i tassi pagati dalle PMI hanno già subito un forte aumento passando in circa un anno dall’ 1,44% medio a qualcosa come il 4,9% un vero e proprio salasso che sappiamo proseguirà a detta della BCE. Un incremento di quasi 3,5 punti come sottolineato anche dall’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, fa male perché il credito si fa ancora più caro e selettivo. D’altro canto però da imprenditore dico fortemente che abbiamo le nostre carte da  giocare: le filiere sono dinamiche e ricettive, le nostre aziende hanno pochi debiti rispetto alla media europea, noi stiamo a circa il 60% del PIL, contro ad esempio il 150% delle tedesche e francesi e con Belgio Olanda di poco al di sotto del 150%. Inoltre, noi vantiamo un indice di ritorno sugli investimenti, il cosiddetto Roi, più alto della media europea. Ciò non significa certo che il rialzo dei tassi non faccia male, ma che il sistema Italia e Toscana ha le spalle più larghe rispetto per esempio al 2008 in cui se ricordate vivemmo un vero e proprio credit crunch. Inoltre i centri studi di settore segnalano che il 2022 ha intaccato il reddito e le riserve disponibili; anche per questo il rischio è che gli investimenti rallentino”.

Quali sarebbero i motivi?

“I motivi sono vari e tra questi vanno a mio avviso ricordate, il ripiegamento delle agevolazioni fiscali in campo edilizio e l’impatto delle condizioni di finanziamento più stringenti. In tal senso sottolineo un dato significativo, tale forse da valorizzare ancora di più l’indirizzo voluto da Regione Toscana per Sviluppo Toscana spa, nel senso di una più forte sinergia tra istituzioni e filiere produttive: l’Italia si registra come ultima in Europa per prestiti alle PMI, con un credito su base annua sceso del 2,3%, a fronte di un aumento in Germania del 7,7% e in Francia del 6,2%. Ecco perché sarà centrale continuare a cogliere appieno le opportunità di investimento tanto del PNRR che dei FESR, Fondi europei, ed ecco perché è decisiva la nuova figura di questa società in-house, Sviluppo Toscana spa, nel senso di un’agenzia che sia potenziata e arricchita di strumenti di propulsione allo sviluppo”.

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