In occasione dell’uscita e dell’immediato successo (650 milioni di dollari incassati nelle prime due settimane) del film Odissea (The Odyssey) di Cristopher Nolan, c’è stata una grande proliferazione di articoli e di post su Ulisse, sui suoi viaggi, sulla guerra di Troia: proponiamo qui – senza alcun riferimento al film ma solo al testo omerico – un’interpretazione “obliqua” di alcuni episodi che mostrano come il grande poema, dopo tremila anni, ci parli di temi ancora attuali.
La “modernità “ è data soprattutto dal fatto che Odisseo-Ulisse che non è un eroe carismatico come Achille ma ha un’umanità che lo avvicina a noi per le sue debolezze, i suoi errori e anche per la sorte che fino alla fine sembra essergli avversa.
Un po’ come accade nel nostro quotidiano quando basta un’imprudenza arrogante per creare sventura (in Omero questo accade quando, dopo aver usato il nome nesso, rivela a Polifemo figlio del potentissimo Poseidone il suo vero nome. E la prova più dura lo attende in patria dove deve riconquistare il suo ruolo di marito e di re. Lo farà in un modo da non prendere certo come esempio. Perché più che giustizia vuole vendetta. Lo farà con ferocia e senza risparmiare nessuno.
Poi scende il silenzio ed egli potrà ricongiungersi alla moglie e agli altri familiari.
Ma non è ancora la fine. Sterminando i Proci Ulisse si è di nuovo reso colpevole di eccesso, di tracotanza (ὕβρις ) E i parenti degli uccisi insorgono. Si profila una guerra civile.
Ma qui l’Ulisse “vendicatore” che ha tratti da superuomo cede il passo alla capacità diplomatica e alla saggezza. Omero per rendere più evidente il cambio di atteggiamento usa come “dea ex machina” Atena che, assunte “le sembianze e la voce di Mentore”, il saggio consigliere del re di Itaca, gli consiglia d’intavolare una trattativa. Così avviene e – data la nota abilità del nostro eroe – ha un esito positivo. “E quindi strinse accordi giurati fra entrambe le parti” (versione di Romagnoli).
Ricordo che molti anni fa, parlando di questo finale, il Prof Domenico Corradini che era ordinario di Filosofia del diritto nell’Università di Pisa mi fece notare che l’episodio intende sottolineare che c’è sempre la necessità di una dialettica tra potere e consenso. Ed è un insegnamento importante anche per i nostri tempi. A ogni conflitto devono seguire una trattativa e accordi di compromesso se vogliamo che anche a livello internazionale- si ristabilisca una convivenza, invece che un’inutile e tragica guerra senza fine.
Tra l’altro è importante ricordare che, in varie occasioni, l’Odissea parla contro la guerra. Prendiamo, ad esempio, l’episodio in cui Telemaco si reca a Sparta per chiedere notizie sul padre. Qui trova Elena che lo accoglie da perfetta padrona di casa. Troia è stata data alle fiamme, i suoi abitanti uccisi o fatti schiavi. E lei che è stata causa o pretesto del conflitto siede di nuovo sul trono di Sparta. A riprova della crudele iniquità delle guerre.
I viaggi di Odisseo-Ulisse, lo pongono a confronto con mondo preellenico, ormai In aree remote, troviamo terre favolose come Ogigia che riporta alla mitica età dell’oro, ma la splendida dea Calipso ha talvolta una voce terrificante. Qualcosa di arcano che incute paura. Questo rapporto è ancora più evidente nell’isola di Circe (Od. X,275 ss) che con filtri magici soggioga tutti alla sua volontà.
Ma quando, grazie a un antidoto, Ulisse rende innocui i malefici (φάρμακα), lei appare a sua volta soggiogata. Annulla l’incantesimo diviene l’amante dell’eroe che -unica volta in tutto il poema – sembra dimenticare Itaca e dopo un anno, solo per le insistenze dei suoi, commilitoni accetta di partire
Lindsay Clarke nel romanzo mitologico - The Return from Troy) [i], tratteggia un rapporto in cui Ulisse è ammaliato mentre lei si concede ma senza passione.[ii].
Infatti, una nota di ambiguità riguarda anche il personaggio di Penelope. Perché, decide per la prova dell’arco? Si era ormai rassegnata a sposare uno dei Proci oppure sapeva che per qualche incantesimo nessuno all’infuori di Ulisse avrebbe potuto superarla?
Ma se è così, perché, quando il finto mendicante vi riesce e stermina i suoi nemici, ancora non lo riconosce e ha bisogno di un’ulteriore verifica? E perché Ulisse, che ha rivelato la propria identità al figlio Telemaco, a Eumeo a ad altri seguaci, non ha fatto altrettanto con la moglie, che pure ha dato prova di fedeltà?[iii]
Poi, il fatto che Penelope governi in assenza del marito e che abbia il potere di scegliersi il nuovo sposo e di farlo re fa pensare, a un residuo di un regime di matriarcato,
Nel romanzo Le paludi di Hesperia ((Mondadori 1994) di Valerio Massimo Manfredi: (anche in questo caso la narrazione diviene interpretazione del mito) si parla di una congiura delle mogli dei sovrani micenei, proprio, per restaurare l’antico matriarcato.
C’è poi un’altra donna, Nausicaa protagonista di un delicato idillio. Una giovane principessa “nel cui carattere – ha scritto Giorgio Ieranò – si alternano innocenza e desiderio, ingenuità e malizia”[iv]. I genitori di lei sperano in un matrimonio ma -sottolinea Ieranò- l’Odissea non è una fiaba. Il destino sarà un altro.
E adesso un’interpretazione “alternativa”dell’episodio di Polifemo che nel 1944 aveva attirato addirittura l’attenzione di Horkheimer e Adorno i quali nella Dialettica dell’illuminismo[v] hanno parlato di un Odisseo (l’io occidentale-borghese) che deve resistere al canto delle Sirene perché sa che esso rappresenta ” quel passato in cui l’uomo viveva in simbiosi con la natura”.
Lo sforzo di Odisseo di resistere al richiamo della natura rappresentata da quel canto – è necessario per conservare l’integrità dell’individualità dell’uomo borghese. E di fronte alle Sirene i rematori hanno le orecchie tappate con la cera. “E’ ciò a cui la società ha provveduto da sempre – affermano i due studiosi francofortesi- Freschi e concentrati, i lavoratori devono guardare in avanti, e lasciar stare tutto ciò che è a lato”. […] [vi]
L’antagonismo di civiltà si avvale, in Omero, di una simbologia delle isole che – come ha osservato Pietro Citati – “sono luoghi appartati che conducono in una realtà parallela facendoci fare un balzo indietro nel tempo, alla civiltà antecedente all’età del bronzo”[vii].
La terra dei Ciclopi è un’isola boscosa, avvolta dalla nebbia e dal silenzio: non ci sono villaggi, né campi coltivati: [viii].L’eroe omerico, con lo spirito dell’uomo occidentale, pensa subito a quanta ricchezza avrebbe potuto produrre se la terra fosse stata coltivata e se si fosse costruito un porto per commerciare. Non appena approdati , Odisseo e i suoi uomini razziano pecore e capre senza chiedersi a chi appartenessero. Avevano fatto lo stesso nella terra dei Ciconi : (Odissea, Canto IX vv . 49-51)
Saccheggiai la città, strage menai
Degli abitanti; e sì le molte robe
Dividemmo e le donne
(da notare il riferimento alle donne considerate alla stregua di merci)
L’Odisseo omerico approdando in terre misteriose è certo della superiorità del proprio stile di vita come è sarebbe avvenuto molti secoli dopo quando gli occidentali hanno visto nell’Oriente qualcosa di magicamente seduttivo ma non all’altezza dei tempi moderni.
Con Polifemo, il condottiero degli Achei fa leva sulla superiorità linguistica : deforma la pronuncia del suo nome, Odisseus, (Ὀδυσσεύς) in modo da farlo sembrare Oudeis (οὐδείς) ovvero “nessuno”.
La capacità dialettica ingenera menzogna: coloro che stipulavano trattati con gli indiani d’America si sentivano umiliati dal dover stringere la mano a dei selvaggi anche se i “selvaggi” si chiamavano Kociss, Makphya Luta (Nuovola Rossa) Hehaka Sapa(Alce nero) Tatanka Yotanka (Toro Seduto).
Un simbolismo si può trovare anche nella monocularità di Polifemo. Solo i due occhi danno il senso della profondità. Polifemo, dunque non coglie l’inganno di Odisseo che si prende gioco di lui.[ix]
Eppure proprio nella terre marginali, le vicende di Troia appaiono lontane e prive di senso. Circe, la signora degli animali possiede un legame sciamanico con la natura. E ad Ogigia, fuori dallo spazio e dal tempo, nella solitudine del mare senza terre. “Violetti e turgidi come carni segrete sono i calici dei fiori – scrive Antonio Tabucchi che aggiunge– “piogge leggere e brevi, tiepide, alimentano il verde lucido dei suoi boschi; nessun inverno intorbida le acque dei suoi ruscelli” E commenta: Che t’importa che l’isola non sia quella che cercavi ?[x]
Oltre Capo Malea, il navigante dimentica sé stesso come nel Mar dei Sargassi di Coleridge[xi]. Calipso, la “nasconditrice” incanta con parole dolci, erotiche ma nasconde segreti di epoche remote .
Anche questo un insegnamento pregnante: nelle marginalità, nelle pieghe della storia, possiamo trovare l’eco di mondi che i civilizzatori hanno creduto di cancellare.
“L’Occidente ha deculturato le masse del Terzo mondo con i fasti della tecnologia : i loro valori culturali appaiono aspetti residuali e patetici, così come accadde in Europa–ricorda Latouche –“ con la deculturazione delle campagne integrate nell’economia moderna. Ma ha finito per fare del male a sé stesso perché ha perso il senso profondo della propria identità”[xii]. G
[i] Tr.it Il ritorno degli eroi, Milano, Sonzogno, 2005
[ii] Cfr. G.Parenti Odissea: donne enigmatiche ai confini del mondo Idee di Governo n.35 set ott 2024.
[iii] , Ibidem
[iv] G.Ieranò, Omero. Nausicaa e l’idillio mancato, Il Mulino, 2024, p. 89 ss.
[v] M.Horkheimer – T .F: Adorno. Dialettica dell’illuminismo, tr. it Torino 1966
[vi] Ibidem
[vii] P:Citati, La mente colorata, Milano Mondadori, 2002 p 148.
[viii] Ivi, p 170.
9 .Foschi in www. specchiomagico.net/polifemo.htm
[x]A. Tabucchi , I volatili del beato Angelico,Palermo Sellerio 2006 p.36
[xi]T.S. Coleridge, La ballata del Vecchio marinaio, tr.it. Milano 1985.
[xii]2S.Latouche, L’occidentalizzazione del mondo, Torino, Bollati Boringhieri, 1992.
[10] S.Latouche, L’occidentalizzazione del mondo,
[11] D.Brown ,Seppellite il mio cuore a Woundned Knee,tr.it. Milano 1994 p.134.