Ritorna la spending review: tagli ai Comuni per il quinquennio 2024-28

Riguarderanno anche le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza


Il ritorno dei tagli alla spesa pubblica, la spending review, solleva una serie di perplessità che rendono più difficili i rapporti con le pubbliche amministrazioni, nel senso del dialogo col governo centrale. Ad accendere il faro sulla questione è l’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana , che mette in luce alcune criticità.

I punti salienti contenuti nella legge di bilancio 2024 riguardano intanto il contributo richiesto agli enti locali, pari a 200 milioni annui per i Comuni e a 50 milioni annui per le Province, per il quinquennio 2024-2028, per le regioni a statuto ordinario e le isole. Il taglio incide per lo 0,5% della spesa corrente netta. Ma ciò che complica ulteriormente le cose è il modus, al di là del quantum: infatti il taglio dovrà essere commisurato a due componenti, in primo luogo alla stessa spesa corrente (al netto della Missione 12, cioè la Spesa sociale, come precisa la nota dell’Irpet a cura di Ferretti e Lattarulo ), e in secondo luogo dovrà “tener conto” delle risorse PNRR assegnate al 31.12.2023.

Ciò comporta che ciascun comune dovrà contribuire riducendo (o “razionalizzando”) la spesa corrente complessiva dal momento che i tagli riguarderanno anche i servizi sociali, in proporzione ai livelli pregressi, ovvero, si legge nella nota, “senza nessun disegno di riorganizzazione che assicuri la sostenibilità dei tagli ai fini di mantenimento del livello dei servizi”. D’altro canto, a determinare “le minori risorse contribuisce il PNRR, notoriamente costituito da investimenti e nuove infrastrutture, nidi, scuole, tutela del territorio, digitalizzazione, energia rinnovabile, in ogni caso risorse mirate al riequilibrio nell’offerta dei servizi a vantaggio delle aree più sfavorite del paese e dei comuni più in difficoltà”. Il tutto a valle di 175 miliardi di spesa per il super bonus e di 123 miliardi di debito per il PNRR e in vista dell’introduzione delle regole fiscali europee; situazione che rende “i margini di manovra residui per le politiche di bilancio del paese comunque minimi e difficili da recuperare”.

Si tratta dunque della risposta che viene data dal governo centrale alle maggiori obiezioni sollevate dalle amministrazioni nell’aderire al progetto europeo, che riguardano in buona sostanza la “recente carenza nella dotazione di personale, da un lato, e più in generale la disponibilità di risorse per la gestione dell’offerta aggiuntiva di servizi”, mentre il PNRR “è in piena attuazione”, con tutte le contraddizioni che comporta, non ultima l’incertezza dovuta alla lunga rimodulazione, oltre alle difficoltà cui le amministrazioni sono andate incontro, dall’inflazione alle gare deserte, alla carenza di competenze tecnihce, come puntualizzano dall’Irpet.

Emblematico di questa situazione, il caso degli asili nido. Sul tema è significativo che i Comuni siano stati inizialmente reticenti alla partecipazione dei bandi, la successiva previsione di specifici importi per l’avvio della fase di gestione del servizio e con la sua soppressione su richiesta dell’Europa, in sede di rimodulazione. “Su entrambi
questi temi – il rafforzamento delle strutture tecniche e le risorse per la gestione dei servizi – dopo tante rassicurazioni, alla resa dei conti viene fatta marcia indietro – scrivono i ricercatori dell’Irpet – e lo sforzo maggiore nell’affrontare la domanda dei propri cittadini, ricadrà proprio sui comuni che il PNRR voleva originariamente sostenere”.

Tirando le fila, il taglio della spesa corrente dei comuni sarà, dunque, realizzato misurandolo su due componenti, la spesa corrente al netto della spesa sociale e le assegnazioni PNRR fatte salve però alcune materie di intervento, in particolare asili nido, attrattività dei borghi e isole verdi oltre a piccole opere di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile. Tuttavia, il meccanismo è tale che, sebbene decurtare la base su cui viene calcolato il taglio da queste voci è positivo senz’altro per le amministrazioni che hanno assegnato priorità a questi interventi, non si assicura “ovviamente la copertura, dal momento che il taglio, pur inferiore a quanto avrebbe potuto essere, andrà a colpire tutte le voci di spesa, sociale
e nidi inclusi”.

Il lungo confronto con le amministrazioni che ha avuto ad oggetto la proposta iniziale di taglio ha portato ad una revisione ma non ha cambiato la natura del taglio e la sua logica
di fondo, “dal momento che è stato mantenuto il riferimento al PNRR, tanto che le rappresentanze delle amministrazioni hanno negato l’accordo. Il dialogo tra le parti ha portato, infatti, ad un contenimento del peso del PNRR nella composizione del taglio, rispetto alla iniziale proposta del Governo, ma soprattutto concentrato nel primo anno di applicazione, con una crescita progressiva, secondo la  norma, fino al 2028”, sottolinea l’Istituto toscano. Infine, considerando “che l’importo del taglio è fisso, 200ml annui,   l’effetto del considerare il PNRR tra i criteri di riparto, è distributivo tra comuni, cioè il taglio andrà a  pesare di più sui comuni più volenterosi nell’adesione al piano europeo, rispetto ad un taglio lineare  sulla spesa corrente”. 

Total
0
Condivisioni
Prec.
Gioco delle tre carte, primi risultati della nuova ordinanza

Gioco delle tre carte, primi risultati della nuova ordinanza

Duemila euro di sanzioni totali e sequestro di tappetini, campanelle e proventi

Succ.
Ecomafie, Toscana sale al quinto posto dopo Sicilia, Calabria, Campania e Puglia

Ecomafie, Toscana sale al quinto posto dopo Sicilia, Calabria, Campania e Puglia

Svettano i reati del ciclo del cemento; dal 2022 un incremento in tutta la

You May Also Like
Total
0
Condividi