Referendum abrogativo, il voto si avvicina. Ecco una guida utile

Battaglia governo – opposizioni sul raggiungimento del quorum

Referendum, la data si avvicina, ma il silenzio continua. Un assordante silenzio sottolineato dall’indicazione del governo, con le parole di un ministro importante come Antonio Tajani, che a margine di un convegno avrebbe detto chiaramente che pur non sapendo “cosa dice FdI, noi siamo per un astensionismo politico, non condividiamo la proposta referendaria”. Le parole di Tajani hanno sollevato ovviamente un vespaio, diventando occasione per confermare e ribadire l’accusa che da qualche settimana viene mossa al governo, ovvero di impedire la pubblicità e l’informazione sui 5 quesiti referendari. La logica, dicono le opposizioni, sarebbe non solo quella di silenziare i referendum, avvallare l’astensionismo e riuscire così a non far raggiungere il quorum, ma anche quella di permettere al governo di non entrare nel merito dei quesiti referendari.

Ed ecco i quesiti, quattro dei quali riguardano il lavoro e uno la cittadinanza. I quattro che riguardano il lavoro vedono anche la modifica di alcune norme introdotte dal Jobs Act, bandiera, a suo tempo, del governo di centrosinistra a guida Renzi. Il primo riguarda la disciplina dei licenziamenti, introdotta dal contratto a tutele crescenti del Jobs Act, che non prevede il reintegro del lavoratore pur vittima di licenziamento illegittimo, se assunto da un’azienda con più di 15 dipendenti e a partire dal 7 marzo 2025. Il referendum chiede l’abrogazione della norma. Il secondo quesito riguarda le tutele dei lavoratori nelle piccole imprese. Nel caso che il lavoratore venga licenziato illegittimamente dall’azienda e questa conti meno di 16 dipendenti, il lavoratore può ottenere un massimo di 6 mensilità, pur in presenza di una sentenza giudiziale che qualifichi come infondata l’interruzione del rapporto.

L’intenzione referendaria è abrogare questa norma, aumentando l’indennizzo commisurandolo alla capacità economica dell’azienda, ai carichi familiari e all’età del lavoratore coinvolto. Il terzo quesito ha lo scopo di ridurre il lavoro precario, e si prende cura degli oltre due milioni di lavoratori che in Italia hanno un rapporto di lavoro a tempo determinato. Ad oggi, i rapporti a termine possono essere instaurati fino a 12 mesi, senza che sia necessaria alcuna motivazione per giustificarne la scelta. Il quesito referendaria ha lo scopo di ripristinare l’obbligo di causali per il ricorso a contratti di lavoro a tempo determinato. Il quesito successivo riguarda la sicurezza sul lavoro, in particolare nel caso degli appalti. Infatti, ad ora la normativa impedisce in caso di infortunio sul lavoro, di estendere la responsabilità alla ditta appaltante. L’abrogazione di tale normativa estende la responsabilità anche all’imprenditore committente.

Se questi quattro sono quesiti sul lavoro, l’ultimo è il cosiddetto quesito sulla cittadinanza. Infatti, si propone di diminuire da 10 a 5 anni di residenza legale sul suolo italiano, il requisito necessario per accedere alla domanda di cittadinanza italiana. Il provvedimento riguarda circa 2 milioni e mezzo di cittadini di origine straniera, che spesso hanno svolto la loro esistenza fianco a fianco a noi e ai nostri figli fin dalla nascita.

Il voto referendario potrà venire espresso domenica 8 e lunedì 9 giugno. Possono partecipare tutti i cittadini italiani aventi diritto al voto I seggi saranno aperti domenica 8 giugno dalle ore 7 alle ore 23, e lunedì 9 giugno dalle ore 7 alle ore 15. E’ prevista la possibilità di votare anche per i fuori sede, come studenti e lavoratori, che si trovano temporaneamente in un comune di verso da quello di residenza, dove tuttavia devono essere domiciliati da almeno tre mesi. I cinque quesiti sono stati promossi da Cgil e +Europa. Ricordiamo che, trattandosi di referendum abrogativo (ex art. 75 della Costituzione) , il “sì” significa che si vuole abrogare la norma oggetto del quesito, mentre il “no” significa volerla mantenere così come formulata attualmente. Affinché gli esiti siano validi, è necessario raggiungere il quorum previsto dalla legge, ovvero il 50% più uno degli aventi diritto al voto.

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