Garante dei detenuti, la giunta sostiene due candidati

Quotazioni alte per Parissi, il presidente di C.I.A.O.

Firenze – Dopo un complesso percorso partito a gennaio, ora, a oltre metà maggio, sembra sia finalmente in dirittura d’arrivo la votazione del consiglio comunale fiorentino per eleggere il garante dei detenuti. Cosuccia da niente? Non proprio, come testimonia il lungo periodo che è intercorso (e ancora, fino a lunedì, non si avrà il nuovo nome votato dal consiglio) dalla decisione di procedere e il lungo periodo di prorogatio cui è stato sottoposto l’uscente garante dei detenuti comunale, ovvero Eros Cruccolini. Eppure, se una cosa è certa, è l’assoluta urgenza che la figura del garante delle persone in carcere ha in particolare a Firenze, ovvero nel territorio in cui si trova uno dei carceri più ammalorati, insani, ingovernabili del Paese.

Inoltre, quella del garante comunale è, per la prima volta dopo anni, non una nomina della giunta, bensì una vera e propria elezione, che tende a rimettere in auge, a tutto vantaggio della forza della stessa funzione di tutela, il principio dell’autonomia dell’assemblea eletta rispetto all’organo esecutivo: eletto nel vertice (il sindaco) ma nominato nel corpo (la squadra degli assessori). Sottrarre infatti, come avvenuto nell’ultima modifica del regolamento, la nomina del garante alle logiche del governo per consegnarlo al consiglio, ha avuto il significato di permettere di scegliere non solo una figura slegata dalle logiche di governo, ma anche che rappresenti l’intera assemblea elettiva; in un certo senso, una figura rappresentativa e trasversale, che corrisponderebbe senz’altro meglio alla sua delicata funzione, quella della tutela.

Se questo è vero, tuttavia il quadro che emerge se si analizzano le pedine in campo, è assai divergente. Intanto, sulla decina circa (forse undici) nomi che sono stati menzionati, anche insistentemente, solo una terna è rimasta credibile: ben due di area di giunta, vale a dire Saverio Migliori della Fondazione Michelucci e Giancarlo Parissi, dell’associazione C.I.A.O. (acronimo di Centro Informazione Ascolto Orientamento, si occupa dei detenuti); il terzo candidato ancora in corsa è Massimo Lensi, nome cui si riconoscono competenza e autorevolezza, esponente di Progetto Firenze, associazione molto conosciuta ma non inserita dentro il circuito dei bandi comunali. Lensi, per le sue competenze e la sua storia, è un candidato che gode di un consenso trasversale, che spazia da alcuni nomi del centrodestra ai 5Stelle, alla Sinistra, a qualcuno di Italia Viva e persino a un piccolo drappello nel Pd. Sicuramente, nonostante la debolezza politica, se la caverà con un pacchetto di voti in grado di garantirgli un’ottima figura.

E allora, qual è l’anomalia? E’ la compresenza di ben due nominativi vicini alla giunta. Saverio Migliori, Fondazione Michelucci, gode del sostegno dell’assessore alla casa e al sociale Nicola Paulesu. Un appoggio importante, da parte di un assessore da sempre ritenuto vicino alla sindaca Sara Funaro, ma che tuttavia viene ritenuto da molti in partenza: potrebbe infatti sostituire il potente presidente di Casa spa Luca Talluri, lasciando il proprio posto al consigliere regionale Andrea Vannucci, che tornerebbe così ad occupare un ruolo che conosce molto bene, rientrando nella propria antica funzione di assessore alla casa e non ripresentandosi alle prossime elezioni regionali.

L’altro candidato, Giancarlo Parissi, presidente dell’associazione di sostegno dei detenuti C.I.A.O, avrebbe l’appoggio diretto della sindaca Funaro ed anche, coup de theatre, della ex candidata sindaca e vice di Giani ,Stefania Saccardi, Italia Viva.

Ricapitolando: la dinamica che ha dettato la riforma del regolamento per il ruolo del garante dei detenuti comunale, è stato dettato dal principio di ristabilire, per questa figura così importante, l’autonomia del consiglio. Un principio sottolineato anche dalle modalità di votazione, che prevede per l’elezione del candidato in prima seduta consiliare il raggiungimento dei 2/3 dell’assemblea, in seconda seduta la maggioranza semplice e in terza seduta, qualora nessuno dei candidati abbia raggiunto neppure la maggioranza semplice, la vittoria di chi, fra i vari candidati, ha ottenuto più voti. Una modalità che la dice lunga sull’importanza di quest’organo. Nonostante quanto detto, le indicazioni per due dei candidati su tre ancora in gioco, provengono …. dalla giunta. Aggiungiamo che Lensi, diciamo “il terzo”, è ritenuto, al di là dell’autorevolezza indiscussa e da tutti riconosciuta, una candidatura debole politicamente. Ma se questo è, emerge con chiarezza che il principio dell’autonomia dell’assemblea è stata aggirato di fatto. Non solo. Sebbene siano i consiglieri a proporre i nomi dei candidati, e quindi la sindaca stessa essendo consigliere comunale, può a ragione avallare un proprio candidato, tuttavia, non sembra di richiedere niente di particolare invocando un principio di trasparenza sulle candidature. Insomma sarebbe interessante sapere come e perché i due candidati più credibili (secondo alcuni, il più credibile è Parissi) sono entrambi di area diciamo così, governativa.

Ma ci sono ancora alcune piccole criticità da esaminare. Ad esempio, il fatto che il capogruppo del Pd, Luca Milani (che del resto, alle prossime regionali, potrebbe entrare in consiglio regionale nel posto che Andrea Vannucci libererebbe, se lo schema proposto poco sopra dovesse avverarsi) potrebbe trovarsi in questo momento in un bel dilemma, circa il candidato su cui dare indicazioni di voto: chi scegliere, se entrambi i papabili provengono dalla sua area? “Sua” anche in senso più ampio, dal momento che non solo si parla di Pd, ma anche dell’area di “sinistra” del Pd. A che pro, questa guerra fratricida? E cosa sceglierà Milani, ma soprattutto, sulla base di quali considerazioni, in particolare se si tenesse fede alle voci che vorrebbero Parissi piuttosto tiepido nella fase di accettazione della sua propria candidatura e, nonostante questo, superfavorito?

Tra le altre cose, c’è anche da tenere conto che candidati apparentemente ormai fuori gioco potrebbero anche vincere la volata finale, sottraendo la maggioranza dal cul de sac in cui potrebbe essersi infilata. Ad esempio, Katia Poneti, direttamente agganciata a Giuseppe Fanfani, il garante regionale, con una indubbia esperienza in merito. O don Vincenzo Russo, presidente della Madonnina del Grappa ma anche recente, scomodo, sebbene ormai ex, cappellano di Sollicciano, che conosce la situazione del carcere fiorentino come le sue tasche e gode di ampio credito fra gli addetti ai lavori, anche se è ormai circondato, dopo gli anni operativi a Sollicciano, da un muro piuttosto ostile. Ostacolo dovuto a vari fattori, fra cui anche il suo attivismo nel rendere pubbliche le problematiche carcerarie chiamando gli stessi detenuti a partecipare, come dimostrato dalla famosa lettera di denuncia arrecante 300 firme di reclusi, caso più unico che raro nelle carceri italiane; al momento, godrebbe unicamente del sicuro appoggio di Cecilia Del Re. Tirando le fila, ci troviamo in un quadro complesso e contraddittorio. La giunta depotenziata dal nuovo regolamento esprime due candidati su tre, e quei due sono in ovvio contrasto fra loro. Lensi rischia di fare il vaso di coccio nonostante la sua indubbia fama, e gli altri potrebbero non essere presi neppure in considerazione. Aggiungendo che fra i due contendenti “di giunta” sarà senz’altro guerra, qualche osservatore ritiene che questa elezione sia lo specchio per capire le dinamiche interne al gruppo Funaro. Non resta che aspettare lunedì, almeno per sapere chi sarà il nuovo garante. Quanto al resto, ad ora, chissà.

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