Prato- Presidio dei lavoratori, in via Galcianese, davanti a un ristorante. La protesta verte sul fatto che le persone per lavorare devono sottostare, come denuncia il sindacato Sudd Cobas che sostiene l’agitazione, a “turni di 12 ore al giorno, oltre al solito copione di diritti negati che dal distretto moda sconfina anche nelle cucine e nelle sale dei ristoranti”. Siamo a dieci giorni di presidio, l’ora è tarda, la sera porta un certo freddo nonostante la giornata limpida. Ma ecco che arriva l’aggressione, “la quarta da settembre, la terza solo nell’ultimo mese. Sono sei i nostri compagni ancora in ospedale”. I feriti più gravi, un sindacalista e un delegato di fabbrica, “a entrambi sono state spaccate in testa delle bottiglie di vetro”. L’aggressione è avvenuta ieri sera.
Ma non è finita lì. Infatti, la notizia si spande velocemente e, nonostante la sera sia ormai sconfinata nella notte, “subito dopo l’aggressione, più di cento operai della zona hanno raggiunto il presidio in uno straordinario gesto di solidarietà. È un’aggressione che arriva proprio dopo i primi scioperi, a cui sono seguite le prime vittorie e i primi accordi sindacali, in un settore – quello delle ristorazione – dove finora la sindacalizzazione non era mai arrivata”, prosegue Sudd Cobas.
Le aggressioni ai presidi operai sta purtroppo diventando una regola a Prato e dintorni. “É una storia che gli operai che scioperano e lottano da anni contro condizioni di super sfruttamento hanno già visto tante volte – sottolineano ancora da Sudd Cobas – Se un piccolo gruppo di padroni pensava che con la violenza potesse spaventare e isolare chi sciopera, la nostra comunità di lotta ha ribadito che non si tornerà più indietro. Che non si rientrerà a lavorare 12 ore mai più. La storia di questi anni dimostra chiaramente che la violenza non potrà fermare la fame di diritti di chi da troppo tempo è sfruttato”.
ll sindacato ha convocato per oggi, alle ore 18, un presidio per il diritto di sciopero sul luogo dell’aggressione. “Di fronte a questa gravissima escalation di attacchi violenti a pacifiche proteste sindacali c’è bisogno di una reazione forte della città democratica – conclude Sudd Cobas -. Anche le istituzioni diano un segnale chiaro e deciso. L’art. 100 del tulps dà la possibilità al questore di sospendere l’attività di un locale per motivi di sicurezza pubblica. Le istituzioni devono affermare con i fatti che la sicurezza di chi rivendica diritti conta”.