Povertà abitativa, il disagio si scarica sui minori

Open Polis: il 16,2% dei ragazzi vive in case umide o instabili

La condizione abitativa incide sullo sviluppo e sulle opportunità sociali ed educative di bambini e ragazzi? Una domanda fondamentale, in un Paese in cui il 16,2% dei minori vive in case con problemi strutturali o di umidità, come emerge dallo studio svolto da Open Polis, che ha come obiettivo quello di dare una risposta a un quesito che potrebbe parere quasi scontato. I due termini del problema riguardano da un lato la povertà abitativa e dall’altro la povertà educativa, nonché la loro correlazione. Per dare un risposta “scientifica”, tuttavia, Open Polis ha affrontato una ricostruzione che si è rivelata molto complessa, dal momento che è molto difficile rilevare dati così puntuali.

In primo luogo, è bene chiarire di cosa si parla quando si considera il concetto di povertà abitativa. Essa si realizza quando le famiglie si ritrovano a dover forzosamente vivere in alloggi con problemi strutturali o in situazioni di sovraffollamento o, ancora, non possono permettersi le spese per sostenere i costi dell’affitto o del mantenimento della casa. I disagi per i minori che si ritrovano in queste condizioni famigliari vanno dal non avere spazi in cui studiare (ad esempio in situazioni di sovraffollamento o di case piccole) o di doverlo fare stando in ambienti insalubri che influiscono negativamente sia sullo sviluppo fisico che psicologico. In quest’ultimo ambito, alcune situazioni diventano fondamentali per gli adolescenti, quali l’impossibilità di invitare amici a casa a studiare, o la sensazione che lo studio stesso non sia attività accessibile per chi versa in condizioni di deprivazione fisica.

Ma quante sono le case in cattive condizioni? Secondo i dati raccolti da Open Polis, che utilizza i numeri raccolti in occasione del censimento generale (2011) e ricondotti ai confini comunali del 2018, il 22% delle case sul territorio nazionale si trova in cattive condizioni. Ma resta da valutare la profonda differenza che emerge fra nord, o Centro Nord, e Sud, dove in almeno 7 città la percentuale sale a oltre il 50%. E sempre nel Sud la relazione tra incidenza di famiglie con figli in disagio e cattive condizioni dell’alloggio in cui abitano è particolarmente evidente. Altro dato interessante, il 21,6% delle famiglie in affitto si trova in povertà assoluta mentre la percentuale dei poveri assoluti fra i proprietari di casa scende al 4,7% .

A ricostruire la fotografia, ci pensano i dati Istat pubblicati a dicembre, nell’ambito del rapporto del gruppo Crc, ovvero Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, un network composto da più di 100 soggetti del Terzo Settore, coordinato da Save the Children Italia. Secondo il report, nel 2023 in Italia il 16,2% dei minori viveva in abitazioni con problemi strutturali o di umidità e per oltre il 40% si trovavano in una situazione di sovraffollamento abitativo. Ciò che cala sono i numeri rispetto al rapporto precedente che vedeva il 61% del sovraffollamento, ma resta tenace la differenza fra i territori.

Il dato territoriale è ben evidenziato, nonostante le complessità delle rilevazioni locali, dai numeri emersi. Come già sottolineato, a fronte di una media nazionale pari al 22% di edifici in cattive condizioni, in 7 capoluoghi , tutti del Meridione, si supera il 50%, ovvero Foggia, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Salerno, Catania e Napoli. La percentuale di edifici in cattive o pessime condizioni risulta invece inferiore al 10% in 19 città, che sono tutti del Centro Nord, tranne Isernia, in Molise. Nella classifica spiccano, per la presenza pari a -7% del patrimonio abitativo in cattivo stato, Siena, Brescia, Modena, Vercelli e Arezzo.

Sebbene la situazione registrata si riferisca al censimento del 2011, tuttavia rimane la correlazione con quelli delle famiglie in cui si trovano figli con disagio, nella consapevolezze che “ricostruire il fenomeno dei bambini e ragazzi che vivono in contesti abitativi disagevoli è fondamentale per impostare le politiche di contrasto alla povertà minorile“, come scrive lo staff di Open Polis.

Del resto, è forse non sorprendente la relazione che vede in un territorio con molte famiglie in difficoltà economica una maggiore presenza media di alloggi in cattive condizioni. Se povertà e condizioni degli edifici vanno a braccetto, è purtroppo quasi scontato che siano le province del Sud quelle dove le percentuali crescono di più. Ma se questa relazione, che riferendosi a dati storici, segnala una inquietante tendenza, ancora più inquietante è l’influenza che il disagio economico che riverbera nelle condizioni dell’abitazione ha nei confronti della povertà educativa dei nostri minori. Anche perché, come richiama la ricerca di Open Polis, spesso la scuola non è in grado di supplire.

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