PNRR: sesta revisione approvata dalla Commissione Ue, ecco le novità

Finora versata all’Italia la settima rata per un ammontare di 18,3 miliardi

La sesta revisione del Pnrr nazionale, richiesta dal governo alle istituzioni europee, è stata approvata dalla Commissione europea . Il nuovo PNRR “ItaliaDomani” (COM(2025) 675 final)  rivede 173 misure tra modifiche, definanziamenti, rifinanziamenti e semplificazioni.  Finora,  l’8 agosto 2025 la Commissione europea ha versato al Governo italiano la settima rata del Dispositivo di Ripresa e Resilienza, per un ammontare di 18,3 miliardi di euro, portando la quota di fondi ricevuti dall’Italia a 140,5 miliardi, corrispondenti al 72% del totale assegnato. Il 30 giugno il Governo ha richiesto il pagamento dell’ottava rata, pari a 12,8 miliardi di euro, che verosimilmente sarà sbloccata successivamente all’approvazione di un’ultima revisione del Piano, del valore di circa 14 miliardi, che dovrà essere discussa all’Ecofin del 13 novembre.

Ma in cosa consiste questa nuova (e ultima) revisione?  Dal documento  52025PC0675 (il documento di approvazione della Commissione Europea, che verrà presentato all’Ecofin del 13 novembre per l’eventuale via libera) emergono alcuni dati, fra cui il fatto che restino invariate le somme complessive, ovvero i 71,8 miliardi di grants (ovvero risorse a fondo perduto) e i 122,6 miliardi di loans, ovvero prestiti e perciò da restituire. Inoltre, se da un lato vengono introdotte dieci nuove misure che riguardano i cosiddetti interventi ad alta domanda, fra cui i contratti di filiera, transizione 4.0, accordi per l’innovazione e borse di studio universitarie, come specifica il giurista Mauro Varotto, in un articolo sul sito Fare l’Europa, la contrazione della quota “verde” compensata dalla crescita di quella digitale, non turbano l’equilibrio degli obiettivi stabiliti dalle istituzioni europee. Infine, ribadita la scadenza del 31 agosto 2026 per il completamento di progetti e attuazioni,  la deadline dopo la quale nessuna nuova azione potrà essere conteggiata ai fini dei pagamenti.

Nonostante incongruità e incertezze sui dati, secondo i ricercatori di Open Polis la situazione al 25 settembre 2025 vede 447.174 progetti attivi per un totale di 157,8 miliardi di euro, con una spesa già sostenuta che arriva a 85,8 miliardi. A queste risorse andrebbero aggiunti, su precisazione del governo,  circa 8,6 miliardi destinati a strumenti finanziari che sostengono l’attuazione dei progetti. Tirando le fila, la percentuale di spesa dei fondi Pnrr, secondo il Governo e l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) a settembre 2025, ammonterebbe al 48, 6%. Nella relazione che l’esecutivo ha fatto alle Camere, si contano i risultati raggiunti: sul piano procedurale sono 334 gli obiettivi e traguardi completati dall’Italia in modo positivo, vale a dire il 54,4% del totale, mentre, col pagamento della settima rata, il Paese ha ricevuto attorno ai 140miliardi che rappresentano circa il 72% delle risorse assegnate.

L’ottava rata, il cui pagamento dovrebbe avvenire verso la fine del 2025, consta di 12,8 miliardi ed è agganciata al completamento di 40 nuovi obiettivi.  La nona richiesta di pagamento dovrebbe venire inviata entro dicembre. Per quanto riguarda gli interventi nello specifico, le fasi di realizzazione dei progetti fornite dall’Upb vede tuttavia solo dati aggregati a livello di missione, come avvertono i ricercatori di Open Polis. Stando a questi, il 94% degli interventi monitorati, ovvero “circa 420 mila progetti che corrispondono all’88,5% delle risorse assegnate (139,7 miliardi)”, si troverebbero in corso di esecuzione o in fase conclusiva, mentre il 6%  ( 11,5% delle risorse, pari a 18,1 miliardi) giace in fasi critiche. “Di questi – si legge – lo 0,6% è ancora in programmazione, progettazione o affidamento (2 miliardi), mentre per un ulteriore 5,4% mancano informazioni aggiornate o è indicata solo la fase teorica di avvio”.

Nella dinamica serrata del confronto tecnico avvenuto Bruxelles, la proposta ufficiale vede un ampliamento sostanzioso delle modifiche, che passano alle 34 previste dalla bozza preliminare alle 173 della proposta ufficiale, dal momento che la Commissione ha fatto includere formalmente nel testo finale anche le modifiche minori, come le semplificazioni. La proposta approvata dalla Commissione prevede l’eliminazione di 8 misure (sostanzialmente per ragioni come ritardi, inflazione, complessità tecnica, ma anche scarsa adesione ai bandi impossibilità di completarne l’iter in tempi utili, cambiamento delle condizioni economiche di partenza ecc.) l’introduzione di 10 nuove, 155 interventi modificati o semplificati (52 per efficacia, 83 per riduzione oneri amministrativi, come segnala Varotto).

Fra le dieci nuove misure introdotte, emerge la prevalenza di strumenti finanziari oltre a incentivi rapidamente attribuibili. Le risorse  riacquisite dalle eliminazioni verranno riallocate in 18 interventi fra i quali una quota consistente già esistenti o nelle nuove misure, potendo anche finanziare progetti nazionali preesistenti. Le nuove facility previste riguardano il Piano Italia a1Giga e la riforma sugli alloggi per studenti. Per il primo è previsto il Fondo nazionale connettività, per il secondo uno strumento finanziario, l’agri-solare. “Si sta inoltre valutando la creazione di una Rolling stock company (Rosco) pubblica per l’acquisto e la fornitura di materiale rotabile per il trasporto pubblico, collegata alle riforme ferroviarie – si legge nell’analisi di Open Polis – secondo il ministro Foti le risorse impiegate tramite facility e strumenti finanziari raggiungerebbero i 20 miliardi”.

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