Senza cinepresa, ma con le parole e il tratto della matita il regista francese Michel Hazanavicius ci porta sul fronte della guerra fra Ucraina e Russia. L’effetto per il lettore è molto simile a quello di un film: l’arte dell’immagine in movimento è validamente sostituita dalle pennellate letterarie di un artista che riesce a rappresentare nella mente del lettore personaggi, situazioni, pene, orgoglio, dolore fisico e dolore morale. La sceneggiatura di una tragedia in atto. “Non sono né un giornalista né un documentarista, dice, ma ho potuto mettere sulla carta parole che non avrebbero detto davanti a una telecamera”.
“Carnets d’Ukraine”, il libro non ancora tradotto in italiano presentato da Hazanavicius nell’ambito di France Odeon, il festival del cinema francese che si è svolto a Firenze nei primi giorni del mese di novembre, è il frutto di un viaggio di una settimana compiuto in Ucraina nel novembre del 2023 (l’invasione russa è cominciata il 24 febbraio 2022) su invito dell’associazione United24, la piattaforma che raccoglie fondi per sostenere il Paese aggredito e dall’unità “Forze culturali” dell’esercito di Kiev, o meglio Kyiv, la translitterazione del nome in ucraino. Kiev è quella del nome in russo.
In particolare – ha raccontato il regista di “The Artist” – è stato un amico, Kolja, cantante molto famoso in patria, arruolato nell’esercito, che lo ha convinto a dare la parola a uomini e donne che combattono in guerra. La prima esperienza della follia della guerra per un europeo contemporaneo. E’ partito portando sei quaderni Moleskine che ha riempito di note e disegni durante i suoi incontri sulla linea del fronte di allora, nei dintorni di Kramatorsk nel Donbass. Oggi i russi sono andati oltre e l’autore si domanda con tristezza se i suoi interlocutori sono ancora in vita.
Il libro, pubblicato dall’editore parigino Allary Editions, è un condensato di quei quaderni. E’ composto di 38 capitoli e ognuno di essi è dedicato a uno dei soldati o delle soldatesse, i personaggi che Kolja e i suoi compagni gli propongono: “un mosaico di personalità diverse”. I disegni dei loro volti, quasi sempre sorridenti o comunque riflettenti una sorta di calma saggezza, mai rassegnata, quella di chi rischia la vita ogni giorno, sono ricavati dalle fotografie che Hazanavicius ha scattato durante i colloqui. Ne emerge una capacità di ritrattista che ne mette in luce la sensibilità e un’intuizione profonda dei caratteri e delle personalità.
Come la descrizione del momento in cui, alla fine del colloquio, Yan comandante dei 6mila uomini della 56° Brigata detto “Niechnyi” cioè “quello che non dorme la notte” (tutti in trincea hanno un soprannome), un uomo che emana violenza controllata, gli mostra candidamente la sua collezione di monete: “Non sono un esperto – scrive il regista – ma alcuni pezzi non mi paiono abbiano un valore…Voleva mostrarmi qualcosa solo sua, qualcosa di personale che il colloquio non ha saputo cercare e come tutte le persone che sono a disagio nei rapporti umani, ha fatto troppo, ciò che mi offre è troppo intimo”.
Uno dei suoi accompagnatori Tolya gli spiega come non avrebbe mai pensato che poteva accadere nella vita di fare la guerra: “Nel più profondo di me stesso – annota – ho sentito che un giorno potrei dire la stessa frase. Che tutti noi potremmo dirla. In questa breve frase , questa maniera così semplce di raccontare ciò che aveva vissuto, ho riconosciuto tutti noi”.
Il libro “lavoro di un cittadino, di un essere umano”, come lo definisce l’autore, è anche uno strumento per raccogliere fondi per la piattaforma United24, di cui Hazanavicius è ambasciatore: le royalty del diritto d’autore andranno ad aiutare un popolo che difende la sua terra. In Francia ha già venduto 25mila copie.
In foto Michel Hazanavicius