Il venture capital europeo si sta progressivamente dividendo tra due logiche sempre più distinte: da una parte le tecnologie considerate strategiche, come quelle per la difesa, che tendono ad attrarre capitali regionali, dall’altra settori come l’intelligenza artificiale, dove il finanziamento resta fortemente globalizzato. I recenti casi della tedesca Quantum Systems e della start-up AI fondata dall’ex chief scientist di Meta Yann LeCun illustrano questa divergenza.
Quantum Systems, società bavarese specializzata in droni per la ricognizione militare, è tra le aziende europee che hanno beneficiato direttamente dell’aumento della spesa per la difesa seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Il crescente ruolo dei droni nei conflitti contemporanei ha reso queste tecnologie una priorità per molti governi europei, contribuendo alla rapida espansione del settore defence tech.
L’azienda ha raggiunto circa 200 milioni di euro di ricavi annui e ha recentemente raccolto circa 160 milioni di euro in un nuovo round di finanziamento che ha portato la valutazione a circa 600 milioni di euro. La crescita riflette una tendenza più ampia: il ritorno dell’interesse degli investitori per tecnologie militari e dual use, a lungo considerate marginali nei portafogli venture europei.
Un elemento particolarmente significativo riguarda la composizione del capitale. Negli ultimi anni le start-up europee hanno fatto sempre più affidamento su investitori statunitensi per sostenere la propria crescita. Secondo dati PitchBook sui flussi di venture capital transatlantici, la presenza di investitori americani nei round europei è aumentata in modo consistente nell’ultimo decennio, soprattutto nei settori tecnologici ad alta crescita.
Quantum Systems rappresenta tuttavia un’eccezione relativa a questa dinamica. Il round ha visto una presenza significativa di investitori europei, segnalando come il capitale regionale stia tornando a giocare un ruolo più attivo nei settori considerati strategici. Questa evoluzione riflette una crescente attenzione verso il tema della sovranità tecnologica europea, in particolare in ambiti legati alla sicurezza e alle infrastrutture critiche.
La normalizzazione degli investimenti nel settore difesa segna anche un cambiamento nel modo in cui i criteri ESG vengono interpretati dagli investitori istituzionali. Se in passato molte tecnologie militari erano escluse dai mandati di investimento, il deterioramento del contesto geopolitico ha contribuito a una revisione di queste posizioni, favorendo un graduale ritorno del capitale verso il settore.
Una dinamica molto diversa emerge invece dal finanziamento della nuova start-up AI guidata da Yann LeCun, che ha raccolto oltre un miliardo di dollari nel più grande seed round mai registrato in Europa. L’operazione conferma come l’intelligenza artificiale continui ad attrarre capitali su scala globale, indipendentemente dalla localizzazione geografica delle aziende.
La società mira a sviluppare sistemi di AI capaci di costruire rappresentazioni del mondo fisico — i cosiddetti world models — con l’obiettivo di superare alcune delle limitazioni dei modelli generativi attuali, in particolare nella comprensione delle relazioni causali e nell’interazione con ambienti reali.
Il round, che valuta la società circa 5,5 miliardi di dollari, si inserisce in un contesto di forte concentrazione degli investimenti globali nel settore AI. Secondo PitchBook, l’intelligenza artificiale ha rappresentato una quota crescente dei finanziamenti venture globali nel 2025, confermando il ruolo del settore come principale destinazione del capitale di rischio tecnologico.
Se osservati congiuntamente, i due casi suggeriscono una possibile biforcazione nel modello europeo di finanziamento dell’innovazione. Nei settori dove le implicazioni di sicurezza nazionale sono più forti, come la difesa, si osserva una maggiore propensione a sviluppare catene di finanziamento regionali. Nei settori caratterizzati da forte competizione tecnologica globale, come l’AI, prevale invece una logica di integrazione nei mercati internazionali del capitale.
Questa distinzione riflette priorità diverse. Nel caso della difesa, la provenienza del capitale può diventare parte integrante della strategia industriale. Nel caso dell’intelligenza artificiale, la scala degli investimenti necessari e la velocità della competizione tecnologica rendono invece inevitabile il ricorso a pool di capitale globali.
Per l’Europa, la questione di fondo resta se questa evoluzione porterà a un rafforzamento dell’ecosistema tecnologico o a una sua ulteriore frammentazione. La capacità di sviluppare fonti di capitale domestiche per i settori strategici, mantenendo allo stesso tempo l’attrattività per gli investimenti internazionali nei settori più competitivi, potrebbe diventare uno degli elementi determinanti della politica industriale europea nei prossimi anni.
In questo senso, Quantum Systems e la nuova generazione di start-up AI europee rappresentano non solo due storie di crescita, ma anche due possibili modelli del futuro tecnologico del continente