Pitti Uomo: vincono i marchi con la capacità di rinnovarsi senza tradirsi

Circa 12mila compratori e 19mila visitatori

La moda ricomincia dalla 109 edizione di Pitti Uomo: prima fiera moda dell’anno nel calendario modaiolo e punto di riferimento mondiale per l’abbigliamento maschile. L’iniziale scommessa sul futuro del ben vestirsi, oggi in bilico, si è giocata nella cinquecentesca Fortezza del Sangallo nel centro di Firenze, dal 13 al 16  gennaio. Lì, 758 selezionati brand, di cui oltre il 40% esteri, hanno esposto le loro collezioni per l’inverno 2026-2027 di vestiario e accessori maschili, comprese le fragranze e la novità Hi Beauty dedicata alla profumeria di ricerca. Costituendo, insieme all’immediatamente successiva Fashion Week maschile milanese (16-20 gennaio), una settimana che il presidente di Pitti Immagine e ad del gruppo Kiton, Antonio (Totò) De Matteis, definisce la più bella vetrina della moda maschile italiana.

Se la moda ce la farà si vedrà, ma di sicuro gli imprenditori presenti al Pitti Uomo, inaugurato alla presenza del ministro del Mimit, Adolfo Urso, e con il sostegno dell’Ice (l’agenzia per la promozione delle imprese italiane all’estero), ci provano con vigore e bei prodotti in mostra. Nonostante il fatturato della moda maschile sia sceso nel 2025 del 2,1 per cento, è comunque sono ancora 11,2 miliardi, il 19% dell’intero fatturato del tessile abbigliamento italiano. Nell’attesa di capire quale sarà la via del cambiamento, i brand scelgono argomenti sicuri come la qualità, le proprie radici, le fondamenta  del vestire maschile da sempre, interpretandoli secondo i nuovi desideri e i cambiamenti del costume, e d’altra parte chi meglio della moda è specchio e anticipatore dei tempi?

I brand di Pitti ci provano appassionatamente, ma con i piedi saldamente per terra dopo la pur divertente e spensierata rivoluzione del guardaroba maschile degli anni precedenti. E dopo che la moda, passata l’euforia del post Covid, già dalla seconda metà del 2023 è andata in crisi e via a crescere, tra prezzi saliti ingiustificatamente sopra le stelle contro portafogli, invece, sgonfiati o ritiratisi nella prudenza, in un allarmante clima di crisi internazionali, guerre, incertezze. Oltre a un cambio di abitudini specie tra i giovani che di moda di un certo tipo non si interessano più e piuttosto preferiscono l’usato, quel second hand che spopola assicurando certezze e risparmio. Mentre i consumi interni stagnano, l’export non splende e cala del 2,5% con punte del 20%  in Cina, mentre va meglio in Europa, dove comunque la Germania fa meno 3,5%. Crescono del 4% gli Usa, ma con dazi e Trump c’è poco da stare sicuri. 

Comunque la moda non è favola o frivolezza. Vale impegnarsi perché è un pilastro della nostra economia, il 5% del pil, un giro di affari che supera i 100 miliardi, oltre 150 mila aziende e circa 460 mila addetti, a rischio sia le prime che i secondi. Non  sarà semplice ritrovare la fiducia e l’entusiasmo dei consumatori, eppure dal salone fiorentino è arrivata una dichiarazione di impegno, buona volontà, sapere e voler fare. In sintonia con il leit motiv (ogni edizione del Pitti ne ha una) di questo Pitti Uomo  che è “Motion”,  muoversi, sperimentare ogni direzione del possibile cambiamento. “Nessuno vuole nascondere le difficoltà – sottolinea l’ad di Pitti Immagine Raffaello Napoleone – ma siamo andati bene oltre il previsto. Pitti è sempre l’occasione per presentarsi al meglio, confrontarsi con gli altri, ritrovare fiducia nel proprio lavoro e affrontare la stagione con determinazione. Una circolazione di idee che dimostra come le fiere siano ancora più importanti nei momenti critici in cui si ha più bisogno di misurarsi con gli altri”. Lo dimostrano, sottolinea, i compratori esteri ritornati tutti mentre tra gli italiani se ne è visto qualcuno in meno: ma sarebbe difficile altrimenti, dopo la chiusura del 26% dei negozi di abbigliamento in 12 anni, pur con una recente rivincita rispetto all’online.

 Sono arrivati nel complesso circa 12.500 compratori e 19 mila visitatori  (tutti operatori, diretti o indiretti del settore, nessun pubblico ammesso). A trovare spunti, idee, acquisti In una rassegna che ha visto di tutto. Giganti come Brunello Cucinelli che fin dall’inizio è stato una delle colonne del Pitti Uomo e adesso vi si proietta fin dagli schermi cinematografici, o Stefano Ricci che nella nuova collezione Explorer, ispirata alla Patagonia e alla Terra del Fuoco, coniuga lusso estremo, avventura e esplorazione per sedurre i giovani: “Chi non ha mai sognato di essere Indiana Jones”, dice il direttore creativo Filippo Ricci. Fino ai medi e piccoli brand che sono l’ossatura del sistema moda italiano.

Vincono qualità e sartorialità anche nell’abbigliamento sportivo e outdoor cui nessun uomo rinuncia più. Con tante vie nuove da esplorare e un’unica certezza, che gli uomini vogliono muoversi in libertà, comodità, leggerezza, praticità. Nessuno si ingesserà mai più in un abito pur bello ma intirizzito. Per il resto, in attesa di scoprire la direzione, meglio ancorarsi al classico in chiave attuale e ammorbidita con linee leggermente più ampie e più fluide, all’heritage, alla riconoscibilità dei brand, alla qualità. Le collezioni sono leggere come i cambiamenti, quasi impercettibili ma che in realtà fanno la differenza per cui niente è come prima. Dalle giacche dai disegni british di un centimetro più lunghe e le maniche un po’ più ampie di Brunello Cucinelli, indossate su pantaloni, anche quelli leggermente più morbidi, spesso cargo o in denim, maglioni nel tradizionale splendido cashmere ma con lo scollo più ampio da cui appaiono camicia e cravatta. Un’eleganza solida ma giovane e “garbata”, l’aggettivo leader di Cucinelli che, arrivato a 1,4 miliardi di fatturato (più 10%) non abbandona neanche il suo “garbato” e filosofico ottimismo, citando Solone  e dicendo che “il tiranno non scende mai dal trono sui suoi piedi sia nel pubblico che in famiglia o sul lavoro”.

Si allunga fino a 10 centimetri in più anche il soffice e raffinato cappotto di L.B.M 1911 della Lubiam, all’interno di una collezione giocata su volumi più morbidi pur senza perdere sartorialita’. Si sfiniscono di preziosità i tessuti dei pur efficienti anti freddo, pioggia e vento invernalissimi capi della maison Stefano Ricci in cashemere Alpha Yarn, sherling, pelliccia, tutto peso piuma. Tessuti preziosi e leggerezza è il comandamento. È  in prezioso quanto soffice cashemere anche la collezione Gold Resort della linea Zero Gravity (peso piuma) di Tombolini creata per festeggiare la nomina del brand a marchio storico italiano di interesse nazionale da parte del Mimit, come spiega Silvio Galvigiani alla terza generazione dell’azienda di famiglia. Inusualmente in cashemere l’elegante loden blu e perfino il giaccone outdoor che sostituisce il tessuto naturale a quello tecnico d’ordinanza. Levigati e leggerissimi ma anche caldissimi i piumini d’oca di grande qualità della linea Genesis del brand polacco SpaceFriends che debutta proprio a Pitti. Un esordio augurale visto che da Pitti Uomo sono passati nel tempo tutti i designer e i brand più di successo. Ribadisce trasferendola anche nell’outwear la sua sartorialita’ partenopea il marchio napoletano  Mulish,  festeggiato a Firenze  da vari personaggi dello spettacolo.

 Vincono i marchi riconoscibili con una storia alle spalle e la capacità di rinnovarsi senza tradirsi, come spiega Cristina Calori, presidente e ceo di Wp Lavori in Corso che pur nel duro 2025 sorprende con il suo 20% in più di fatturato.Wp  porta a  Pitti Uomo il tartan reinterpretato in chiave contemporanea di Barbour, il tradizionale marchio inglese Baracuta che lancia per la prima volta la collezione Donna e la collaborazione con il leggendario americano brand dell’outwear Filson impegnato a combinare heritage e funzionalità, le calzature Blundstone tra western, workwear e pelli effetto vissuto, la combinazione tra sartorialità tecnica e spirito urbani di Spiewack, Universal Overall che coniuga la sua Chicago di origine con la contemporaneità, le multiformi camicie di BD Baggies.

 “Heritage, riconoscibilità, innovazione e prezzi possibili”, sono, e non a caso, i quattro assi nella manica declinati da Patrizia Biondi, presidente di Roy Roger’s che cresce del 3,5%  e si cimenta con le piste innevate  presentando una tuta da sci insieme a Kappa che  fonde i famosi jeans cinque tasche della maison con i tessuti tecnici innovativi della giacca di Kappa . “C’era un tempo in cui sciare in jeans era una civetteria ma ci si bagnava, ora i tessuti innovativi permettono di divertirsi a tornare a quell’esperienza ma senza bagnarsi più”, è nostalgica ma contemporanea e pratica Biondi.

 Agili ed eleganti. Anche le calzature adottano la generale voglia di leggerezza e di eleganza. Il re è il mocassino che coniuga praticità e chic. L’esempio più significativo  lo offre la capsule genderless, “L’arte del mocassino”, dalle proporzioni armoniose, l’immancabile suola verde che certifica concia al naturale e rispetto per l’ambiente, più  un inedito pin in metallo sul tacco con il logo Cuoio di Toscana che lo ha creato in collaborazione con la storica boutique fiorentina di ricerca e contemporaneità , Gerard. Cuoio di Toscana e’ il consorzio presieduto da Antonio Quirici di sette aziende del distretto conciario di San Miniato e Santa Croce sull’Arno, campione di impegno ambientalista e leader mondiale nella fornitura di suole sostenibili e di qualità.

Ma avanzano anche le sneakers sempre meno sportive e più  fashion. Perfino un simbolo verace del calcio come Pantofola d’Oro festeggia i 140 anni con raffinati scarpini dai colori pastello tinti in capo, la riedizione di modelli storici e una mini collezione di abbigliamento creata con lo stilista Tebe Magugu. E inaugura un visore 3D su cui ognuno può costruire la sua personale sneaker che, in virtù dell’AI, si puo’ anche veder passeggiare nell’ambiente reale.  D.A.T.E., in omaggio alla propria toscanita’ ma anche a chi venendo da fuori se ne innamora, battezza Chiantishire una nuova linea di sneakers dai colori caldi e polverosi della terra, i vigneti e i campi e lancia una piccola linea abbigliamento completa di jeans,  t-shirt, maglie, giaccone, e un classico lungo e bel cappotto blu navy.  Le sneakers di Lotto Leggenda ripescano dagli archivi e rinnovano la storica Tokyio Shibuia. 

Infine, coinvolgenti e rivolte al futuro le sfilate simbolo dí contemporaneità, sartorialita’ e innovazione dei due Guest Designer, il giapponese Soshinyakozuka e l’israeliano trasferitosi a Parigi, Hed Mayner, come anche la performance di un altro creativo giapponese, Shionyakozuka, che ha portato in Fortezza una monumentale installazione dell’architetto e scultore francese Marc Leschelier.

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