Pistoia – Ogni luogo della Terra si svela a chi sa osservarlo. Affermazione solo apparentemente banale, perché guardare un luogo con gli occhi di chi voglia realmente comprenderlo, è atteggiamento niente affatto scontato.
È una pratica che per essere realizzata non richiede l’obbligatorietà di attraversare il mondo, dal momento che quello osservabile si trova spesso accanto a casa.
Interessante, però, è prendere spunto da chi osserva le culture “altre” – vale a dire diverse da quella abituale in cui Dare forme al mondosiamo cresciuti e con la quale più facilmente ci immedesimiamo – secondo criteri di professionalità che gli permettono di farlo con oggettività: ogni studioso di scienze sociali ne è pratico, in particolare lo è l’antropologo, che ha il privilegio e l’onore di capire, raccontare, sostenere la comprensione di mondi diversi.
Sono anche gli stessi mondi che in parte – ovvero gli umani che li vivono – sempre più si avvicinano a noi, spinti da una congiuntura globale che impone di riconsiderare le nostre pratiche quotidiane, indirizzandole verso nuovi percorsi di sostenibilità, che vadano ad abbracciare ogni aspetto del vivere, oggi assai complesso e articolato in una interdipendenza che riguarda ogni aspetto di vita sul Pianeta.
Nulla e nessuno ne resta esente: a cominciare da architetture e paesaggi, che Andrea Staid ha osservato incontrando luoghi e persone che lo hanno «condotto su sentieri inesplorati, dove design e architettura assumevano forme e significati radicalmente differenti da quelli familiari al mio sguardo.»
Un mondo in cui sono le interrelazioni fra le forme a produrre relazioni, forme generate dall’uomo e forme che l’uomo ha trovato spontanee, vegetali e animali: relazioni percepite non solo dalla vista percepisce, ma dall’organismo intero che le vive attraverso tutti i suoi sensi.
Questo il cuore delle argomentazioni proposte da Andrea Staid nel suo libro “Dare forme al mondo. Per un design multinaturalista”, appena pubblicato da Utet nella collana dei Dialoghi di Pistoia, diretta da Giulia Cogoli e promossa dalla Fondazione Caript. La collana vanta titoli accattivanti per contenuti e attualità, dal momento che affiancano l’omonimo festival di antropologia del contemporaneo che si tiene nella città toscana: il titolo appena uscito è quindi, al parti degli altri, strumento di riflessione finalizzato a creare spazi di approfondimento culturale sulle varie tematiche riguardanti l’Umanità.
Il libro raccoglie e racconta con completezza l’esperienza di un antropologo culturale di comprovata professionalità, offrendo una ulteriore chiave di lettura per comprendere la diversità come valore, grazie al quale poter costruire – letteralmente – un innovativo “design del Pianeta”, secondo una idea di progettualità che consideri prioritari i profili eco-centrici per traghettarci al futuro.
Andrea Staid
Dare forme al mondo. Per un design multinaturalista
Utet, collana I Dialoghi – 2025
Pagine 192
Presso di copertina € 18