L’algoritmo e il dubbio: 30 anni di Intelligenza Artificiale tra impresa, scienza e cultura

Parla Armando Sternieri, fondatore del Gruppo Energee, editore di thedotcultura
ENERGEE 3 INAUGURAZIONE SEDE REGGIOLO

Armando Sternieri è Presidente e amministratore delegato di Energee3, consigliere delegato di Energee4 e di thedotcompany. L’azienda Energee3 ha superato gli 8 milioni di euro di fatturato e conta oggi circa 140 collaboratori. Attorno a questa realtà si è consolidato un gruppo che supera i 10 milioni di euro di ricavi complessivi. Eppure il suo percorso non nasce nel mondo dell’impresa tradizionale. Si è formato come fisico, ha approfondito la filosofia della scienza e ha iniziato a occuparsi e insegnare Intelligenza Artificiale all’inizio degli anni Novanta, molto prima che diventasse un fenomeno globale.

Armando, non hai mai temuto che il mercato potesse considerarti più un teorico che un imprenditore?

Certamente. Anzi, ero perfettamente consapevole che fosse il rischio principale. Nel nostro settore è facile essere etichettati: da una parte quelli che riflettono, dall’altra quelli che costruiscono. Chi parlava di filosofia della scienza e di Intelligenza Artificiale negli anni Novanta rischiava facilmente di essere percepito come qualcuno più interessato alle idee che ai risultati.

Io ho sempre pensato che questa contrapposizione fosse sbagliata. La filosofia della scienza non è una fuga dalla realtà. È un metodo per prendere decisioni migliori quando la realtà diventa complessa. Ti insegna a verificare le ipotesi, a misurare i risultati, a riconoscere rapidamente gli errori e a correggerli prima che diventino un problema.

Nella mia esperienza il problema non è quasi mai la tecnologia. Il problema è capire quale problema si vuole risolvere. Le tecnologie cambiano continuamente; la capacità di comprendere la complessità, valutare i rischi e costruire soluzioni robuste rimane invece un vantaggio competitivo stabile.

Quando si sviluppano sistemi per il banking, per le assicurazioni o per il risk management, non basta che una soluzione funzioni. Deve essere affidabile, verificabile, sicura e sostenibile nel tempo. I nostri clienti operano in contesti nei quali gli errori hanno costi economici, organizzativi e normativi molto elevati.

Per questo motivo non considero il nostro approccio una caratteristica secondaria della nostra storia imprenditoriale. Lo considero la ragione principale della nostra crescita. I clienti più esigenti hanno capito che il nostro metodo riduceva il rischio. Hanno visto che dietro ogni progetto c’era una particolare attenzione alla qualità dei dati, alla verifica dei risultati, alla robustezza dei processi e alla sostenibilità delle soluzioni nel tempo.

Ma c’è un secondo aspetto altrettanto importante. Questo approccio ci ha consentito di attrarre talenti. Giovani provenienti dalle università, interessati a confrontarsi con problemi reali e tecnologie avanzate, ma anche professionisti già maturi che cercavano qualcosa di più di un semplice posto di lavoro. Cercavano una visione.

Credo che le persone migliori non scelgano soltanto una retribuzione o una posizione. Scelgano un progetto nel quale riconoscersi. Molti dei professionisti che oggi lavorano con noi hanno trovato un’organizzazione che non si limita a sviluppare software o a erogare servizi, ma che cerca di comprendere i problemi, affrontare la complessità e costruire valore nel lungo periodo.

Se oggi Energee3 conta circa 140 collaboratori e continua a crescere, è anche perché siamo riusciti a costruire una cultura aziendale riconoscibile. Per questo continuo a pensare che il metodo sia stato il nostro vero vantaggio competitivo: ha generato fiducia nei clienti, ha attratto talenti e ha creato le condizioni per una crescita solida e duratura.

 Tu osservi l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale da oltre trent’anni. Come guardi all’attuale esplosione di interesse per questi strumenti?

Con interesse, ma anche con una certa serenità. Quando ho iniziato a lavorare e insegnare Intelligenza Artificiale all’inizio degli anni Novanta, il tema era confinato quasi esclusivamente alla ricerca e a pochi ambienti specialistici. Nel corso degli anni abbiamo assistito a fasi di entusiasmo, a periodi di delusione e poi a nuove accelerazioni.

Oggi stiamo vivendo una fase straordinaria perché la potenza di calcolo, la disponibilità dei dati e la maturità degli algoritmi hanno raggiunto livelli impensabili fino a pochi anni fa. Tuttavia, c’è un elemento che non è cambiato: il valore non nasce dagli algoritmi da soli. Nasce dalla loro integrazione con i processi, con le competenze e con la capacità delle persone di interpretarne correttamente i risultati.

In questi anni si è parlato molto di Intelligenza Artificiale Generativa. Qual è, a tuo giudizio, il rischio culturale più significativo?

 Il rischio non è che le macchine diventino troppo intelligenti. Il rischio è che gli esseri umani smettano di esercitare il proprio spirito critico. Gli strumenti di Intelligenza Artificiale possono aumentare enormemente la produttività e facilitare l’accesso alla conoscenza. Possono aiutare professionisti, imprese e istituzioni a lavorare meglio. Ma possono anche indurre una delega eccessiva delle capacità di analisi e di giudizio.

La vera sfida non riguarda la potenza degli algoritmi. Riguarda la capacità delle organizzazioni e delle persone di utilizzarli per prendere decisioni migliori.

Quindi non sei tra coloro che vedono nell’IA una minaccia?

No. Le tecnologie non sono mai neutre, ma non sono neppure buone o cattive in sé. Dipende da come vengono progettate, governate e utilizzate.

La storia economica dimostra che le innovazioni che hanno creato maggiore valore sono quelle che hanno saputo amplificare le capacità umane, non sostituirle. Credo che accadrà la stessa cosa con l’Intelligenza Artificiale.

Guardiamo adesso al futuro di Energee3. Quali sono gli obiettivi che vi siete posti per i prossimi anni?

Energee3 continuerà a rafforzare il proprio ruolo nella consulenza informatica avanzata, nella business intelligence e nelle architetture digitali complesse.

Operiamo in settori altamente regolamentati nei quali affidabilità, sicurezza e conformità sono requisiti essenziali. Continueremo a investire nelle competenze, nell’innovazione tecnologica e nell’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei processi aziendali.

Vogliamo essere sempre più un partner strategico e non semplicemente un fornitore di servizi. La tecnologia è importante, ma ciò che i clienti chiedono realmente è la capacità di affrontare problemi complessi e trasformarli in risultati concreti.

I dati raccolti nei primi mesi dell’anno e il portafoglio progetti già acquisito ci consentono di guardare al futuro con fiducia. Per il prossimo anno prevediamo un’ulteriore crescita di circa il 10%, sostenuta sia dal consolidamento delle attività tradizionali sia dallo sviluppo delle nuove iniziative legate all’Intelligenza Artificiale e ai servizi ad alto valore aggiunto.

Accanto a Energee3 stanno crescendo anche altre realtà del gruppo, in particolare Energee4 e thedotcompany. Quale ruolo immagini per queste società nel disegno complessivo del gruppo?

Sono realtà complementari ma profondamente diverse tra loro. Energee4 rappresenta la nostra capacità di trasformare ricerca, dati e Intelligenza Artificiale in prodotti e soluzioni specialistiche. È il luogo nel quale l’esperienza maturata in decenni di attività viene tradotta in strumenti innovativi e scalabili.

Thedotcompany svolge invece una funzione che considero strategica. È il luogo in cui idee, competenze e visioni differenti possono incontrarsi e trasformarsi in innovazione.

In molte organizzazioni esiste una separazione netta tra chi riflette e chi realizza. Noi abbiamo cercato di costruire un modello diverso. Thedotcompany nasce come motore di approfondimento, comprensione e sviluppo di nuove idee. È uno spazio nel quale progettisti, sviluppatori, studiosi, professionisti e imprese possono confrontarsi su problemi complessi e immaginare nuove soluzioni.

Credo che l’innovazione autentica nasca quasi sempre dalla comprensione profonda dei problemi e non dall’applicazione meccanica delle tecnologie. Per questo considero thedotcompany una componente essenziale del gruppo: non soltanto una società che realizza progetti, ma un ambiente nel quale si costruiscono visioni, si sperimentano approcci e si generano nuove opportunità.

E in questo ecosistema quale ruolo svolge thedotcultura?

Se thedotcompany è il luogo in cui le idee vengono sviluppate e trasformate in progetti, thedotcultura è il luogo in cui quelle idee vengono discusse, approfondite e messe alla prova nel confronto con la società, la politica, la scienza, l’economia e la cultura.

Credo che oggi il problema principale non sia la mancanza di informazioni, ma l’eccesso di informazioni prive di contesto. Una testata culturale deve aiutare a distinguere tra conoscenza e rumore.

Thedotcultura deve continuare a essere uno spazio di approfondimento nel quale discipline diverse possano dialogare senza cedere alla superficialità. Perché la comprensione è il primo passo verso qualsiasi forma di innovazione autentica.

Concludiamo con una prospettiva più ampia. Qual è, secondo te, la sfida decisiva del prossimo decennio?

La sfida non sarà costruire macchine sempre più intelligenti. Sarà costruire organizzazioni e società capaci di utilizzare quelle macchine senza rinunciare alla responsabilità delle proprie decisioni.

La tecnologia continuerà a evolversi rapidamente. La vera domanda è se riusciremo a sviluppare, con la stessa velocità, la maturità culturale necessaria per governarla.

In foto Armando Sternieri

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