Chiede, la giornalista e scrittrice, Caterina Soffici, ad Alessandro Barbero mentre lo intervista a proposito del suo recente libro “Romanzo russo” (Sellerio) un’opinione sull’oggi, citando, in sintonia con il titolo del volume, Lenin quando dice che “ci sono decenni in cui non succede nulla e settimane in cui succedono decenni”. Ma lo storico divulgatore, oltre che accademico, resiste e si appella al ruolo “che in questo momento sento soprattutto, di storico più che di romanziere”. Taglia corto, spiegando che “il mestiere dello storico è antitetico al sapere nel presente quello che sapranno solo i miei successori tra decenni, tra 50 anni, quando avranno visto e studiato la storia. Possiamo dire che era ovvio che l’Europa si sfaldasse, possiamo dire che era ovvio che la presidenza Trump avrebbe avuto come conseguenza…” Alt: “Ditelo voi che conseguenze avrà “. E qui Barbero si ferma. Trump no, e veleggia verso l’inimmaginabile incontro in Sala ovale. Appena il giorno dopo in cui Barbero rimandava, ma neanche tanto, il giudizio sull’oggi, ai futuri storici.
L’intervista di Soffici a Barbero accade il 27 febbraio scorso, sull’insolito palcoscenico del prestigioso Teatro del Maggio musicale fiorentino dove la conversazione intorno al secondo libro, dopo “Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo”, dello storico più pop d’Italia si tiene di fronte a mille persone che riempiono il Teatro dove non potrebbe cadere uno spillo e dove piovono gli applausi. Un botta e risposta coinvolgente e divertente destinato a fare da prologo all’apertura diTesto, il salone fiorentino del libro, ideato dalla libreria indipendente Todo Modo e organizzato da Pitti Immagine, la società fiorentina dei saloni di moda ma anche molto altro. Un salone singolare e unico quello di Testo, dove si vuole spiegare “come si diventa un libro”, ovvero non solo il prodotto finito ma anche tutto il lavoro che c’è dietro un testo, dal pensarlo allo scriverlo, all’editarlo, al venderlo.
Barbero sta al tema e con quella voce sottile e la sua leggera arte della seduzione, racconta come è nato “Romanzo russo”. Non lo storico che fa un libro di storia, quanto un vero romanzo che però non nasce, ci tiene a precisare, dalla fantasia del romanziere ma da rigorosi e lunghi studi storici, infinite testimonianze, carte , lavoro d’archivio:
“Non importa vedere i fatti, le persone, i luoghi: le testimonianze ce li raccontano”, dice l’autore. Il romanzo assomiglia ai modi degli scrittori russi, è verosimile, nutrito, racconta Barbero, dagli archivi che si aprirono la prima volta con la Perestroika. “Il mistero è perché non si siano stati bruciati, visto che trattano dell’Unione sovietica, dei terribili atti di Stalin, dei lager in cui sparivano anche intellettuali c’è artisti. Ma, almeno prima del virtuale gli archivi, nell’ 800 e nel 900, erano fondamentali e si conservavano, sembrando che, se lo Stato funzionava, fosse naturale e anche doveroso fare certe cose”.
Uscito la prima volta nel 1998 da Mondadori, Romanzo russo torna ora da Sellerio. “Ma perché uno storico scrive un romanzo?”, chiede Soffici. “Per innamoramento”, risponde Barbero. “Ero sempre stato affascinato dalla Russia fin da piccolo, poi sono stato dieci anni a documentarmi”,racconta. Dieci anni di studio e scavo ed ecco che la raccolta di materiale diventa libro. Un testo tra storia e romanzo, tra racconto poliziesco e d’azione, con l’arguzia dell’ affabulatore.
“Chi ricorda ora la Russia di Gorbaciov, la perestroika, la glasnost, la trasparenza? Quando sembrava che tutto cambiasse e entrasse in Russia la modernità, quando tutti i giornali ne scrivevano e io non scrissi neanche un saggio perché non ero uno studioso di quel fenomeno.Ne ho parlato solo dopo ma senza inventare niente e solo perché avevo voglia di fare quella cosa lì. Era come dissotterrare un manoscritto per tanto tempo sepolto”, dice Barbero.
Ma per diventare libro ci vuole l’editore. “E se ti presenti essendo uno sconosciuto e’come buttare via tutto” . Succede che raccogli informazioni, che scrivi, che inizi a togliere una vjrgola e poi un’altra, dopo dieci anni arriva il momento in cui non hai più nessuna virgola da spostare e ti fa ovviamente piacere pubblicare. Avevo un certo numero di scrittori e critici italiani che amavo, sono andato alle poste e ho trovato egli elenchi gli indirizzi, ho stampato le prime 50 pagine e, da ragazzo secchione com’ero , le ho imbustate con indirizzo e francobollo di ritorno e spedite. Una settimana dopo squilla il telefono, era Aldo Busi che mi ha presentato e fatto pubblicare tutti e due i libri”.
Barbero parla anche delle difficoltà del costruire un libro:”I dialoghi, i personaggi che ti portano a far fare loro ciò che essi stessi suggeriscono e che non li devi mai fare troppo autobiografici sennò poi sono tutti uguali. Ci sono, in Romanzo russo, la ricercatrice che è una storica innamorata degli archivi, c’è il giudice che non ha fiducia nel Pm che è un indagatore, l’attore, un finale strano, il professore per cui mi domando chissà se ha preso qualcosa dalla mia giornata di lavoro”. Come è la giornata di lavoro di uno storico, come lavora Barbero ? “La storia è una delle cose più eccitanti che esistano e noi storici bruciamo di passione dialogando continuamente con i morti e cercando di farli parlare e se qualche volta ti capita di scoprire qualcosa che volevi scoprire, allora è il massimo di passione. Ma tutto accade seduti al tavolo a lavorare, con innumerevoli appunti. Il tuo lavoro consiste nello stare seduto e leggere cercando qualcosa e all’improvviso eccola la grande emozione. C’è il massimo di scarto tra tumulto interiore e esistenza tranquilla e grigia” .
Infine, il titolo. La gara di trovare il titolo, Romanzo russo, la vince Barbero su Busi, , racconta lo storico, “lasciando a Busi l’onore di decidere che ci fosse un sottotitolo su cui fui d’accordo: ‘Fiutando i futuri supplizi’. Infatti.
In foto Alessandro Barbero