Si parla, si riparla e si straparla di Intelligenza Artificiale. Senza possederne però il vero alfabeto. Le macchine fanno continui passi da gigante. Al contrario, donne e uomini sono, tranne le nozioni tecniche, praticamente analfabeti in materia. In tutto il mondo esistono solo due paesi dove i governi hanno elaborato programmi strutturati e obbligatori sull’insegnamento dei segreti dell’IA, iniziando fino dalla scuola primaria: Cina e Emirati Arabi Uniti. Per il resto si stanno intensificando corsi aziendali o scolastici (ma solo sporadici e, gli ultimi, solo semmai universitari o tutt’al più per la scuola superiore. Mai obbligatori). L’IA procede a larghi passi, ma tra la gente non è ancora cultura consueta, quella che diventa familiare solo se la si frequenta fin da piccoli. E così crescono incomprensioni e immotivati quanto acritici entusiasmi come esorbitanti paure.
Tra sapere usare anche abilmente uno strumento a livello tecnico e conoscere di cosa e come è fatto, come gestisce le concatenazioni, quale ne è l’anima, come funzionano e pensano le macchine, c’è la sua differenza. Specie se lo strumento si chiama, come oggi, Intelligenza Artificiale e te oscilli tra la sensazione di onnipotenza nel chiederle tutto e ricevere ogni risposta o, piuttosto, temere che quel cervello superi e divori il tuo. Alla base, come alla base di molti errori o incapacità di previsione e azioni umane, c’è l’ignoranza. La macchina IA è complessa ma con la conoscenza potresti evitare, o perlomeno ridurre, il rischio di fare il pendolare tra entusiasmo cieco o un’altrettanta fervorosa diffidenza. Puoi valutare quello che si può e quello che non si deve fare.
Una maggiore e documentata coscienza sarebbe necessaria non fosse altro perché, che tu voglia o meno, il mezzo esiste e fa passi da giganti con una rapidità oltre l’immaginato. Non scordiamoci che già a inizio 2026 Dario Omodei, Ceo di Anthropic, l’azienda il cui l’ LLL Claude è considerato nel mondo tra i modelli di IA generativa con migliori prestazioni, aveva avvisato, nel suo lungo “manifesto” sulla Costituzione dell’impresa da lui fondata, di avere scoperto tramite l’osservazione degli ultimi movimenti delle proprie macchine, che queste ultime avrebbero potuto molto presto sostituirsi al cervello umano e fare da sole. Dopodiché, ancora più recentemente, un ricercatore di Anthropic è ritornato sulla questione, dichiarando: “Continuiamo a trovare cose inquietanti, strutture che rispecchiano risultati della neuroscienza umana”.
Bene, in questa situazione finalmente si comincia a parlare della necessità di alfabetizzazione dell’IA, ma in ritardo e per ora siamo assai indietro. Perché, come dicevamo prima, non si tratta di preparare le persone per questo o quell’uso di una o un’altra specifica tecnologia che serva a qualcuna delle tante aziende che organizzano vari corsi, ma neanche ha a che vedere con l’alfabetizzazione per l’informatica scolastica. L’ organizzazione no-profit globale, Digitale Promise, definisce l’alfabetizzazione dell’IA come “l’insieme di conoscenze e competenze che consentono agli esseri umani di comprendere, valutare e utilizzare in modo critico i sistemi e gli strumenti di Intelligenza Artificiale per partecipare in modo sicuro ed etico”. Conoscenze che hanno bisogno di sedimentarsi e passare, dal maneggiare vagamente, seppure abilmente, il mistero, al penetrare con consapevolezza dentro quella che è la più grande rivoluzione che stiamo vivendo.
La scuola è sempre stata la sede dei nuovi mondi. Qui ci pensano per ora solo Cina e Emirati Arabi Uniti. America e Europa cominciano ad avere sospetti di dover fare di più ma ancora non ci siamo. La Corea del Sud ha sospeso un programma scolastico da oltre un miliardo di dollari dopo appena quattro mesi, affogando presto nelle grandi intenzioni. La differenza non sta tanto nella tecnologia, ma in come i governi affrontano la strutturazione dei programmi di alfabetizzazione, come si formano i docenti, come, e se, si è capaci di costruire una politica educativa intorno all’innovazione.
In genere, come abbiamo già visto, non esistono in tutto il mondo sistemi scolastici che si occupino di insegnare l’AI, come esistono invece per insegnare la grammatica o la matematica. Tranne in Cina e negli Emirati Arabi dove esiste l’obbligatorietà scolastica già per i bambini al loro primo ciclo scolastico. Dunque, niente esperimenti consegnati alla buona o cattiva volontà, ma obbligo.
La Cina ha già iniziato da un anno spingendo con forza e convinzione l’acceleratore nell’introduzione dell’alfabetizzazione dell’IA (comunemente detta in inglese AI Literacy) , rendendo la materia obbligatoria per i bambini già dalla terza casse delle primarie, tra i 7 e gli 8 anni. Per i più piccini tramite giochi con chatbot e robotica e poi, via via, su su per tutta la scuola primaria e secondaria. A maggio 2025 il ministero dell’educazione cinese ha sfornato due linee guida per l’alfabetizzazione IA: una stabilisce i programmi dell’educazione generale alla materia nella scuola primaria e secondaria, l’altro è stato pensato per regolamentarne l’uso nella scuola, con particolari restrizioni per gli scolari più giovani. Dunque il governo cinese ha anche calcolato i rischi, ma ha pensato si potessero risolvere non dando in pasto alla leggera la novità a bambini e ragazzi ma accompagnandola con regole precise per promuovere e al tempo stesso contenere. Un lavoro molto esteso, non improvvisato e anche costoso per quanto riguarda la formazione di oltre 10 milioni di insegnanti . Impegnativo anche il sistema digitale creato appositamente, la piattaforma Smart Education of China, cui è andato il Premio ICT in Education dell’Unesco.
Gli Emirati Arabi Uniti considerano l’alfabetizzazione per l’IA un investimento strategico e iniziano già a 6 anni, dal primo anno della scuola primaria con l’obiettivo di far capire ai ragazzi come pensano le macchine, l’uso etico dei dati, e l’interazione sicura con gli algoritmi predittivi. Ci si domanda, semmai, se a soli 6 anni si possa confrontarsi con un gigante come l’Intelligenza Artificiale che nella maggior parte dei casi è un bel rebus anche per il comune mortale adulto. Nei sette Emirati Arabi Uniti pensano di sì. Tanto da aver messo a punto un programma strutturato che dal prossimo anno renda l’AI Literacy, materia obbligatoria in tutte le scuole pubbliche, dalla materna fino all’ultimo anno delle superiori. Non poche ore, ma un programma per l’intero percorso scolastico. Addirittura dall’asilo dove le fondamenta dell’AI verranno spiegate tramiti giochi e racconti. Per poi proseguire negli anni con temi via via più complessi, dai dati e gli algoritmi, i software, l’etica dell’IA, le applicazioni nel mondo reale. Fino alle superiori, con testi di ingegneria avanzata per prepararsi alli università.
Gli Emirati considerano l’alfabetizzazione dell’IA un passo avanti fondamentale nella modernizzazione. Tanto da formare un migliaio di insegnanti che si occupano di algoritmi ma anche di etica. Presto la materia avrà anche un suo nome specifico: Artificial Intelligence and Technology. La Corea Del Sud, anche quella, ci ha perlomeno pensato, ma non ce l’ha fatta.
L’Europa attende, anche se ultimamente sembra stia realizzando la necessità di intervenire. Per ora però i vari paesi stanno muovendosi in modo non strutturato e, non c’è da stupirsi, anche disomogeneo. Il buon esempio per ora viene dalla Finlandia, con il corso online gratuito “Elements of AI”, sviluppato dall’Università di Helsinki con Reaktor e disponibile in oltre 30 lingue, dimostrando che si possono ottenere risultati anche senza obbligatorietà visto che il 50% delle scuole ha aderito.
Buone notizie anche dall’Estonia che, in collaborazione soprattutto con OpenAI, ha elaborato un programma di accesso a strumenti avanzati di IA per studenti e docenti delle scuole secondarie, all’interno dell’iniziativa AI Leap cui dal settembre 2025, hanno aderito circa 20.000 studenti e 3.000 insegnanti del secondo e terzo anno della scuola secondaria di secondo grado. Si spera di arrivare a 58.000 partecipanti nel 2026. Ma si finisce qui.
Per la Germania è più difficile strutturare un qualcosa di omogeneo, visto che l’istruzione dipende non dal governo centrale ma direttamente dai singoli e vari Laender. Il Regno Unito fa molto poco in questo campo. La Francia ha avviato una fattiva proposta sulle scuole che però è ferma al palo dell’approvazione. E l’Italia? Le norme di qualche consistenza esistono, ma c’è poco di fatto nelle circa 8.000 scuole nazionali sparsi su territori diversi. L’alfabetizzazione IA resta limitata alle sperimentazioni varate da un istituto o un altro senza coordinamento e non si trova neanche una sola ora obbligatoria nei piani di studi di qualsiasi ordine scolastico dei singoli istituti . Da parte sua, l’Ocse sta cominciando a muoversi, inducendo i governi europei in qualche modo a riflettere, con l’annuncio concreto di aver deciso di includere le competenze AI nei test PISA (programma per la valutazione internazionale dello studenti).
Anche gli USA, sono abbastanza immobili, niente programmi nazionali, niente percorsi strutturati nelle scuole per piccoli o grandi. Trump ha pomposamente diffuso una specie di comandamento per l’istruzione all’IA, ma si è tradotto in un niente di concreto.
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