Firenze – Il Consiglio Comunale ha approvato oggi il regolamento sulle locazioni turistiche brevi (DPC/2026/00034). Nonostante le criticità che da sempre sono state rilevate dal gruppo di Sinistra Progetto Comune, nel corso dell’approvazione della delibera i consiglieri si sono astenuti. ” Non perché il testo sia sufficiente – ha commentato Dmitrij Palagi, capogruppo di Spc – ma perché la nostra opposizione non è fine a se stessa: l’astensione è al tempo stesso una critica netta ai ritardi e all’insufficienza politica di questa giunta, e un segnale di disponibilità a costruire, in Consiglio ma soprattutto fuori nella società, un fronte che contrasti la rendita e difenda il diritto alla casa per chi lavora”.
In aula Spc ha rimesso sul tavolo numeri noti, che secondo il gruppo politico però non sono stati affrontati. “Firenze ha 11.321 alloggi su Airbnb (OMI/Agenzia delle Entrate, 2023): il 12,7% dello stock non principale, seconda solo a Venezia. Nel centro storico oltre il 40% degli alloggi non primari è sottratto al mercato residenziale”.
Inoltre, sottolinea Palagi, “ogni aumento del 10% delle strutture Airbnb spinge i prezzi di +82 euro al metro quadro (IRPET, 2024); su cinque anni, nel centro fiorentino l’effetto causale è di +132 €/mq (Congiu, Pino, Rondi, Journal of Regional Science, 2024). Il rendimento netto di una locazione breve a Firenze è del 6,7%, contro il 5,4% di una locazione residenziale: nessun proprietario torna spontaneamente al mercato abitativo finché questo differenziale non viene corretto da regole o fiscalità”.
I numeri smontano anche una narrativa che tuttavia non aveva retto all’evoluzione della fattispecie: è ormai chiaro che non si tratta di sharing economy. “Il 30% dei posti letto Airbnb in Italia è già in mano a gestori professionali multi-listing, con una redditività cresciuta del +124% tra il 2017 e il 2024 (FULL/Politecnico di Torino, 2024) – dice Palagi – è industria ricettiva, non ospitalità diffusa”. Impressionanti le conseguenze sul versante abitativo: “8 annualità di reddito per comprare 80 metri quadri; il 60% del reddito degli under-35 va all’affitto; oltre 15.000 nuclei in lista ERP a Firenze. L’Italia spende 13 euro pro capite in housing sociale: la Francia 234, la Germania 328 (Eurostat 2024)”.

“I nostri 12 emendamenti chiedevano misure concrete: distinzione tra host non imprenditoriale (fino a 2 unità) e operatore professionale con obbligo di P.IVA (da 3 in su); regime transitorio per le autorizzazioni già rilasciate; pubblicazione in open data di tutti i dati sulle locazioni brevi; requisiti minimi di superfici e servizi igienici; limiti nelle zone condominiali; estensione del monitoraggio all’intero territorio comunale, non solo alle zone A. Tutti respinti, in blocco, senza entrare nel merito, ma dicendo che “è troppo presto”, o che erano elementi “ridondanti”.”.
Ma il punto più critico non è nei singoli emendamenti, incalza Palagi. Risiede nella struttura normativa “che lega le mani ai Comuni e che sembra destinato a peggiorare, se non sapremo contrastare le tendenze che vediamo. Nel nostro intervento abbiamo posto con chiarezza questo problema: Firenze non può introdurre un tetto massimo di notti perché l’art. 59 della L.R. Toscana 61/2024 non lo prevede, e introdurlo richiederebbe una riforma regionale o una legge speciale nazionale. Amsterdam, Barcellona, Berlino, Parigi lo hanno. Firenze no, non per incapacità tecnica, ma perché lo Stato ha progressivamente svuotato l’autonomia degli enti locali proprio sulle materie dove il mercato globale preme di più. Abbiamo ritirato i due emendamenti sul tetto notti per correttezza istituzionale. Ma il fatto che la struttura tecnica del Comune debba scrivere nero su bianco che il Consiglio non ha i poteri per farlo è, di per sé, una denuncia politica”.
Senza dimenticare ovviamente, conclude il consigliere comunale, che “a questa si aggiunge l’impugnativa governativa alla Corte Costituzionale sul TUT toscano, che tiene in sospeso l’intero quadro attuativo, compreso il regolamento speciale che Firenze sta ancora redigendo. I ritardi non sono congiunturali: sono di sistema”.
L’astensione, chiude infine l’esponente de la gauche, “è una posizione, non una fuga. Significa: questo regolamento non basta, questa Giunta ha perso mesi preziosi senza costruire una strategia politica all’altezza del problema, e gli strumenti più efficaci non sono stati nemmeno rivendicati a livello regionale e nazionale”. Ma apre la porta, anche. “Siamo disponibili a lavorare con chiunque voglia contrastare la rendita turistica in favore di chi la città la abita e la lavora. La questione degli affitti brevi non è tecnica, ma è una questione sociale, di chi estrae valore dalla città e di chi ne paga il costo”.