Le vere notizie dall’ultima seduta di sala Tricolore non sono le baruffe chiozzotte Pd-Lega sull’interpretazione da dare alla lettera “non expedit” del vescovo Morandi, che è chiarissima ancorché opinabile. Piuttosto la notizia sta nel fatto che ci sia ancora qualche segno di speranza nel cercare di arginare quel populismo destro-sinistro che rischia di tracimare come un uppercut sulla democrazia.
I 13 consiglieri comunali rimasti e presenti alla tarda votazione infatti hanno deciso all’unanimità di iniziare un percorso che porti alla cittadinanza onoraria di Navalny, l’ultimo oppositore di Putin fatto ammazzare come un cane in un carcere siberiano dai sicari del dittatore russo come nemmeno il Dostoevskij di “Memorie da una casa di morti” avrebbe potuto immaginare. Un’iniziativa che rimette un po’ d’ordine mentale e liberale dopo la discutibilissima cittadinanza onoraria conferita ad Assange, in carcere accusato di gravissimi reati (a proposito, auguri allo spifferatore di segreti militari australiano per il ricorso contro la sua estradizione negli Stati Uniti, che sarà giudicato nelle prossime ore dall’Alta Corte inglese).

Il tutto da una parte grazie al consigliere cattolico Pd Paolo Genta che ha presentato un apposito ordine del giorno di condanna ai fatti che hanno portato alla scomparsa di Navalny con l’aggiunta dall’altra della proposta secca del consigliere di +Europa Giacomo Benassi del conferimento appunto della cittadinanza onoraria al martire russo. Un’accoppiata singolare e “vincente” che permette a Genta di smarcarsi dal terzomondismo e dal neneismo spinto del cugino Graziano Delrio, ascoltando in questo caso le sollecitazioni liberali e filo occidentali. Mentre si conferma per quelli di +Europa la vocazione ad essere una sorta di mosche bianche che tengono agganciato all’Europa, all’Occidente ed alla modernità il centrosinistra reggiano dominato da un manipolo di cattocom rimasto fermo agli anni ’70 ed ’80, cioè a decenni intrisi di antiamericanismo e nostalgia dell’Urss.

E così, dopo il terrificante silenzio iniziale dell’intellighenzia reggiana sull’omicidio Navalny, qualcosa si è lentamente mosso. Da registrare anche un’analoga petizione lanciata da Marcello Stecco, Katia Iori e Bruno Borghi a favore della cittadinanza onoraria a Navalny. E veniamo alle note dolenti, dolentissime. Al voto sulla cittadinanza onoraria a Navalny non hanno preso parte Lega, 5stelle e Coalizione civica. Le prime due assenze ve le riassumiamo con una foto qua sotto, per la terza invece ricordiamo che l’iniziativa pro-Assange partì proprio a causa (più che grazie) del coinvolgimento del consigliere De Lucia che ha giustificato il suo niet su Navalny bollandolo come “di destra”. Dal che bisogna forse dedurre che secondo De Lucia se sei di sinistra hai diritto di vedere rispettati i tuoi diritti basilari, se sei di destra invece e hai la sfortuna di imbatterti in un dittatore brutale e sanguinario come Putin, peggio per te.

Perché è questo il vulnus di questa visione illiberale della storia e della politica: l’assurdo parallelismo tra i casi, pur coi distinguo di letture. Assange, incarcerato con l’accusa di aver commesso gravissimi reati quali la violazione di segreti militari che hanno forse portato alla morte di un numero incalcolabile di persone (si pensi ad esempio ai collaborazionisti afghani degli Americani in Afghanistan), per 5S, Casa Bettola and company è un eroe, quindi la cittadinanza onoraria se la merita. Ricordiamo che Assange può permettersi i migliori avvocati al mondo e viene giudicato nella patria della Rule of law e dell’Habeas corpus non in Russia. Navalny, presuntamente “di destra”, ammazzato nella solitudine come un cane senza lo straccio di un avvocato ad opera del regime nazicomunista di Putin per la sua opposizione politica, invece no. In fondo Navalny un po’ se l’è cercata, così un’altra volta impara a fare il gioco degli imperialisti americani e degli Europei “schiavi di Bruxelles e della finanza”.
Ecco perché l’ultima ventata d’aria fresca pro Navalny, speriamo non solo refolo isolato, in sala Tricolore ha restituito un po’ d’ossigeno democratico alla nostra città sempre più soggetta negli ultimi tempi a sbandate geopolitiche che, da Silk-Faw ad Assange, passando per la gazzarra su Iren-Mekorot (su cui torneremo), non le stanno certo facendo fare bella figura .