L’Unione Europea con il suo assetto istituzionale confederale-intergovernativo non regge più l’impatto con il cambiamento epocale della geopolitica globale.
L’Europa, per secoli e secoli, è stata il teatro di violenze e guerre sanguinose. Dopo la tragedia di ben due conflitti mondiali, ha creduto, voluto e lavorato per la Pace, ma non ha saputo costruire una vera, completa e sostanziale unità. Si è fermata a metà strada aggrovigliandosi in un sistema ibrido, complesso, burocratico dove a decidere sono sostanzialmente i capi di governo che sono più preoccupati di coltivare i destini elettorali interni ai singoli Paesi che al destino comune e decisivo dei cittadini, degli interessi comuni e del futuro dell’Europa.
Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione parlamentare antimafia
Adesso, con tutto il carico della sua storia, l’Europa si trova drammaticamente ad un bivio: da una parte, c’è la strada buia e regressiva del ritorno indietro, più coerente con il modello strettamente e classicamente confederale; dall’altra, c’è la strada più luminosa, necessaria e progressiva oltre che carica di speranza del più innovativo modello federale, già agognato dal Manifesto di Ventotene e da leader come lo stesso Churchill e dai diversi padri intellettuali e politici del lungo e travagliato cammino verso l’unità europea. È il tempo pertanto della scelta. È più che mai necessario imboccare la via più giusta.
Il contesto geopolitico mondiale non concede tregua, sta subendo infatti un cambiamento senza precedenti. È un contesto immerso pienamente nella inedita e convulsa transizione da un’epoca all’altra. Le sfide aperte sono tante e tutte drammatiche:
- il ricorso alle guerre di aggressione come regolazione delle controversie, a discapito del diritto internazionale e dei più elementari diritti umani, come possiamo constatare quotidianamente in Ucraina, nella striscia di Gaza, in Sudan e in decine di altri conflitti sparsi per il mondo, in quella che Papa Francesco ha definito profeticamente “terza guerra mondiale a pezzi”.
- Il cambiamento climatico, che avanza inesorabilmente ma viene messo in discussione e nei vertici internazionali e che non trova più risposte adeguate, nonostante produca danni devastanti e benché si sia superata la decisiva la soglia di un grado e mezzo di innalzamento del riscaldamento globale.
- le disuguaglianze di reddito, innanzitutto, ma anche quelle di genere, generazionali e territoriali, con le annesse discriminazioni che stanno erodendo qualsiasi forma di coesione anche nelle democrazie occidentali, al punto da far emergere leadership e impostazioni politiche ed economiche sovraniste, populiste e autoritarie.
- le innovazioni tecnologiche in mano ai nuovi padroni dell’economia globale del tutto prive di governance democratiche e veicolate dal controllo dell’intelligenza artificiale, delle biotecnologie, del web, dell’economia digitale e dei sistemi satellitari e spaziali.
- la pervasiva diffusione delle mafie globali, che con il narcotraffico e le numerose e svariate altre attività illecite minacciano l’esistenza di milioni di essere umani e mettono sotto scacco l’economia legale e la stessa capacità delle entità statuali ed internazionali di contrastarle adeguatamente.
La Cina e gli Stati Uniti sono i principali protagonisti della destrutturazione della governance globale che si è dispiegata a partire dal secondo conflitto mondiale. Vedono l’Europa unita come un problema e considerano il Vecchio Continente al massimo come un ottimo mercato di consumo e ricercano con i singoli Paesi accordi solo bilaterali e praticamente subalterni ai loro interessi economici e geopolitici.
Anche la Russia vuole avere un ruolo centrale, ha avviato con il ricorso alle armi, alla interferenza sui canali web, e con l’uso delle proprie risorse energetiche una rincorsa per la conquista del ruolo di super potenza mondiale. Ritiene che una parte del continente europeo, soprattutto sotto il dominio o l’influenza della ex URSS, le appartenga e persegue l’obiettivo di annetterla a costo di consumare guerre devastanti. Per il resto, sul destino dell’Europa e sulla destrutturazione della governance internazionale è sulla stessa lunghezza d’onda di Stati Uniti e Cina.
I Paesi emergenti, in particolare il Brasile in America Latina, il Sudafrica nel continente africano e l’India in quello asiatico, puntano a una “terza via”, ma per adesso diffidano degli Stati Uniti e guardano all’Europa con grande attenzione ma sono costretti a prendere atto della sua sostanziale irrilevanza.
In sintesi, l’Europa vive la transizione geopolitica mondiale subendola, al punto che tutte le analisi sul suo declino o addirittura su un prossimo sfaldamento risultano purtroppo pertinenti e incalzanti.
Possiamo riassumere la “questione Europa” in una domanda tranchant: è la fine o la trasformazione di un mito?
Certamente, se l’Unione Europea rimane nell’attuale assetto istituzionale ibrido, contraddittorio, paralizzante e burocratizzato, non potrà sottrarsi agli esiti più micidiali della fine del suo percorso unitario. La Russia di Putin e gli Stati Uniti di Trump in particolare sentono che è l’occasione giusta per destrutturare definitivamente l’Europa come entità autonoma culturale, sociale, economica e politica. Si sono avventati contro di essa con una violenza e una caparbietà senza precedenti, almeno rispetto agli equilibri e alle alleanze geopolitiche determinate dalla fine della seconda guerra mondiale e dagli assetti emersi con gli accordi di Yalta. La Cina è convinta invece che la sua strategia commerciale e la sua forza produttiva riguardo alle strategie innovative dell’energia sostenibile, dei microchip e nanochip, dell’intelligenza artificiale piegheranno via via i Paesi europei alla sua inesorabile egemonia.
L’attendismo ipocrita delle attuali leadership, che consiste nel cercare di minimizzare i danni provocati da un prolungato immobilismo dovuto all’assetto istituzionale inclinato sul versante confederale, è di fatto funzionale alla disgregazione dell’unità europea. Lo stesso vitalismo retorico e unilaterale dei singoli Paesi, come il nostro, è un modo mascherato per consegnarsi all’egemonia dell’amministrazione Trump o di quella di Putin o, più in là, di quella cinese.
È possibile trasformare e rilanciare il mito dell’Europa, nel senso unitario della sua storia?
Sì, ma ad alcune stringenti condizioni:
- Bisogna avere chiaro che il modello coerentemente federalista è l’unico in grado di garantire la vera unità europea.
- Bisogna avviare una fase culturale, sociale e politica chiaramente costituente dell’Europa Federale.
- La fase costituente deve essere ben preparata nella società e deve avere come coprotagonisti il mondo dei saperi e delle università, il mondo delle reti sociali del volontariato organizzato e del terzo settore, il mondo dell’economia produttiva e sindacale oltre che ovviamente della politica democratica.
- La politica che ha nel proprio progetto l’unità europea deve alimentare nella società e guidare nelle istituzioni soprattutto europee il processo costituente. Le tappe di un costituente percorso federale europeo sono principalmente tre.
La prima tappa deve essere culturale e sociale, promossa attraverso una sorta di “costituente della strada”, per creare le condizioni sociali di un’ampia condivisione soprattutto tra le disponibili nuove generazioni del percorso verso l’Europa federale.
La seconda tappa deve prevedere una chiamata alla scelta federale di tutte le forze politiche disponibili, in modo che possano convergere senza stupide egemonie sul percorso costituente.
La terza tappa deve essere avviata attraverso le prossime elezioni europee, in occasione delle quali bisogna sfidare le forze sovraniste nazionali con un programma chiaro sui passaggi costituenti e sui referendum da svolgere nei Paesi che decideranno di essere membri fondatori dell’Unione Federale Europea.
In conclusione, la crisi attuale dell’Unione Europea non può essere affrontata con una gestione regressiva e minimalista sui versanti culturali, sociali e politici. Piuttosto, sono necessarie visione, progettualità, condivisione, partecipazione e decisione, per aprire un’epoca nuova del cammino europeo: è il tempo di realizzare l’Utopia-necessaria dell’Europa ad assetto federale.