Incontro fra le religioni: senza giustizia  la pace non ha fondamenti

Intervista a Severino Saccardi direttore di Testimonianze
Un particolare della copertina dell’ultimo numero della rivista Testimonianze

L’ultimo volume di «Testimonianze» , la rivista fondata da padre Ernesto Balducci affronta il tema del ruolo delle religioni in un tempo tormentato. Na parla il direttore , Severino Saccardi, “Si tratta di un volume che nasce da un dialogo. Da un confronto aperto. – . – dice Saccardi – Ne sono protagonisti l’arcivescovo di Firenze, Gherardo Gambelli, il rabbino Gadi Piperno  e l’imam Izzedin Elzir,  di Firenze”. Insieme hanno partecipato ad una seguitissima Tavola rotonda. L’incontro si è svolto a Pontassieve organizzato dalla rivista e dall’ Università dell’età libera Valdisieve Valdarno. Un’esperienza che ogni anno coinvolge un gran numero di persone.

“L’incontro sul ruolo delle religioni in questo tempo tormentato ha suscitato, in particolare, un grande interesse. Il volume dà conto fedelmente dei contenuti che ne sono scaturiti”.

D. Quindi, il volume, potremmo dire, è una sorta di stampa e di resoconto dell’iniziativa?

R. Il corpo centrale della sezione tematica, dedicata appunto, al contributo delle religioni in un tempo tormentato riproduce fedelmente  gli interventi dei tre esponenti religiosi (coordinati e sollecitati dalle domande di chi le parla) e i passaggi del complesso  e stimolante dibattito che fra loro stessi e con il direttore di «Testimonianze» si è sviluppato. Ci sono anche le domande del pubblico e le  risposte conseguenti dei tre autorevoli relatori. C’è anche un bell’intervento iniziale, del tutto non formale, di Carlo Boni, sindaco di Pontassieve e di Giulio Mannucci, membro contemporaneamente del Direttivo della Libera Università e di quello di «Testimonianze». E’ anche, e direi soprattutto, merito suo se si è sviluppata questa bella collaborazione.

D. Come è nata l’idea dell’incontro e del volume e quali sono i temi che vengono affrontati?

R. E’ interessante, credo, dare conto del fatto che l’incontro con i tre esponenti religiosi ha rappresentato lo sbocco e, direi, il culmine di un lavoro e di un percorso. E’ stato lo sbocco e, direi, di una provvisoria conclusione di un Corso, promosso, appunto, da Libera Università e «Testimonianze” dedicato ad un tema oggi centrale. È possibile mantenere la speranza e salvare spazi per la speranza in un mondo dominato dal caos e dalla legge del più forte ( o dei più forti, simili nella logica seguita, anche se apparentemente diversi per collocazione, appartenenza e casacca politica)?  Tante le questioni che sono state affrontate nei diversi incontri. Quanti «mondi» diversi interagiscono, si condizionano reciprocamente e, anche, confliggono fra loro nell’unico mondo interdipendente in cui viviamo? E che ruolo vi esercita il nuovo dominio dei poteri incontrollati della tecnologia e della finanza? Che ruolo potrebbe avere ( che spessa rinuncia ad esercitare) l’Europa? E come si ridefiniscono, oggi, i temi, della pace e della guerra? Linguaggi universali come quelli della musica possono contribuire a ricostruire uno spirito di dialogo? I canti e le melodie della musicista Angela Batoni hanno fornito suggestivi spunti in proposito. E poi è stato dato spazio alla testimonianza di esperienze originali come quelle di Rondine, cittadella della pace, che mette in dialogo e fa studiare e formare insieme giovani provenienti da popoli e paesi fra loro «nemici».  Ecco, ci è sembrato che un incontro sul ruolo  delle religioni in un tempo di ferro e fuoco e così complicato come quello presente aggiungesse un tassello  fondamentale al dibattito sulla possibilità di ricostruire la speranza nel mondo del caos. Tutto è partito, naturalmente, da una domanda di fondo: rispetto a questo, le religioni che fanno?

D.Bella domanda: rispetto a questo le religioni che fanno?

R. E’ stato il tema, articolato in una pluralità di questioni, di interrogativi, di suggestioni, che è stato sviscerato nel dibattito fra il vescovo, l’imam e il rabbino. Io ho posto loro varie questioni. A partire da quella centrale. Che è quella dell’ambivalenza delle religioni. Che esaltano  valori di pace e di fraternità e che dovrebbero rivolgersi  all’anima e alla spiritualità degli uomini, ma che poi, non di rado, possono essere usate politicamente, in maniera molto terrena, declinate in forma di ideologia ed usate in una logica di contrapposizione, di diffidenza o di aperto conflitto, fra persone, culture e comunità. Su questo le singole comunità religiose sono chiamate a compiere scelte di fondo.  Naturalmente, come ben risalta nel volume, i nostri tre interlocutori, partono, tutti, da un’ esperienza particolare, e benemerita, come quella fiorentina.

D. Firenze, in questo senso, è sempre stata una città-laboratorio…

R. Lo è stata storicamente e lo è ancora. Frequenti sono gli incontri, i momenti di dialogo, fra i rappresentanti delle tre grandi religioni monoteistiche. Ebrei, musulmani e cristiani. I «figli di Abramo», come avrebbe detto Giorgio La Pira, che sono chiamati ad una forte e comune assunzione di responsabilità. D’altra parte, va detto che il mondo non è Firenze. Nel mondo di oggi i conflitti  che assumono strumentalmente connotazioni di carattere religioso non mancano. Anzi, ahimé, abbondano.

D. Un mondo assai complesso e, talora, fuori controllo, non c’ è dubbio. Le religioni che possono fare?

R. Quello che possono fare non solo le religioni, ma direi quello che possiamo fare tutti noi è, intanto, prendere atto di tale complessità. Di questo si parla nel nostro volume, come se ne era parlato nell’incontro pubblico. Il mondo vive di asimmetrie. Anche dal punto di vista del fenomeno religioso. Si pensi alla differenza fra la nostra parte, occidentale ed europea, molto secolarizzata e laicizzata, «scristianizzata» anche,  in misura non piccola e altre latitudini del pianeta, dove il dato religioso ha un peso enorme ed un enorme peso pubblico. A volte, quando i migranti si inseriscono da noi, devono misurarsi non solo con la diversità culturale, ma anche con il diverso peso che viene attribuito alla dimensione della spiritualità, del ruolo delle religioni, del «sacro».  C’è anche poi da dire, cosa pochissimo trattata in Occidente, che ci sono paesi (non pochi) in cui per le proprie convinzioni religiose si può essere perseguitati e uccisi. Il tema della libertà religiosa nel mondo andrebbe affrontato con ben altra forza e decisione.

D. Eravamo partiti, ed abbiamo lasciato, sullo sfondo, il tema della speranza, Da queste riflessioni, è possibile ricavare una parola di speranza?

R. Certo. A determinate condizioni Nel nostro dibattito, e nel volume di «Testimonianze», viene fatto riferimento alle parole che ha detto, di recente, papa Prevost: «Non c’è pace senza giustizia». Che vuol dire? Che senza giustizia  la pace non ha basi e fondamenti. Giustizia sociale, si intende, ma anche rispetto dello stato diritto e dei diritti umani. Il mondo, oggi, non va in questa direzione. Ma ci  si può impegnare per il cambiamento. E tutti, non credenti o credenti, possono dare, in questo senso, un contributo. Le religioni (che anche nella nostra società secolarizzata hanno un peso nello spazio pubblico) sono chiamate ad un ‘assunzione comune di responsabilità, come avrebbe detto Ernesto Balducci, sul piano del comune impegno per la pace, la convivenza, i diritti e la dignità di ogni essere umano.

Il volume di «Testimonianze»  Il contributo delle religioni in un mondo tormentato verrà presentato  Giovedì 9 aprile, alle ore 18.30, alla Biblioteca delle Oblate. Con interventi di Hamdan al Zeqri, Andrea Bigalli e Silvia Guetta. Coordina; Stefania Valbonesi. Introducono: Stefania Costa e Severino Saccardi. Interventi musicali a cura dell’ Accademia Musicale di Firenze.

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