Montepescali – Un paese storico sulle colline di Grosseto, Montepescali, si è trasformato quest’anno per qualche settimana in una piccola rock – city. Per tre serate si sono alternate le band del territorio mettendo in mostra talento, passione creatività e anche qualche virtuoso che non sfigurerebbe in una jam session internazionale.
Tutto è cominciato il 10 agosto quando al Giardino di Elenina, il vecchio cinema trasformato dai suoi proprietari in uno spazio culturale che ogni anno ospita iniziative di qualità, si sono esibiti gli Impressiva, gruppo di Grosseto specialista del repertorio rock classico. Ed ecco la prima sorpresa, il chitarrista Francesco Samà. E’ raro imbattersi in un talento interpretativo alla sua altezza, dal momento che Francesco suona Comfortably Numb dei Pink Floyd senza far rimpiangere troppo Dave Gilmour ed è in grado di giocare con i suoni della chitarra elettrica per raccontare i diversi stati d’animo delle canzoni dei grandi compositori del genere.
Il 23 e il 24 agosto, poi, è andato in scena al Baluardo, la spazio teatrale ricavato sulle mura di impianto medievale, la settima edizione del Festival Rock Blues Montepescali. Il Festival è frutto della passione e della capacità tecnica e organizzativa di Claudio Pisapia, uno dei principali animatori della cultura musicale del territorio, fondatore di un laboratorio musicale che si è posto come polo di riferimento per molti giovani musicisti. Per i due giorni della manifestazione, sostenuta dal Circolo culturale del paese presieduto da Rodolfo Paladino, si sono alternate al bastione 11 band composte da ragazzi fra i 15 e i 25 anni.
Alcuni di questi gruppi hanno presentato cover di formazioni internazionali, come gli Stop 25 che suonano pezzi dei Green Day, mentre altri hanno eseguito musica composta da loro stessi, sia strumentale come i Downtown Jesters, che anche vocale come i Tratta degli Schiavi, una delle band più originali, che mette in musica tematiche sociali. Altri ancora hanno eseguito sia cover che brani propri come i Fivert. Anche il Laboratorio di Pisapia ha presentato i risultati della sua ricerca musicale.
Ciò che ha colpito gli spettatori è la qualità di questi giovani e giovanissimi musicisti che hanno imparato alla Rockland, la scuola di musica di Follonica o autodidatti sono cresciuti nei garage e nei capannoni della Maremma grossetana. “Ma non è facile per loro mettersi alla prova davanti a un pubblico per coltivare la loro passione”, lamenta Pisapia. Il problema è l’incredibile intreccio di leggi e procedure che vengono richieste per organizzare un concerto come quello di Montepescali.
Fra autorizzazioni, relazioni tecniche, nulla osta della soprintendenza che prevedono sconcertanti limitazioni, i costi in tempo e soprattutto denaro sono così elevati da scoraggiare i più ostinati entusiasmi. Così quello che dovrebbe essere il compito di qualunque amministrazione, centrale o locale, e cioè incentivare e sostenere la creatività giovanile, diventa una corsa a ostacoli che spesso finisce nel nulla. “Abbiamo una rete di regole e procedure che rischiano alla fine di emarginare i nostri giovani, invece di proteggerli e aiutarli a sviluppare la loro personalità”, conclude Pisapia con amarezza: “Alla fine è più facile per loro procurarsi una dose di droga che andare a suonare”.
