Francesco e Dante, nascita di una nazione: la capitale del libro si presenta

Una lectio magistralis affidata ad Aldo Cazzullo apre il programma di Pistoia

È successo sabato 10 gennaio, ed è successo a Pistoia, che ha scelto di aprire il suo anno come Capitale Italiana del Libro 2026 con una lectio magistralis affidata ad Aldo Cazzullo, personaggio fra i più brillanti del panorama culturale italiano.

Si è tenuta al Teatro Comunale Manzoni l’apertura ufficiale dell’anno che troverà Pistoia impegnata a valorizzare il libro nella pienezza delle sue potenzialità. Istituita nel 2020 dal Ministero della Cultura, l’iniziativa di Capitale del Libro vuole infatti consolidare la trasversalità della cultura come bellezza salvifica che passa attraverso la lettura: L’avventura del leggere, il coraggio di costruire il futuro è il titolo scelto dal Comune di Pistoia per il progetto con il quale ha deciso di partecipare al bando ministeriale, dal quale è uscita con l’eccellente risultato di Capitale Italiana del Libro 2026. 

Pistoia si appresta quindi a vivere con orgoglio un anno denso di attività culturali, in cui il ruolo del libro sarà approfondito sotto le sue molteplici virtù e potenziali, grazie a un calendario di appuntamenti diffuso fra varie ubicazioni in città, pur avendo il cuore pulsante alla San Giorgio, biblioteca pubblica fra le maggiori della Toscana e d’Italia (non è un caso che, prima in Italia, Unicef l’abbia insignita del titolo di biblioteca amica dei bambini, delle bambine e degli adolescenti). Posizione in linea, anche, con quanto Aldo Cazzullo ha affermato durante l’incontro con la stampa locale: la domanda di libro va alimentata, se ci sono delle idee, delle proposte valide, la gente le segue. Proposte valide che non sono semplice sinonimo di spettacolarità – come avvenuto in questa occasione inaugurale –, bensì dense di appuntamenti anche “piccoli” ma coinvolgenti, proprio perché finalizzati a coinvolgere target precisi, sia in termini di età come di interessi culturali. 

Obiettivo non trascurabile è la valorizzazione del libro come strumento per recuperare – e indicare la via per – quel senso di appartenenza che sembra ormai inesorabilmente sfuggire dalla consapevolezza di molti cittadini. Un distacco eroso in buona parte anche a causa della disaffezione alla lettura, cui Pistoia da sempre cerca di tenere testa riservando attenzione al libro e alla cultura: 

L’apertura ufficiale dell’anno è stata salutata da autorità e ospiti significativi: in primis Daniela Ballard, Console Generale degli Stati Uniti d’America a Firenze, e Giordano Bruno Guerri, dallo scorso dicembre Presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, quindi perfetto rappresentante di quel Pinocchio che – personaggio senza tempo e senza età – è stato scelto per fare compagnia al Micco pistoiese nel logo della Capitale del Libro. 

Quel Pinocchio che evoca le parole pronunciate da Anna Maria Celesti, Sindaco del Comune di Pistoia, la cui visione del libro fa essere strumento di inclusione sociale, tema a lei molto caro. Corale la posizione di tutti i rappresentanti istituzionali che l’hanno seguita: il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, vede nel titolo pistoiese una coerenza di vocazione per l’intera Toscana; l’Assessore alla Cultura del Comune di Subiaco – Capitale 2025 – Ludovica Foppoli, presente per consegnare il testimone ideale del titolo a Pistoia e ricordare che la lettura è strumento che aiuta a varcare i propri limiti. Benedetta Menichelli, Assessore alla Cultura del Comune di Pistoia, che insieme alla Dirigente del Servizio Cultura – nonché direttrice della San Giorgio – Maria Stella Rasetti, ha lavorato per realizzare il progetto che portato a Pistoia il titolo: è stata lei a dichiarare ufficialmente aperto l’anno di Pistoia Capitale italiana del Libro 2026, augurando «Che sia un anno vissuto intensamente. Che sia un anno che lasci il segno. Che sia, per tutti noi, una vera avventura

E l’avventura, come anticipato, è iniziata in maniera eccellente, con la lectio magistralis di Aldo Cazzullo su Francesco e Dante: nascita di una nazione. Inutile ricordare la levatura del relatore, ben nota a tutti, mentre qualche parola in più è da spendere sull’attualità del messaggio che tramite lui arriva dai due grandi. Due personaggi da cui scaturisce quell’umanesimo che è il perfetto antidoto per fronteggiare il distacco sempre più rilevante fra cittadini e istituzioni, in una Toscana che è la terra più adatta a farlo, dove nasce il senso del Paese, idonea a ospitare iniziative di promozione del libro perché è l’Italia stessa che nasce dalla cultura. 

La percezione di chi lo ascoltava è stata quella di assistere a una conversazione distopica, Francesco e Dante sono stati come prelevati dal loro tempo e proiettati sul palco dell’oggi per dialogare con lui – e attraverso di lui – riproponendo il loro pensiero in risposta alle criticità del mondo attuale, vero e proprio nutrimento semantico ed emozionale per risvegliare il senso di appartenenza alla comunità, di responsabilità sociale, di rispetto de l’altro. 

Il vero cambiamento, come insegna Francesco, è dare dignità alla persona, e questo accade non alleggerendosi la coscienza con un’elemosina, bensì abbracciando gli esclusi per farli essere parte di noi: anzi, per diventare noi parte di loro. Certo non è facile farlo, né per Francesco – nonostante la sua posizione in favore della generale positività con cui guarda all’essere umano –, né per Dante che non trova molto di buono nell’umanità. Pur essendo il padri dell’Umanesimo, l’uno è propenso al perdono e all’accoglienza, l’altro pensa piuttosto a infliggere punizioni infernali… però entrambi ci hanno lasciato un patrimonio culturale immenso sul quale riflettere e verso il quale orientarsi. Un patrimonio culturale fatto non solo delle loro parole, ma della grandezza con cui sono stati capaci di generare quel rinnovamento culturale che oggi – nel post-umano – assume ancor più valore: bisogna tornare a dare centralità alla persona, non certo secondo visioni antropocentriche, bensì come consapevolezza del proprio ruolo in armonia con un più vasto insieme bio ed eco centrici. Ne Il cantico delle creature – primo poema scritto in lingua italiana – Francesco ricorda di ringraziare il Signore per tutti i suoi doni, contenendo in sé la lode per la Vita, la Natura e anche per quella Sorella Morte che tanto temiamo, ma che della Vita è parte. 

Cazzullo ha offerto una prospettiva di analisi molto particolare, come del resto è sua abitudine fare. La bellezza salvifica cui accennavamo prima, è quella che Pistoia ha scelto di mettere in pratica con L’avventura del leggere, il coraggio di costruire il futuro, che passa attraverso la cultura vista come strumento per tirare fuori quanto di meglio ciascuno ha in sé e può donare con semplicità: una semplicità che non è sciatteria bensì disciplina nel riconoscere, accogliere e ringraziare per ciò che ci viene donato. 

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