La forza dell’immagine e dei ritratti in opere di Donald Baechler, Felice Casorati, Sandro Chia, Max Ernst, Jannis Kounellis, Zoran Music, Mimmo Paladino, Manolo Valdés, Andy Warhol e Tom Wesselman.
Fino al 5 ottobre 2025, negli spazi della Navata e della Sacrestia dell’ex Chiesa di Sant’Agnese a Padova, oggi sede della Fondazione Alberto Peruzzo è allestita la mostra “Damnatio figurae: Dalla negazione dell’immagine al ritratto” a cura di Marco Trevisan, direttore della Fondazione.
L’idea dell’esposizione nasce dalla contemplazione di un’opera “Senza Titolo” di Jannis Kounellis inserita permanentemente nella sede della Fondazione fin dalla sua riapertura al pubblico. Una croce, composta da una trave con un sacco di juta trafitto da un pugnale. Un lavoro evocativo e potente che allude al corpo di Cristo pur essendo esso assente. Da questo pensiero ha preso il via il progetto “Damnatio figurae”, cioè una serie di opere che hanno la capacità di mettere in evidenza una figura anche se inesistente. Una selezione di ritratti appartenenti alla collezione della Fondazione dialoga con una serie di opere provenienti da prestiti, come Thorsten Brinkmann, Maurizio Cattelan, Aron Demetz, Nicola Samorì e Mariano Sardón affrontando una tematica fuori dall’ordinario: la forza dell’immagine anche nella sua assenza.
Attraverso queste rappresentazioni si nascondono riflessioni profonde che riguardano la realtà umana, l’identità e la sua percezione, ma anche la presenza in assenza dell’immagine. Una forza evocativa, che presuppone una conoscenza e un rapporto con la storia, l’iconografia, l’arte e di tutto quello che influisce per determinare la connessione tra assenza-presenza.
Le opere di quattro artisti – le sculture in legno bruciato e alterato di Aron Demetz, l’esplorazione oscura della materia pittorica e scultorea di Nicola Samorì, le rielaborazioni dei ritratti rinascimentali di Thorsten Brinkmann e i codici, gli algoritmi, la computer grafica dell’argentino Mariano Sardón – propongono l’assenza e l’occultamento dell’umano.
Nell’ex Sacrestia sono esposti dei ritratti più classici, tra cui “Reigning Queens” del 1985 di Andy Warhol, alcuni ritratti di grandi dimensioni di fotografie ufficiali delle regine in carica nel suo tempo, compresa Elisabetta II. Il ritratto della regina si sovrappone a quello di Warhol dipinto da Enzo Fiore. Con una Elisabetta II ancora più pop eirriverente è realizzata dallo street artist Endless.
Donald Baechler, pittore e scultore americano degli anni Ottanta, è presente con “Kuwana city” del 1990, dove le figure umane ridotte a forme essenziali, dai colori forti.
Le figure femminili sono mostrate in due dipinti di Felice Casorati con “Donna con scodella” del 1959 e “Nudo nel paesaggio” del 1954, composizioni equilibrate e allo stesso tempo misteriose, mentre Tom Wesselman celebra la sensualità femminile con dalle tinte pop in “Barbara and the baby”. Il “Ritratto con Fondo Verde e Tracce Beige” di Manolo Valdés, evoca storie, memorie, cultura, invece nel surrealista Max Ernst gli elementi fantastici e onirici sfidano la realtà tradizionale con un volto simile a un palloncino. Le opere di Julio Larraz, Sandro Chia, Fernando Botero, Zoran Music e Mimmo Paladino, riflettono in modo variegato sull’identità umana. Infine l’opera “Stadium” di Maurizio Cattelan completa la riflessione sull’identità delle persone e delle società proponendo un gioco nazional popolare ovvero “l’anestesia a cui siamo assuefatti”.
Damnatio figurae Dalla negazione dell’immagine al ritratto
19 giugno – 5 ottobre 2025
Fondazione Alberto Peruzzo
Spazio Sant’Agnese, Padova
info@fondazionealbertoperuzzo.it
In foto: Endless, Queen Elizabeth, Tecnica mista su tela, 152 x 102 cm