Sembrava un’operazione impossibile quella di ridare vita a rotoli di papiro carbonizzati. Ora, grazie allo sforzo congiunto di archeologi, linguisti e storici e delle nuove tecnologie, si sta lanciando dal nostro terzo millennio un nuovo ponte verso il II secolo dopo Cristo. Dai rotoli miracolosamente sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio si comincia infatti a penetrare nella più antica biblioteca del mondo a noi finora pervenuta completa con grandi conseguenze sulla nostra conoscenza della filosofia ellenistica e soprattutto stoica. La biblioteca, che si ritiene appartenesse al suocero di Cesare, Lucio Calpurnio Pisone, si trovava in una villa di Ercolano ora ribattezzata la Villa dei papiri, scoperta nel XVIII secoli durante i primi scavi della città voluti dai Borbone di Napoli.
Allora, secondo le annotazione degli scavi, furono trovate non solo molte statue di bronzo di epoca classica , tra cui il Doriforo di Policleto, importanti riserve di grano, ma anche decine di rotoli di papiri che , nonostante fossero stati carbonizzati dalla calata di fanghi volcanici infuocati non si erano inceneriti perché rimasti per secoli al riparo dell’aria e quindi dall’ossigeno che li avrebbe completamente disintegrati. Complessivamente erano stati trovati 1826 rotoli e frammenti, di cui oltre 340 ritenuti completi, 970 parzialmente solo parzialmente decifrabili e oltre 500 frammenti. In gran parte in lingua greca ma anche in latino. Al momento della scoperta erano più numerosi: scambiati per pezzi di legno calcinati alcuni era stati buttati via fino a quando si era accorti che si trattava di preziosi papiri.
L’importanza della biblioteca di Ercolano si sta rivelando via via sempre più interessante. Secondo studi resi noti, i quattro papiri decifrati sono particolarmente rilevanti per l’approfondimento della filosofia ellenistica ma non solo. Ad esempio, nel papiro che tratta della “storia dell’Accademia” si hanno inediti particolari sulla vita di Platone e sull’esatto luogo della sua sepoltura. Si sapeva che la sua tomba era nel giardino dell’Accademia ma, grazie al rotolo, ora sappiamo che fu sepolto vicino al Museion, il piccolo tempio dedicato alle Muse che si trovava nel recinto della scuola di filosofia istituita da Platone ad Atene. Dal testo nascono poi dubbi sulla data e il luogo in cui si pensa che il filosofo fosse stato venduto come schiavo: finora si riteneva che fosse avvenuto nel 387 ac. quando si trovava alla corte del tiranno Dionisio di Siracusa . Ora alla luce della rivelazione del papiro, potrebbe essere avvenuto ad Egina attorno al 404 Ac. In un altro passaggio del papiro si apprende che il filosofo aveva espresso disprezzo per il talento musicale di un suonatore “barbaro” originario della Tracia. La scoperta del testo su Zenone di Cizio, il fondatore dello stoicismo nel papiro intitolato “Storia della Stoa”, dà nuova vita al suo pensiero che un tempo aveva avuto tanta influenza sulla filosofia occidentale. Nel papiro il filosofo viene descritto come debole dal punto d vista fisico, portato all’isolamento e poco amante dei banchetti.” Finalmente possiamo disporre di una serie di immagini perfettamente leggibili di vari papiri ercolanensi con ricadute significative per la nostra conoscenza di momenti e protagonisti della storia della filosofia greca” ha dichiarato Graziano Ranocchia dell’Università di Pisa che assieme al suo ateneo e al Cnr-Ispc e ad all’Istituto di scienze del patrimonio culturale di Napoli ha analizzato questi papiri. Negli altri due si tratta della biografie di medici greci e testamenti di esponenti della scuola epicurea.
L’interesse per questi papiri era stato immediato: già nel 1753, per occuparsene, era stato fatto venire a Napoli l’abate genovese Antonio Piaggio dopo che in Vaticano era riuscito a trasferire su tela papiri alto medievali. Alla corte di Napoli l’abate era stato descritto dal prefetto della Biblioteca Vaticana Giuseppe Simonio Assemani come “ingegnosissimo nelle invenzioni di cose stravaganti ” e “inarrivabile nell’imitazione di qualsiasi stampa e carattere di ogni lingue e di ogni edizione per stravagante che sia” . Nel giro di un anno l’abate aveva escogitato una macchina per lo svolgimento dei rotoli papiracei, invenzione che doveva rivelarsi lo strumento più efficace per l’apertura dei rotoli fino al secolo scorso,. Già nell’ottobre del 1754 cinque colonne di un primo papiro (PH1497)che trattava di musica e poesia erano state recuperate. Via via che operava la macchina di Piaggio, una équipe di disegnatori ne copiavano i risultati sotto la sovrintendenza di esperti di greco. I disegni fatti a Napoli si trovano ora a Oxford.
Attorno alle prime decifrazione dei rotoli di Ercolano regnava il massimo segreto che accresceva la curiosità di studiosi ansiosi di non essere esclusi dalle scoperte e rivelazioni che via via la macchina di Piaggio portava alla luce, tanto da spingere addirittura a trascrizioni clandestine. Come quella che ci racconta l’abate Barthélemy, l’autore del best seller settecentesco “Voyage du jeune Anacharsis in Grecia”. Di fronte al diniego degli studiosi che si occupavano dei rotoli di avere una copia della scrittura usata nei manoscritti greci decise di far di testa sua. “Mi fu fatta vedere solo una pagina del manoscritto che conteneva 28 parole. Le ho lette cinque , sei volte, poi con una scusa sono sceso nel cortile e le ho tracciate su un pezzo di carta, cercando di rispettare al meglio la disposizione e la forma delle lettere” scrive lo stesso abate in un libro di sue memorie.
Non contento dell’andamento dell’apertura dei rotoli che giudicava troppo lenta, nel 1802 re Ferdinando III aveva incaricato l’antiquario e cappellano del principe di Galles ( futuro Giorgio IV) di entrare in campo per accelerare i tempi. Lo aveva fatto venire a Portici dove in quattro anni era riuscito a svolgere circa duecento rotoli, ora conservati alla Biblioteca Bodleiana con la denominazione “Oxford Facsimiles of the Herculaneum Papyri”. Nel 1803 intanto sei papiri avevano preso la via di Parigi, dono del re di Napoli a Napoleone. Nei decenni successivi.
I tentativi di far rivivere i testi della biblioteca del suocero di Cesare erano continuati anche negli anni successivi, spesso con esiti disastrosi che avevano portato a gravi danneggiamenti del papiro. Come era avvenuto nel 1877 al Louvre dove per srotolare un papiro si era ricorsi a un piccolo laminatoio distruggendone un’intera parte.
Un impulso a riprendere lo studio dei papiri, conservati in gran parte a Napoli alla Biblioteca Vittorio Emanuele III , era stata data nel 1969 con la creazione del Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi (CISPE). Da allora, grazie anche alle nuove tecnologie, tutto era andato più in fretta. Utilizzando il metodo Oslo (un insieme di tecniche di analisi destinate a valutare tra l’altro la resistenza alla disintegrazione) il Cispe riesce a separare tutti i diversi strati dei papiri e poi , dal 1999 , a digitalizzarli tutti per immagine. Il programma di decifrazione viene lanciato nel 2009, avvalendosi del sistema di tomografia computerizzata dell”European Synchroton Radiation Facility” di Grenoble.
La sfida continua ad accelerarsi, nasce anche il Vesuvius Challenge che nel 2024 premia tre studenti per essere riusciti a decifrare le prime cinque righe di un papiro che tratta di una discussione filosofica sui piaceri della vita, dal cibo alla musica. La competizione internazionale finanziata da imprenditori tecnologici, ora attende di premiare chi riuscirà a decifrare l ‘85% dell’intero rotolo. Poi, sempre grazie alla tomografia computerizzata che permette di decifrare i rotoli senza aprirli e all’intelligenza artificiale che svolge ruolo di ammanuense automatico che rileva i simboli grafici restituendoli sullo schermo, si è ormai convinti che la strada imboccata sia quella che permetterà di rivelare i testi contenuti nei papiri. Sui papiri di Ercolano sono ora operanti diverse cordate, spesso internazionali.
Un rotolo di papiro contiene circa 10.000 parole; dall’Antichità europea ce ne sono venute circa 30 milioni , l’equivalente di 3.000 rotoli o 300 libri moderni di 400 pagine. Vale a dire che quando, grazie all’AI si potranno leggere i 600 rotoli carbonizzati e ancora illeggibili di Ercolano che aggiunti ai 300 gia` disponibili, cioè 9 milioni di parol, faranno balzare del 20% le nostre informazioni dell’antichità europea finora accessibile. E si spalancherà così una straordinaria finestra sul passato.
Nella foto la Villa dei Papiri