Stadio e urbanistica, a Firenze il rischio (politico) è quello di non ascoltare

Giunta accerchiata, il brusio sulle scelte urbanistiche e stadio acquista peso politico
Foto da chat di Salviamo Firenze

Firenze – Il dibattito che si è riaperto sullo Stadio Franchi rischia di assumere, nonostante le aperture che permangono nella dirigenza viola (col tocco di quella “credibilità” che i vertici della Fiorentina attribuiscono alla sindaca Funaro, che equivale ancora a una apertura di credito che d’altro canto non poteva mancare, se l’intenzione, come pare, è quella di restare agganciati alle istituzioni cittadine) un carattere di chiamata di responsabilità che coinvolge non solo l’attuale sindaca, ma soprattutto la passata amministrazione, ovvero l’eurodeputato già sindaco Dario Nardella. Un dibattito che si è acceso in particolare nei giorni scorsi conquistando le prime pagine dei giornali cittadini anche per l’implicazione che assume in riguardo all’enorme platea rappresentata dal popolo viola. Un dibattito che tuttavia non oscura anche il brusio che si alza dalla pletora di nuovi progetti, sventramenti, “riqualificazioni” i cui cantieri stanno bucherellando la città. Antesignano di questa rinnovata stagione urbanistica il famigerato “cubo nero” che ad onta di proteste, critiche feroci, dibattiti più o meno di livello, resta lassù, troneggiante sul vecchio teatro trasformato in abitazioni di lusso, a mostrare che quando le decisioni son prese e le cose son fatte, tutto il resto rimane un fastidioso brusìo di sottofondo. O almeno di questo molti erano convinti

Ma prima di valutare il peso politico del “brusio” che non sembra disturbare per nulla le manovre dei manovratori, non si può non considerare che sul tavolo ci sono anche altre partite, non del tutto giocate in qualche caso, ma che fanno in modo che l’attenzione pubblica sia continuamente all’erta. Non possiamo non citare, fra le ultimissime, quella della residenza di lusso in costruzione in Costa Scarpuccia, ovvero in una delle zone più fragili della città, la collina di San Giorgio che fin dal XVI secolo è stata interessata da smottamenti che le dettero appunto il trasparente epiteto “delle Rovinate”. Un territorio delicatissimo cui è stato inflitto un lungo elenco di sbancamenti, disboscamenti, con muri di calcestruzzo che reggono la collina, strani pianali di cemento di cui, come denunciano residenti e l’associazione Salviamo Firenze, in prima fila nella protesta, non si riesce a sapere la funzione, la trasformazione della vecchia scuola militare in un resort di lusso con tanto di parcheggio sotterraneo, fino alla trasformazione di una peschiera storica di pietra serena in una piscina. Il tutto finisce per trasformare il paesaggio, la vocazione della zona, il suo aspetto, la vitalità del quartiere, costretto a inghiottire cantieri infiniti, la pressione della viabilità maggiorata, le polveri, il rumore ma soprattutto quel continuo piantare nel cuore della collina calcestruzzo, cemento, rinforzi e tutto ciò che serve per reggerla. Tranne ricordare, con una certa inquietudine, la mattina in cui un’intera fetta della banchina sull’Arno contigua a Ponte Vecchio, davanti a Palazzo Capponi delle Rovinate, sprofondò portandosi con sé file di auto, per fortuna solo quelle.

Lo stadio da un lato, con i ritardi sul cronoprogramma e la lettera della Fiorentina che chiede in buona sostanza garanzie sui tempi e sui costi dei lavori, la definizione delle modalità di gestione delle aree commerciali previste e la durata della concessione, e le questioni legate all’urbanistica dall’altro prendono l’aspetto di una tenaglia al cui centro si trova l’intera amministrazione fiorentina nella sua veste di decisore finale .Per quanto riguarda l’urbanistica, la questione dell’area delle Rovinate è solo uno dei tanti passaggi (e cantieri) aperti nel cuore di Firenze , basti pensare al tema del futuro delle OGR, o della strada che attraverserà la zona verde di San Lorenzo a Greve nonostante il progetto alternativo presentato dal comitato ei residenti, anche questo tappa del tour organizzato da Salviamo Firenze, come l’area del Sodo, dove da mesi i cittadini si stanno battendo contro l’installazione a due passi dalle Ville Medicee di una centrale Enel, ovvero una grande cabina elettrica primaria dentro un’area addossata a un patrimonio Unesco. Senza contare il via via ricorrente progetto di parcheggio sotterraneo al Cestello, visto dai residenti come un attrattore di traffico rivolto in particolare dai turisti, di cui da anni gli abitanti ripetono che fanno volentieri a meno.

Un elenco striminzito, rispetto a tutto ciò che bolle in pentola a Firenze. Ma che dà senz’altro l’impressione che il livello dello scontro fra comitati-associazioni-cittadini si stia alzando diventando in buona sostanza politico. Un peso (politico) che si gioca in un tavolo su cui si stanno già dando le carte di un altro gioco, che in modo troppo semplice, qualcuno interpreta come uno scontro fra shleiniani e riformisti (ovvero, “tutti gli altri”). Forse il malcontento che serpeggia in città e che ha fatto la sua apparizione in quel 27,7 raggiunto dal Pd alle ultime amministrative, sotto quella che era considerata la storica soglia di sicurezza del 30% , potrebbe avvertire i guidatori che quel brusio di cui si parlava poco sopra non è un semplice fastidio di cui non tener conto, considerando anche il successo della candidata di Toscana Rossa, quell’Antonella Bundu che in zone del centro storico come sant’Ambrogio ha raggiunto il 10% (5,18 a livello regionale) e che solo la struttura della legge elettorale toscana ne ha decretato l’esclusione dal consiglio regionale (esclusione su cui, vale la pena ricordare, pende un ricorso). Senza contare la crescita, anche se in parte a discapito della Lega, di FdI. Tutti segnali al manovratore di cui non si capisce se questi ne terrà conto.

Insomma, la partita urbanistica, con il suo addentellato rappresentato dallo stadio, ha di fatto creato una sorta di accerchiamento per l’amministrazione alle prese con tutti i problemi lasciatele in eredità dall’ex giunta (di cui peraltro Funaro è stata per un decennio parte importante e in un certo senso erede) dimostrando la sua importanza per l’ottenimento o meno della fiducia degli amministrati. Senza contare che battaglie come la lotta contro il proliferare degli Airb&b e degli affitti brevi rischiano di essere annacquate non tanto dalle iniziative governative di stampo contrario, quanto dalla limitatezza delle misure stesse, mentre si vede una presa di posizione importante come il superamento limite dell’area Unesco per l’apposizione di pannelli solari per l’energia sostenibile, rimane solo argomento di dibattiti teorici in ambiti orientati, senza divenire davvero oggetto di pubblico confronto.

Mentre si stanno scrivendo queste righe, a Villa Petraia ha preso il via l’incontro europeo per celebrare i 25 anni della firma della Carta Europea del Paesaggio, che è stata firmata proprio a Firenze il 20 ottobre 2000.La Convezione, come ricorda il coordinatore della delegazione toscana della Fondazione Italiana Bioarchitettura, l’architetto Alberto di Cintio, “riguarda tutti i paesaggi, compresi quelli ordinari che hanno un ruolo rilevante per la qualità della vita degli abitanti. Il Paesaggio è tutto ciò che ci circonda, è tutto quello che costituisce il nostro Ambiente di vita e che influenza il nostro benessere. Coerente con questo approccio, il ripetuto richiamo della Carta di Firenze sul Paesaggio, alla partecipazione degli abitanti alle scelte che riguardano le sue trasformazioni”.  Qualcuno cantava che partecipazione è libertà. Senz’altro è democrazia.

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